Lotte clandestine e traffico cuccioli, allarme zoomafie

Un cucciolo di pitbull bianco tenuto in braccio da un poliziotto.
Rapporto 2018 della Lav, in aumento i reati contro gli animali

ROMA. – Maltrattati ma soprattutto sfruttati per alimentare il business della criminalità organizzata che si aggira intorno ai tre miliardi di euro all’anno. E’ l’allarme lanciato dalla Lega Antivivisezione (Lav) per gli illeciti contro gli animali aumentati nel 2017 del 3,74% (è invece calato del 10% il totale dei reati commessi in Italia) mantenendo intatta la loro pericolosità: dalle corse clandestine di cavalli al traffico di cuccioli – considerate tra le prime emergenze zoomafiose – dai combattimenti, alla “cupola del bestiame”, dalla macellazione clandestina alle sofisticazioni alimentari, pericolose quindi per le persone.

L’anno scorso sono aumentate le denunce (+3,74%) mentre gli indagati sono diminuiti dell’1,08%, ogni 55 minuti è stato aperto un nuovo fascicolo per reati contro gli animali e una persona è stata denunciata ogni 90 minuti, afferma il Rapporto Zoomafia 2018 “Crimini e animali”, redatto sui dati di 115 Procure Ordinarie e 25 Procure presso i Tribunali per i Minorenni (pari all’83% di tutte le Procure del Paese) da Ciro Troiano, criminologo e responsabile dell’Osservatorio Zoomafia della Lav, che per la 19/a edizione – presentata a Roma – ha avuto il patrocinio del Comando Generale dei Carabinieri e della Fondazione Antonino Caponnetto.

I combattimenti tra animali sono il “vero allarme, un vero affare per la criminalità – avverte il Rapporto – con migliaia di animali vittime ogni anno”, pieni di cicatrici o addirittura morti nelle lotte. Il Rapporto conferma “la capacità penetrante della criminalità organizzata in settori diversi” con gli animali come comune denominatore.

Dalle corse clandestine di cavalli al traffico di cani, dal bracconaggio all’uso intimidatorio, il malaffare è approdato nel mondo degli allevamenti, della macellazione clandestina anche di animali con patologie e della distribuzione della carne, un mondo identificato come la “Cupola del bestiame”. Ma esiste anche il “malandrinaggio di mare”, dalla pesca illegale al controllo di mercati ittici da parte di mafia e camorra. Dunque, è a tutti gli effetti una “criminalità di serie A”.

Preoccupa anche la zoocriminalità minorile, con bambini usati in attività illegali per sviluppare “un modello di vita basato sulla prevaricazione, l’aggressività sistematica, il disprezzo per le ragioni altrui”, spiega Troiano citando inquietanti casi di un gattino preso a calci come un pallone; un cigno preso a sassate da un gruppetto di ragazzi; un ragazzino che spara nel bosco con il fucile del padre.

Nella geografia dei reati, la Procura di Brescia si conferma quella con più procedimenti per reati contro gli animali nel 2017 – 527 con 387 indagati – con oltre la metà per crimini legati alla caccia. “È noto – sottolinea Troiano – che la provincia di Brescia rappresenta l’hotspot del bracconaggio più importante d’Italia”.

Ma per molti reati la punizione si limita ad una contravvenzione, quindi “occorre riformare e rafforzare la normativa, anche con la confisca di beni”, proprio come avviene per altri crimini, è l’opinione concorde degli addetti ai lavori e in parlamento ci sono già proposte di legge che potrebbero trovare un consenso bipartisan.

(di Stefania De Francesco/ANSA)