Timori produzione, petrolio vola oltre 75 dollari

Pozzi di petrolio in fiamme in Libia.
L'Onu: 'Unificarne la gestione per non disperdere la ricchezza'. (AP Photo/Nabil al-Jurani, File)

ROMA. – Il petrolio a New York vola oltre i 75 dollari, segnando i massimi dal 2014 fra i timori per l’offerta di alcuni produttori chiave – dall’Iran alla Libia al Venezuela – e con il mercato che si sta riposizionando in vista dei dati sulle scorte Usa, giovedì. I futures a New York del greggio di qualità Wti con consegna ad agosto sono balzati fino all’1,7%, segnando un massimo a 75,27 dollari prima che le quotazioni si sgonfiassero a 73 dollari, in una seduta ad altissima volatilità.

A nulla è servito il pressing del presidente Trump, che vorrebbe arrivare alle elezioni di mid term a novembre con prezzi della benzina ‘calmierati’, sull’Arabia Saudita che oggi afferma di essere “pronta” a usare la sua capacità aggiuntiva per tenere a bada i prezzi, seguita dagli Emirati. Né gli sforzi dell’Opec in tandem con la Russia per aumentare le quote di produzione.

I mercati – spiega alla Bloomberg un analista di Mizuho Securities, Bob Yawger, anticipano dati “molto rialzisti” per giovedì, quando usciranno le scorte americane. In realtà molti investitori sentono puzza di bruciato sullo scacchiere mediorientale: da una parte le difficoltà della Libia in guerra civile, dove la compagnia petrolifera nazionale ha dichiarato ‘forza maggiore’ bloccando il pompaggio nei porti di Zueitina e Hariga, e di fatto chiudendo il rubinetto per 850.000 barili al giorno.

Dall’altra le difficoltà del Venezuela a far fronte alla domanda vista l’arretratezza dei suoi impianti. Come se non bastasse, piomba sui mercati la minaccia dell’Iran di rispondere duramente alle sanzioni statunitensi e alle pressioni su chi importa greggio da Tehran: “se riuscirai a tagliare le esportazioni di petrolio dall’Iran, vedrai le conseguenze”, avrebbe detto il presidente Hassan Rouhani in Svizzera.

Parole che rievocano le minacce ricorrenti nel passato da parte di Tehran – in risposta alle pressioni Usa – di chiudere lo stretto di Hormuz nel Golfo Persico, dove passano il 30% delle forniture globali di petrolio. Uno scenario, per quanto generico, di fronte al quale in molti sono corsi a comprare sul mercato: anche il Brent ha preso a correre volando fino a 78,55 dollari prima di frenare a ridosso dei 77 dollari.

Morgan Stanley ha appena alzato a 85 dollari la sua stima per il prezzo del greggio del Mare del Nord da qui al terzo trimestre 2019. Occhi puntati sulle scorte Usa, dunque: gli economisti si attendono che il Dipartimento dell’Energia giovedì annunci un calo di cinque milioni di barili la prossima settimana.

(di Domenico Conti/ANSA)