Governo Sanchez, tra il pareggio dei conti e la polemica sulla “manada”

Il pareggio dei conti pubblici è stato solo rimandato di una manciata di mesi. I necessari per non tradurre in disoccupazione una esigenza della Commissione Europea.

Una boccata d’ossigeno per la Spagna. L’appuntamento con il pareggio dei conti pubblici è stato solo rimandato di una manciata di mesi. I necessari per non tradurre in disoccupazione una esigenza della Commissione Europea. L’amministrazione Sánchez azzererà il deficit pubblico. O, almeno, ci proverà. Ma non nei tempi concertati dal presidente del Governo precedente. Ovvero, da Mariano Rajoy. 

La ministro delle Finanze, María Jesús Montero, in conferenza stampa al termine del Consiglio dei Ministri, ha spiegato ai giornalisti il programma tracciato di comune accordo con la Commissione Europea. Il ritorno all’equilibrio, quindi l’eliminazione dei conti in rosso, è stato spalmato in uno spazio di tempo considerato più consono con la realtà economica del Paese.

Il nuovo obiettivo, ora, prevede un deficit del 2,7 per cento del Prodotto Interno Lordo nell’anno in corso. Nel 2019, il deficit dovrà essere non superiore all’1,8 per cento. Il tetto stabilito per l’anno successivo è dell’1,1 per cento. E per il 2020, l’anticamera del pareggio, è dello 0,4 per cento. In altre parole, sarà permesso alla Spagna di rimandare di un anno l’aggiustamento di 6 miliardi di euro. In cambio, il Paese si compromette a reperire 4mila 850 milioni di dollari. E ciò sarà possibile solo attraverso provvedimenti di carattere strutturale. 

La ministro non ha nascosto che all’orizzonte ci saranno nuove tasse. Ma queste, ha assicurato, saranno mirate. Non colpiranno né i cittadini, né le piccole industrie ma le grandi società, i consorzi bancari e i consumatori di diesel ma non tutti. In studio, poi, ci sono interventi per ridurre la frode fiscale.

Ha assicurato che saranno provvedimenti che non freneranno la crescita, né il consumo e, tantomeno, il benessere della popolazione. Stando al ministro della Finanza, il piano precedente, approvato dall’amministrazione conservatrice del presidente Rajoy, avrebbe avuto ripercussioni sul Prodotto Interno Lordo. L’impatto, calcolato allora in mezzo punto, avrebbe avuto conseguenze negative sulla creazione di posti di lavoro. 

Disoccupazione e conti pubblici

La disoccupazione in Spagna continua ad essere motivo di preoccupazione. Alla fine del primo trimestre, secondo l’Istituto Nazionale di Statistiche, era salita al 16,74 per cento. Appena 20 centesimi di punto rispetto all’ultimo trimestre dell’anno precedente, è vero. Comunque indicativa di una tendenza che non pare retrocedere. 

L’equilibrio dei conti pubblici, stando agli esperti, è indispensabile. E’ un requisito essenziale se si vuole che il Paese non sia esposto, quando dovrà affrontare una prossima crisi. E, si sa, queste sono cicliche.

La ministro ha sostenuto che i nuovi obiettivi permetteranno dare un impulso all’agenda sociale. In altre parole, maggiori introiti e una maggiore spesa sociale. A dar manforte all’amministrazione Sánchez non c’è solo una economia che continua a dare segnali di solidità ma anche, anzi soprattutto, l’atteggiamento degli spagnoli nei confronti dell’Unione Europea. In Spagna non c’è alcun dibattito sulla permanenza nell’euro. Nessuno pone in dubbio l’importanza dell’Ue. D’altronde il presidente Mariano Rajoy, senza grosse proteste, era riuscito a far accettare la politica dell’austerity e il salvataggio internazionale delle banche oramai in default. 

Il dibattito economico, prima di un autunno che promette grosse polemiche e grandi difficoltà per il governo, si concentra su deficit e crescita. 

Il caso della “manada”

Nelle strade, però, l’argomento sul quale si concentra l’attenzione degli spagnoli è sempre lo stesso: la “manada”. Ovvero, la violenza subita nel 2016 da una giovane di 19 anni a Pamplona, durante i “sanfermines”. Immediatamente arrestati, cinque giovani tra i 27 e i 29 anni furono condannati non per violazione, nonostante le prove, ma per “abuso sessuale continuato”. Una condanna a 9 anni di carcere, quindi, e non a 20 come chiedeva l’accusa. Dopo due anni, gli accusati sono tornati in libertà, seppure condizionata.

Quindi, prima, la sentenza del giudice; poi, la scarcerazione degli implicati, tra cui una Guardia Civile. Un caso, quello della “manada” che ha colpito la sensibilità dello spagnolo. 

Negli ultimi giorni la polemica è stata alimentata dall’annuncio di un Progetto di Legge che ricalca, grosso modo, quello approvato in Svezia: si considera violazione qualunque relazione sessuale in cui non esista l’assenso previo. Ovvero, “no” è “no”. L’annuncio del Progetto di Legge, di cui non si conosce ancora il testo, è stato del vicepresidente del Governo e ministro dell’Uguaglianza, Carmen Calvo. 

Sull’argomento si sono pronunciati, e continueranno a farlo, giuristi di indiscusso prestigio. E il dibattito sicuramente proseguirà nelle prossime settimane.

Colpisce sia lo spirito del provvedimento annunciato dalla Vicepresidente sia che in un paese evoluto come la Spagna siano necessarie misure per arginare certi atteggiamenti “machistas” che si pensava fossero ormai superati. Il progetto di legge, infatti, più che a castigare le violenze subite dalle donne – già esiste un corpo legale “ad hoc” – pare orientato a limitare le interpretazioni dei giudici, come accaduto nella sentenza contro “la manada”. Quei giovani, dopo due anni di carcere, sono tornati in libertà. Condizionata, è vero, ma pur sempre in libertà. La vittima, invece, dovrà imparare a convivere con i propri fantasmi e il ricordo del tragico giorno in cui dei bastardi ubriachi non capirono che “no” è “no”.

Mauro Bafile