Preoccupazione Aquarius, viaggio per Valencia non sicuro

Il salvataggio (il 10 giugno) di alcuni migranti trasferiti poi sulla nave Aquarius.
Il salvataggio (il 10 giugno) di alcuni migranti trasferiti poi sulla nave Aquarius. EPA/Kenny Karpov

ROMA. – “Hai presente un’ambulanza che fa un soccorso e poi quando si trova sulla tangenziale gli viene detto di fermarsi perché non si sa dove portare i pazienti? Ecco, ci sentiamo così”.

Alessandro Porro, alla terza missione con Sos Mediterranee, risponde al telefono con la voce calma anche se, vista dal mare, la situazione a bordo dell’Aquarius è tutt’altro che risolta: la nave continua a oscillare da est ad ovest a due nodi l’ora in un limbo tra l’Italia e Malta, Roma non ha ancora dato all’equipaggio una comunicazione ufficiale su dove andare e Valencia, che dista 4 giorni di viaggio, non è certo la soluzione ideale per 629 persone che sono in mare da giorni, esauste ed impaurite.

E la conferma arriva in serata quando Anelise Borges, la giornalista di Euronews a bordo della nave, twitta tutte le preoccupazioni dell’equipaggio. “Allo stato attuale Aquarius non può andare in Spagna. Non è sicuro – dicono i membri del team di Sos Mediterranee – per la nave, per l’equipaggio e per le persone soccorse. Inoltre il tempo sta peggiorando, sarebbe un rischio per tutti”.

Eppure la mattina a bordo era cominciata con il canto di speranza delle donne che ringraziavano il signore per aver loro salvato la vita. Una nenia lenta e continua nonostante il sole. “Ho visto dove sono le donne – ha scritto su Twitter Anelis Borges, giornalista di Euronews che è a bordo della nave – fa un caldo insopportabile ma almeno sono all’ombra”.

In tanti, invece, hanno dormito per buona parte della giornata, stesi sul ponte di coperta dove i volontari di Sos Mediterranee e Msf hanno messo i giubbotti salvagente più vecchi per creare una sorta di materasso e tenerli così lontano dall’acciaio rovente. Uomini, donne e bambini che hanno già dovuto subire violenze ripetute in Libia.

“E’ certo che hanno avuto poco o nessun accesso alle cure mediche durante la loro detenzione” sottolinea il medico di Msf a bordo, David Beversluis, ricordando che per molti di loro presentano “ustioni provocate dalla miscela di benzina e acqua di mare”. Fortunatamente nessuno di loro, al momento, necessita di un’evacuazione medica ma è evidente che, dice chiaro Msf, serve con “urgenza una rapida soluzione”: “la situazione al momento è stabile ma gli inutili ritardi stanno mettendo a rischio le persone vulnerabili”.

Vale a dire 88 donne, di cui 7 incinte, e 123 minori, di cui 11 ragazzini. E’ probabile che molti di loro vengano alla fine fatti approdare in Italia, ma al momento restano ancora a bordo. E la tensione sale, come dimostra quel che è accaduto nel pomeriggio, quando i migranti hanno cominciato a chiedere spiegazioni su quale fosse la destinazione finale visto che era ormai evidente a tutti che la nave girava in tondo: uno di loro, un uomo, ha tentato di buttarsi in acqua, per timore che lo volessero riportare in Libia.

Su questo, almeno su questo, i volontari delle Ong hanno potuto dare rassicurazioni “non tornerete mai indietro, state tranquilli”. L’unica buona notizia a bordo della nave è arrivata nel tardo pomeriggio: “una nave maltese – racconta ancora Porro – si sta avvicinando con cibo e acqua”. Ha lasciato a bordo scatole di spaghetti, biscotti e 950 bottiglie di acqua. “Ma questo non risolve il problema – continua il volontario – Valencia dista 700 miglia il che vuol dire che, alla nostra velocità, impiegheremo 3-4 giorni per arrivare, ci troveremmo in una situazione difficile. Inoltre, stando al diritto internazionale, Valencia non è il porto sicuro più vicino”.

E quindi? “E quindi chi ha ingaggiato il braccio di ferro la smetta”. Al momento non è così. E l’Aquarius naviga ancora a 2 nodi nel mare di nessuno. Con il suo carico di disperati. “E’ la politica che sbaglia – è ancora Porro – Vogliamo ringraziare la Marina Militare e la Guardia Costiera che hanno operato con noi sabato. Perché tra gente che sta in mare ci si capisce: abbiamo tutti lo stesso obiettivo, salvare vite umane”.

(di Matteo Guidelli/ANSA)