Luis Mendoza Benedetto, la leggenda del calcio venezuelano

Luis Mendoza nella sua stanza dei trofei
Luis Mendoza nella sua stanza dei trofei

CARACAS – Se parliamo di calcio venezuelano i primi nomi che saltano in mente ai tifosi sono Wuilker Fariñez, Salomón Rondón, Tomás Rincón, Gabriel Cichero. Ma prima di loro ci sono stati campioni come l’italo-venezuelano Luis Mendoza Benedetto (72 anni), considerato dagli esperti in materia il miglior calciatore di tutti i tempi. Grazie alle sue abilità con la palla al piede si é guadagnato il soprannome di “leggenda”.

L’ex calciatore di origine italiana, di ruolo centrocampista, é nato a Caracas il 21 giugno del 1945. “Mendocita” ha fatto il suo esordio in Primera División nel ’60 quando aveva 15 anni con la maglia del  Banco Agrícola y Pecuario. Il calciatore di origine calabrese (Biagio, suo nonno materno era di Scalea, in provincia di Cosenza) ha il record di essere il giocatore più giovane ad aver esordito nella massima serie del campionato di calcio venezuelano.

“Quando avevo quattro anni ero la mascotte dell’Unión Fútbol Club. Poi, i miei genitori mi hanno iscritto nel Colegio Dos caminos, nota per la scuola calcio, allora il direttore era Julio Bustamante (anni dopo sarebbe diventato presidente del Comité Olímpico Venezuelano. Ndr)”. – ci racconta Luis Mendoza Benedetto, aggiungendo – “Lí ho avuto come compagni di squadra il portiere Luis González, Papita Stember, Landaeta. L’allenatore di quella squadra era mio papá, Luis Alejo”.

Quando aveva 10 anni, si trsferisce con la famiglia in Italia. Dove gioca a calcio ma solo a livello dilettantistico. “Non potevo giocare con le giovanili di nessuna squadra per una regola che non permetteva l’utilizzo di giocatori stranieri. Ma comunque io giocavo le partitelle con gli amici dove c’erano persone di tutte le età e questo mi ha aiutato tantissimo nella mia preparazione come calciatore” – ci confessa Mendocita, aggiungendo: “La mia prima squadra del cuore é stata il Genoa, che rappresentava la città dove ci eravamo stabiliti. Poi mio papá si trasferisce a Parma per studiare Economia, ma andavavamo spesso a Torino per vedere alla Juventus di Omar Sivori e lì è cambiato il mio amore. La vecchia signora aveva gli stessi colori del Dos Caminos”.

Luis Mendoza (D) e Freddy Ellie (S) prima di una gara di Coppa Libertadores tra Deportivo Italia e Deportivo Galicia. Foto Conmebol

Poi, nel 1959, il ritorno in Venezuela. Un giorno mentre giocava una partitella in un campetto di calcio che c’era nell’avenida San Martín viene notato dall’uruguaiano Indio Clemente Ortega che a quei tempi allenava il Banco Agrícola y Pecuario. “Mi chiese se volevo giocare nella Liga Mayor. Io avviamente risposi di sì, ma ero ancora minorenne. Con questa squadra ho iniziato a farmi le ossa nel mondo del calcio. Qui ho avuto la fortuna di avere come compagno di squadra  un fenomeno come Alí ‘El cholito’ Tovar. Lui  era un grande del calcio venezuelano durante la denominata Pequeña Copa del Mundo sfidó gli spagnoli del Valencia, il Benfica ed il San Paolo”.

Grazie al suo talento, in un periodo in cui le società creole avevano molti stranieri, riesce a ritagliarsi uno spazio in tutte le squadra in cui ha giocato. “In carriera ho giocato con Central Maiderense, Santo Tomas de Aquino, Deportivo Italia, Deportivo Galicia, Portuguesa, Estudiantes de Mérida e Caracas. Con gli azzurri, io ero il capitano, ma avevo 16 compagni di squadra brasiliani, due italiani e solo due venezuelani. Grazie al carattere con cui difendevo sempre i diritti e i calciatori locali, mi sono guadagnato il ruolo di leader dentro lo spogliatoio. Ma al principio non é stato facile, ho avuto problemi con i brasiliani, mi sono letteralmente preso a pugni con loro negli spogliatoi. Io giocavo in Venezuela, però lo straniero ero io: arbitri, compagni di squadra e pubblico erano stranieri”.

L’esperieza di Mendoza Benedetto con il Deportivo Italia dura 8 anni durante i quali disputa 4 edizioni della Coppa Libertadores. A questo vanno aggiunte le amichevoli di lusso che ha disputato con formazioni europee del calibro di Partizan di Belgrado, Dinamo Mosca, Peñarol, Boca Juniors, River Plate, Sporting Lisbona, Milan e Pescara.

“Ricordo che con la squadra portoghese perdevamo 0-3 ed abbiamo rimontato la partita vincendola in maniera spettacolare con il punteggio di 4-3. Con il Milan abbiamo pareggiato 0-0. I rossoneri allora erano allenati da Nereo Rocco ed era capitanata da Cesare Maldini, che si stava ritirando. Con il Pescara ricordo che c’era l’italo-venezuelano Bruno Nobili. Il dato curioso della sfida con il Peñarol é che questa sfida l’abbiamo disputata nello stadio Universitario, quello di baseball. Mentre con la Dinamo Mosca c’era lo storico Lev Yashin, il famoso ragno nero. Con i moscoviti abbiamo pareggiato 0-0 sul campo dello stadio Olimpico. In questo periodo ho avuto la fortuna di conoscere dirigenti del calibro di Mino D’Ambrosio, Silvio Capelletto, Alberto Pizzi ed Herminio Straccioli”.

Nel 1970, Mendocita si trasferisce al Deportivo Galicia con cui vince il campionato e si qualifica per la Coppa Libertadores. A metá del 1971, viene acquistato dall’Estudiantes de Mérida con cui vince la Coppa Venezuela. Nel 1973, inizia la sua vventura con il Deportivo Portugués vincendo lo scudetto nel 1973 e qualificandosi per la Libertadores. Nella stagione successiva chiude al secondo posto qualificandosi per la massima competizione continentale per club. Nel ’75 torna al Galicia con cui chiude al secondo posto e qualificandosi per l’ennesima volta alla Libertadores. Nel 1980, decide di appendere gli scarpini al chiodo a livello professionistico.

In carriera ha avuto la possibilità di sfidare campioni del calibro di Alfredo Di Stefano, Lev Yashin, “Indio” Ortega, “Cholo” Tovar, Carlos Eduardo Gómez e tanti altri. Senza dimenticare gli italo-venezuelani Agusto Nitti e Vito Fassano, con quest’ultimo ha anche un vincolo che va più in lá di una semplice amicizia: suo figlio è sposato con una figlia dell’ex portiere

Con la casacca della nazionale fa il suo esordio a 16 anni e disputa 55 gare e segna 12 reti. Durante l’esperienza con la maglia più ambita ha partecipato a 3 qualificazioni verso il mondiale (Inghilterra ’66, Messico ’70 e Germania ’74) e 3 volte alla Coppa America. “Ho fatto il mio esordio con la vinotinto a 16 anni nei Juegos Bolivarianos di Barranquilla dove abbiamo vinto la medaglia di bronzo. Giocare con la nazionale é una cosa indescrivibile: ti tremano le gambe quando ascolti l’inno nazionale. Ma se poi ti accorgi che solo cinque compagni di squadra lo cantano a memoria, ti riempi di rabbia”.

L’italo-venezuelano Mendoza Benedetto dà lezioni di calcio ad alcuni ragazzini ad Acarigua.

Molti dei tifosi della Vinotinto sicuramente si ricorderanno del gol segnato da metà campo contro la Colombia il 3 agosto 1969 sul campo dello stadio Olímpico. “Ci fu una rimessa laterale ad inizio del secondo tempo. Mota mi passò la palla ed io vidi il portiere Largacha fuori dai pali ed ho tentato il tiro riuscendo a batterlo”.

Il 12 ottobre del 1977 lo stadio Olímpico fece da cornice ad una gara inedita: Resto d’America contro Real Madrid. “Fu una cosa spettacolare. Lo stadio era strapieno e la televisione venezuelana fece vedere agli spettatori una gara senza precedenti dove c’erano un sacco di campioni della palla a scacchi”.

Luis Mendoza Benedetto era nello staff tecnico della nazionale che ha partecipato ai giochi olimpici di Mosca del 1980. Nel girone del torneo preolimpico gioca contro Argentina, Bolivia, Brasile, Colombia, Cile e Perù.

La vinotinto strappa 2 vittorie (contro Colombia e Bolivia) e un pareggio (contro il Cile) e si piazza al quarto posto con 5 punti in classifica. Sarebbe eliminazione (poiché il Sudamerica ha diritto a 2 soli posti), ma l’Argentina, vincitrice del “Pre-Olimpico”, aderisce al boicottaggio contro l’URSS. In sostituzione della nazionale albiceleste viene ripescato proprio il Venezuela, che parte così inaspettatamente per Mosca.

“In quei giorni la stampa venezuelana parlava del boicotaggio che promuovevano verso i Giochi Olimpici gli Stati Uniti. Era una notizia in più e per il mondo del calcio uguale. Io ricordo che stavo bevendo un caffé insieme a Manuel Plasencia (allenatore di quella nazionale, N.D.R.) ricordo che su un fazzoletto di carta abbiamo iniziato a scrivere alcuni nomi in caso di ripescaggio”.

Pelé e Mendoza prima di una gara tra Brasile e Venezuela

Inserito nel gruppo A del torneo olimpico di calcio, contro URSS, Cuba e Zambia, perde contro le prime due, ma batte 2-1 gli africani. Il successo vale il terzo posto in classifica, con 2 punti, ma non basta ad accedere ai quarti.

“E’ stata un’esperienza bellissima. Abbiamo fatto bella figura giocando con grandi squadre che avevano più esperienza di noi. Contro lo Zambia abbiamo vinto, ma sfortunatamente questo risultato non ci é servito per continuare a vivere questa esperienza”.

Il 20 luglio del 1980, davanti a piú di 80 mila persone la nazionale venezuelana di calcio fa il suo esordio in un torneo olimpico: per la cronaca la vinotinto fu battuta per 4-0 dalla Russia

“Fu una cosa impresionante giocare in uno stadio cosí grande e pieno di tifosi. Ma noi non ci siamo spaventati. Noi venezuelani abbiamo la nostra personalità e non ci spaventiamo davanti a queste situazioni”.

Mendoza insieme al suo amico Maradona durante la Coppa America 2007.

Nel giugno del 1981, Mendocita,  assume la guida della Vinotinto maggiore, diventando il primo creolo che occupa questo incarico. Con lui, la nazionale disputa quattro amichevoli: Peñarol (0-0 il 29 maggio 1981), Valencia (ko 1-4), Sporting Lisbona (vittoria 1-0 il 5 giugno 1981) e la Spagna (ko 0-2 sul campo dello stadio Olimpico della UCV il 28 giugno 1981).

Nel 1983, Luis Mendoza Benedetto vola in Italia per studiare a Coverciano, in quella che lui definisce l’Università del Calcio.

“Anche questa fu un’esperienza bellissima, avevo come compagni Fabio Capello, Francesco Rocca, Claudio Sala e Romeo Benetti. Oltre ai brasiliani Angelo Benedicto Sormani e Amarildo Tabares da Silveira. Ho avuto come professori Enzo Bearzot e Giovanni Trapattoni”.

Il 30 marzo del 1986, si scrive una pagina storica per il calcio venezuelano, quel giorno sul campo dello stadio Nacional Brigido Iriarte Luis Mendoza gioca insieme a suo figlio Luis Alfredo. Allora, il calciatore italo-venezuelano, aveva 41 anni e allenava il Caracas. Per la cronaca quella gara fu vinta per 4-0 dal Caracas contro i Mineros.

Mendocita con la fascia da capitano prima di una partitella con gli amici

Questa fu la prima di tre partite disputate da padre e figlio, tutte si sono giocate sul campo dello stadio del rione El Paraiso.

Ai suoi 71 anni “Mendocita”, ogni volta che può, s’infila pantaloncini corti e maglietta e gioca le cosiddette “caimaneras” con gli amici.

(di Fioravante De Simone)