Savoia: “La nuova emigrazione italiana in Spagna è costituita essenzialmente da giovani”

Franco Savoia, presidente dell'Associazione Pugliesi in Spagna
Il presidente dell’Associazione Pugliesi in Spagna spiega le caratteristiche della nostra comunità e illustra l’atteggiamento degli spagnoli nei confronti dell’italiano. L’inserimento delle seconde e terze generazioni. Le iniziative dell’Associazione

MADRID – “Associazioni Italo-spagnole orientate a riunire gli italiani a prescindere dalle regioni di origine, non ve ne sono. Perché? Probabilmente perché le difficoltà che si riscontrano nel costituire e portare avanti le regionali sarebbero ingigantite. In passato ho partecipato a iniziative a livello nazionale, purtroppo fallite miseramente”. Parla con rammarico, scandendo le parole. Franco Savoia, da circa trent’anni nel Paese, è il presidente dell’Associazione Pugliese in Spagna. Lo incontriamo in un bar, in una stradina  dietro l’ “Hospital Niño Jesús” poco lontana dall’esuberante “Parque el Retiro”, che oggi ospita la “Feria del Libro de Madrid”. Conversiamo sorseggiando un caffè all’ “italiana”.

– Quanto pesa su queste iniziative la vicinanza con l’Italia? Quali sono, a suo avviso, le caratteristiche della nostra comunità?

– Molto – ci dice, – pesa molto. La presenza degli italiani in Spagna, negli ultimi 10, 15 anni – aggiunge – è cresciuta vertiginosamente. Negli ultimi 3 o 4 anni, poi, ancor di più. La nuova emigrazione è costituita essenzialmente da giovani. Questi si dividono in due categorie. C’è chi viene già con un lavoro, magari come manager di qualche grossa azienda. Per loro vivere a Madrid è come vivere a Genova o a Bari, a Bologna o a Palermo. Non si considerano emigranti. E c’è, invece, chi arriva in Spagna senza un impiego. Sono giovani disposti a fare anche lavori umili. Si impiegano, ad esempio, come camerieri o cuochi. Spesso non sono del “settore” ma si reinventano.

Aggiunge, nel tratteggiare i chiaroscuri della nostra Collettività in Spagna, che i “connazionali che arrivarono trent’anni fa, lo fecero già con un posto di lavoro.”

– Ad esempio – prosegue, – come docenti nella Scuola Italiana, impiegati presso le multinazionali o comunque grosse aziende italiane, o funzionari di istituzioni pubbliche presenti in Spagna. Presi dal lavoro, entusiasmati da questa loro nuova esperienza lavorativa, non sentivano il bisogno di unirsi, di fare gruppo.

– Come fu l’accoglienza trent’anni fa e come lo è oggi? Ci si integra facilmente nel tessuto sociale del Paese?

– Posso affermare senza timore a sbagliare che in generale l’accoglienza in passato fu ottima, assai positiva – commenta senza indugi -. Io stesso sono stato accolto molto bene, a volte con entusiasmo. E, dal quel che ho potuto osservare, anche oggi i giovani che decidono di venire in Spagna sono ricevuti con simpatia. Certo, a volte si nota un atteggiamento di diffidenza, che comunque gli spagnoli riescono a celare diplomaticamente. Ma è un comportamento legato alla presenza di connazionali, assai pochi fortunatamente, legati agli ambienti malavitosi, appartenenti a organizzazioni criminali in Italia. Grazie al cielo, ripeto, sono molto ma molto pochi.

– Come è nata l’associazione pugliese che oggi presiede?

Dare al Cesare quel che è del Cesare. E’ quello che fa immediatamente Savoia:

– Innanzitutto devo dire che il merito è tutto del primo presidente, Massimo Salerno. Ne fu lui il promotore. Gli venne l’idea dieci anni fa. Fu assecondato da 4 o 5 amici entusiasti dell’iniziativa. 

Ci dice che stando ai dati del Consolato messi a disposizione dell’Associazione, dati che corrispondono poi alle cifre relative all’Aire, i pugliesi in Spagna sarebbero 6 mila 300. Ma a questi, sottolinea immediatamente, è necessario sommare quelli residenti nel Paese e non iscritti all’anagrafe consolare.

– Così – precisa – i pugliesi in Spagna potrebbero essere tra i 12 e i 13 mila. Ma torniamo alle cifre ufficiali. Gli oriundi di Bari e Lecce sono i più numerosi.

– E i figli degli italiani residenti in Spagna, le seconde e terze generazioni, come vivono questa loro realtà… Come si inseriscono nel tessuto sociale spagnolo e come si relazionano con l’Italia?

– Non hanno nessun problema – spiega -. Quelli nati nel Paese sono perfettamente integrati nel tessuto sociale spagnolo. Quelli invece arrivati ancora bambini, quando avevano 6, 7 10 anni, si sono adattati. D’altronde gli spagnoli ci vedono con simpatia.

E le difficoltà che deve affrontare la Collettività? Su questo argomento, Savoia è assai critico. Spiega che esistono organismi che si preoccupano degli italiani in difficoltà, come ad esempio la Società Italiana di Beneficenza che realizza un eccellente lavoro. Ma condanna l’individualismo, che caratterizza gli italiani in Spagna.

– Il connazionale non sente la necessità di unirsi, di creare gruppi di pressione… lobby – afferma -.Ci si riunisce solo per la solita cena del mese tra amici. E poi, quelli che hanno più bisogno di aiuto, della solidarietà della comunità sono proprio quelli, ad esempio, che non si sono iscritti all’Aire. Ignorano che potrebbero ricevere aiuti dal nostro Consolato o dall’Associazione Italiana di Beneficenza. Le associazioni, il Comites cercano di spiegare e far capire ai cittadini proprio questo: l’esistenza di istituzioni pronte a dare una mano. Fortunatamente, comunque, i casi sono pochi.

E ora, senza volerlo, tocchiamo un tasto dolente: la relazione dell’Associazione Pugliese in Spagna con la propria Regione.

– Posso dire che mi sento abbandonato dalla mia Regione? – ci dice -. Fino a qualche anno fa, la Regione ci sosteneva con qualche sovvenzione. Poca cosa, ma comunque per noi assai importante. Poi, non si sa perché, ci è stata tolta. Ma non solo manca l’aiuto finanziario, al quale possiamo far fronte in altro modo; manca proprio il dialogo.

Racconta che l’ultima volta che la Regione ha aiutato l’Associazione è stato contribuendo alla realizzazione di una manifestazione presso l’Hotel Ritz di Madrid; una manifestazione riuscitissima, ci dice, “per presentare i prodotti pugliesi”.

– Fu una cena alla quale assistettero ben 300 persone – precisa -. Allora c’era ancora l’amministrazione precedente. Quella attuale la sentiamo un poco assente. I nostri eventi, che celebriamo nei magnifici saloni de Consolato di Madrid, sono spesso una simpatica competenza tra la cucina spagnola e quella italiana. Colgo l’occasione che offre la “Voce” per ringraziare la nostra Console Gilda Santangelo.

Sono gare per modo di dire, poiché, alla fine, tutto si risolve con una vittoria “ex equo”. Ma questi eventi sono una occasione per stare insieme. In tutte le manifestazioni, spiega Savoia, hanno assistito giornalisti, scrittori, personalità. E tutto viene organizzato con le poche risorse dell’Associazione e grazie agli sponsor locali e alle imprese pugliesi. Per quel che riguarda le future iniziative dell’Associazione, ci dice:

– Per il momento stiamo partecipando a “Passione Italia”, grazie al Comites che ci ha ceduto uno spazio nel suo stand. Ciò ci permetterà di far conoscere ancor di più la nostra associazione. Stiamo inoltre organizzando una manifestazione per celebrare i 10 anni dell’Associazione.  Dobbiamo ancora  definire il programma. E’ poi nostra consuetudine celebrare, San Martino. E quest’anno non sarà l’eccezione. Festeggeremo San Martino con castagne e vino; vino naturalmente pugliese. 

– Mi pare di capire che sono tutte iniziative autofinanziate. 

– Finanziate da noi, come Associazione, e dagli sponsor che ci accompagnano – precisa -.Si tratta di industrie già presenti nel mercato spagnolo o che desiderano farsi conoscere.

Dopo aver assicurato che le relazioni con le altre associazioni sono ottime, conclude: 

– Il 9 giugno a Milano, organizzata dalla Regione Puglia, si celebrerà la riunione del Consiglio Generale dei Pugliesi nel Mondo, sezione Europa. Questo incontro avverrà alla presenza del presidente della Regione, Michele Emiliano. Anche la nostra Associazione sarà presente. Avrà quindi modo di parlare personalmente con il presidente della Regione. Potrò esporre le nostre necessità, i nostri desideri e quindi sperare che da questo incontro possa nascere qualcosa di positivo. Sarà comunque una iniziativa in più alla quale l’associazione parteciperà. Ci permetterà una maggiore visibilità.

Mauro Bafile