Vertice a Palazzo Chigi, Salvini punta sul documento di aiuti alla Libia

Il ministro Matteo Salvini (D) con il presidente del Consiglio dei Ministri  Giuseppe Conte, in aula del Senato
Il ministro Matteo Salvini (D) con il presidente del Consiglio dei Ministri  Giuseppe Conte, in aula del Senato. ANSA/ALESSANDRO DI MEO

ROMA. – A Innsbruck con una linea comune, con “una voce sola”. Il governo italiano cerca di smussare le divergenze emerse nelle ultime ore tra M5S e Lega sulle missioni internazionali – a partire da quella Sophia – e, in un vertice a Palazzo Chigi prepara il documento che il vicepremier Matteo Salvini porterà mercoledì alla riunione dei ministri dell’Interno nella città tirolese, il primo summit in assoluto sotto la presidenza austriaca.

Un summit al quale il governo italiano, rappresentato da Salvini, si recherà compatto su tre punti innanzitutto, il rafforzamento delle frontiere esterne, il “niet” ai movimenti secondari e un incremento degli aiuti alla Libia. Salvini si reca a Palazzo Chigi dopo aver visto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

“Un incontro utile, positivo e costruttivo, proiettato sul futuro”, sottolinea il vicepremier laddove anche dal Colle si parla di incontro cordiale sottolineando come, ad essere affrontati, siano stati i dossier immigrazione, quello libico, il tema della sicurezza e del terrorismo.

A Palazzo Chigi, con il premier Giuseppe Conte e Salvini, ci sono invece l’altro vicepremier Luigi Di Maio, il ministro del Tesoro Giovanni Tria e, il titolare della Difesa Elisabetta Trenta. E’ un vertice finalizzato, innanzitutto, a ridurre al minimo le divergenze interne al governo sui migranti. Una nuova riunione tecnica è prevista nella giornata di domani mentre un ultimo vertice, questa volta tra Conte e Salvini, ci sarà mercoledì, ovvero ad una manciata d’ore dall’arrivo del leader della Lega a Innsbruck.

In Austria l’obiettivo è arrivare con un documento comune, soprattutto dopo che la linea di Salvini sulle missioni internazionali – chiudere i porti alle navi che ne fanno porta – ha trovato ieri lo stop del ministero della Difesa. Anche se, in serata, fonti del Viminale sottolineano come non ci sia alcun contrasto tra Salvini e Trenta, definendo l’ipotesi una montatura. Dal vertice di Palazzo Chigi la strategia di Salvini esce in parte ammorbidita.

Serve un ripensamento sulle varie missioni europee, in particolare sulla parte che prevede che chi viene salvato sia portato automaticamente in Italia, è uno dei punti che, dopo il vertice, fonti di governo sottolineano non parlando di chiusura, nel breve periodo, dei porti alle navi delle missioni europee.

Poco prima è invece il ministro degli Esteri Enzo Moavero a frenare qualsiasi fuga in avanti. “Non ci sfiliamo dagli impegni internazionali, siamo pienamente dentro e non intendiamo muoverci al di fuori del quadro di diritto internazionale, quindi anche europeo”, sono le parole del titolare della Farnesina.

In questo quadro, hanno un certo peso le parole del presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajanio che invita l’Ue a spendere il miliardo di fondi per l’Africa a favore di Libia e Niger. A Innsbruck, però, Salvini forzerà su altri punti chiave come il “no” ai ricollocamenti – voluti dalla Germania – e l’impegno su quel potenziamento delle frontiere esterne che lascia ancora scettica la Francia.

Tutti punti sui quali il titolare del Viminale cercherà la sponda dei suoi “alleati”: il ministro dell’Interno tedesco Hors Seehofer e quello austriaco Heinz-Christian Strache, con cui il leader della Lega avrà un trilaterale ad hoc. La Libia, inoltre, resta uno dei dossier sui quali l’Italia vuole investire.

Nel governo resta alta la convinzione che solo aumentando il sostegno – tecnico, di uomini e finanziario – al governo di Fayez Serraj si possa porre un freno alla rotta dei migranti. E, al tempo stesso, nel governo non c’è alcuna intenzione di fare passi indietro sulla volontà di avere la leadership, in Ue, sul dossier libico.

(di Michele Esposito/ANSA)