Alessio Aversa: la situazione venezuelana mi è rimasta nel cuore

Alessio Aversa
Alessio Aversa

di Mariza Bafile

Da Rai International a Rai Italia. Dopo una pausa di due anni, e dopo aver realizzato produzioni importanti come Radici, Italiani/Italianos, e altre, Rai International è rinata con il nome Rai Italia e Communityè stato il programma con cui ha ricucito un rapporto importante con gli italiani all’estero.

Il team di Communityha dato spazio a personalità di rilievo, raccontando la storia di italiani che si distinguono all’estero in ogni campo, e si è occupato delle richieste che arrivavano direttamente dalle comunità. Per dare risposte esaurienti e precise spesso sono stati invitati in studio parlamentari, politici, e responsabili di enti italiani, come l’INPS.

Per quanto riguarda la collettività italiana del Venezuela, Communityha seguito da vicino e con gran sensibilità le vicende, difficili a volte drammatiche, che hanno affrontato e affrontano giorno dopo giorno i nostri connazionali.

Tra i maggiori artefici di Communityc’è senz’altro Alessio Aversa, giornalista, autore dei testi di varie trasmissioni, molte delle quali dedicate al Venezuela.

Laureato in Scienze politiche Relazioni Internazionali alla Sapienza di Roma e giornalista professionista dal 2010, dai suoi programmi emerge una vera passione per gli italiani all’estero.

 

In quale momento e per quale ragione hai iniziato a interessarti di italiani all’estero?

Dopo la laurea ho fatto cinque stage, due dedicati esclusivamente alle tematiche degli italiani all’estero (Rai International e Rai Corporation a New York) un terzo al tg3 redazione esteri. Ho iniziato la mia strada in Rai come collaboratore ai testi e poi autore in molti programmi sui principali canali nazionali (Rai1, Rai2, Rai3, RaiSport) quando sono finito nella nuova Rai Italia non posso negare di essermi sentito subito a casa. Da parte mia non c’è stato un vero ‘inizio’ quanto un interessamento costante ai nostri connazionali che in un modo o nell’altro si fanno sentire, e aggiungo, fanno bene.

 

Dopo un paio di anni in cui Rai International ha sospeso le produzioni per l’estero, Community è stato il programma pensato appositamente per i connazionali all’estero e trasmesso da Rai Italia. Siete oggi alla quinta edizione… è possibile fare un bilancio?

Il bilancio è assolutamente positivo, da quando Rai Italia ha ripreso le produzioni sono stati fatti molti sforzi per dare voce ai tanti italiani che abitano fuori dai confini, abbiamo raggiunto con Community quasi le 1000 puntate, ma ci sono state anche altre produzioni: Italian Beauty, La Giostra dei goal, Pronto Francesca, Campus Italia. Questo per evidenziare che gli sforzi sono stati tanti a favore della comunità italiana all’estero. Cito anche altri programmi perché la rete non è stata solo un ‘freddo contenitore’ di trasmissioni prese dalle reti principali. La volontà o il messaggio è stato quello di far sapere che esistono più squadre dedicate solo a voi, non ci siamo dimenticati degli expat, e soprattutto che siamo sempre aperti alle istanze di chi vive fuori Patria.

 

Gli argomenti che trattate a Community offrono un quadro molto ampio di temi: per quanto riguarda quelli di stretto interesse per il pubblico di Rai Italia, quali sono le richieste, le esigenze che manifestano i telespettatori e quali sono le differenze tra le varie aree del mondo?

Su questo bisogna fare i complimenti, visto che lavorano minuziosamente come gli antichi mandarini cinesi, agli autori di questi ultimi 5 anni, nessuno escluso. Hanno raccolto richieste d’aiuto di ogni genere, dall’italiano in difficoltà nel pagamento delle tasse, ai problemi sull’accreditamento della pensione passando per le informazioni sull’affidamento di minori in caso di divorzi tra persone di nazionalità diversa. Molti sfoghi, non ho timore a ricordarli perché tanti erano ragionevoli. Chi si è occupato nello specifico della rubrica di servizio ‘Infocommunity’ ha provato a rispondere alle tante mail, lettere e messaggi, la sua speranza, condivisa con tutto il gruppo di lavoro è quella di non aver lasciato indietro nessuno. Grande spazio è stato dato anche alle borse di studio, ai soggiorni per gli oriundi messi a disposizione dalle Regioni e dalle Associazioni. Per quanto riguarda le differenze delle varie comunità a seconda dei continenti, in linea generale, non ne ho notate di rilevanti…

 

Sappiamo che avete dedicato ampio spazio alla realtà del Venezuela. Come avete trattato un tema tanto delicato e quali sono stati i vostri interlocutori?

Sì, ci siamo occupati di Venezuela, e personalmente penso di non averne parlato abbastanza vista la situazione. E’ una mia valutazione personale che, giustamente ha dovuto fare i conti con le esigenze di Rete e delle tante comunità. Insomma, abbiamo dovuto trattare e considerare italiani presenti in un intero pianeta ma la situazione venezuelana mi è rimasta nel cuore proprio per le testimonianze che ho sentito in studio. Abbiamo fatto più di tre speciali solo quest’ anno con dirigenti e funzionari del Ministero degli Affari Esteri, compreso il Ministro plenipotenziario Luigi Maria Vignali, subito dopo la sua missione in Venezuela. Anche il Senatore Riccardo Merlo del Maie oggi sottosegretario, è stato con noi per toccare l’argomento così come il Presidente della Camera di Commercio Italo Venezuelana, poi, in collaborazione con la Stampa Estera abbiamo ricordato gli avvenimenti con giornalisti venezuelani che a Roma sono corrispondenti, e con giornalisti italo-venezuelani in collegamento skype che hanno dimostrato, tra l’altro, grande coraggio. In studio come ‘uditore’, è stato nostro ospite anche un giovane medico di Caracas, le sue parole sulla mancanza di rifornimenti di medicinali di base ancora le ho stampate nella mente mentre un altro ospite, un italiano che vive in Venezuela da anni, è stato intervisto in studio e, considerate le informazioni che ha dato, abbiamo doverosamente tutelato la sua persona non rivelando l’identità e tantomeno il volto. La sua testimonianza è stata straziante, considerato anche che è uno dei tanti italiani che lotta contro il governo venezuelano per difendere questo Paese che ora è anche suo.

Alessio Aversa con Don Luigi Ciotti
Alessio Aversa con Don Luigi Ciotti

Quali sono state le ripercussioni avute con questi programmi nel resto del mondo e quali le reazioni dei connazionali del Venezuela?

Personalmente sono in contatto costante attraverso i social network con alcuni venezuelani di sangue italiano che mi raccontano la situazione e il dramma che si sta vivendo. Impressionante sentire ancora parole come ‘Borsa nera’ per il latte o il pane. Peggio ancora sapere di pensioni che partono dagli uffici dell’Inps in Italia con un valore e che arrivano nelle case dei nostri connazionali in Venezuela ridotte in modo importante.Per tanti di loro, la pensione, ovviamente, è l’unico sostentamento.

Sappiamo che rappresentate un po’ il punto di riferimento per tanti italiani all’estero che vi scrivono anche per segnalare le problematiche delle rispettive comunità: di che tenore sono le richieste che arrivano in particolare dal Venezuela?

Questa è una bella domanda che accende un paradosso. Più un Paese è in difficoltà più le richieste non sono di natura burocratica. Dal Venezuela, per esempio, arrivano molte mail in cui ci chiedono semplicemente di non dimenticarci di loro, di continuare a parlare della situazione venezuelana e solo dopo si parla del problema relativo alla pensione. Prima viene lo sfogo, ho notato come la comunità italiana in Venezuela si muova come un gruppo, come si dovrebbe procedere quando in pericolo ci sono le persone prima di altro. Anche in questo caso, a queste grida più di attenzione che di aiuto, viene evidenziato il loro orgoglio di essere italiani, la dignità nel raccontare i sacrifici con cui hanno dato vita a imprese, realtà commerciali e culturali diventate eccellenze, e che continuano a difendere con amore e con una caparbietà tutta italiana. Ci sentiamo profondamente impotenti di fronte alle loro parole, e ciò che possiamo fare, è citare la comunità in Venezuela ad ogni occasione, anche solo per un saluto.

Per quanto riguarda invece la stampa italiana all’estero, in che modo interagite, che tipo di contatto/rapporto avete?

Nella seconda e terza edizione abbiamo avuto un rapporto costante con i direttori di tante testate all’estero. Non posso citarli tutti perché abbiamo toccato tante realtà, una a settimana. Era una rubrica che funzionava ed eravamo molto orgogliosi di questo ‘filo rosso’ che ci legava, anche perché quello che non sapevamo da Roma lo venivamo a sapere direttamente dai colleghi sul posto. Inoltre, nel nostro Notiziario settimanale, molte notizie sono state attinte proprio da queste testate, notizie preziose per raccontare ancora meglio, la realtà degli italiani nel mondo. Penso che non si possa fare un programma per chi vive all’estero se non si consultano quotidianamente proprio queste testate e le Agenzie specializzate: sono la nostra fonte principale.

Tra le tante interviste realizzate nel corso di questi anni, mi vorrei soffermare su una in particolare: quella con Luciana Alpi, la mamma di Ilaria, la giornalista uccisa in Somalia, scomparsa recentemente senza poter conoscere la verità: che ricordi hai di quel momento?

Non so che dire… già l’anno scorso non era in forma, ricordo una grande stanchezza negli occhi prima ancora che nel fisico. Devo ringraziare Fabrizio Feo del Tg3 che si è impegnato molto per aiutarci. Il mio ricordo? In sala ospiti andai a salutarla prima della registrazione e lei mi consegnò l’ultimo libro “Esecuzione con depistaggi di Stato”. Parlammo delle indagini e lei chiuse il discorso con questa frase ‘Possono fare quello che vogliono… io la verità prima o poi la conoscerò…’ per quanto mi riguarda ora conosce i fatti.

Community andrà in onda fino al 6 luglio, poi, quali saranno i tuoi progetti?

Sono a disposizione del nuovo management.