Nel governo aperta la partita dei conti sotto l’occhio del Colle

Manovra: Luigi Di Maio e Matteo Salvini si parlano dai banchi del governo.
Luigi Di Maio e Matteo Salvini si parlano dai banchi del governo. (ANSA)

ROMA. – Settembre crocevia per i conti italiani, per il rapporto con l’Ue e, soprattutto, per l’equilibrio fragile interno al governo. La pausa estiva sarà il tempo d’attesa per la sfida d’autunno tra il duo Luigi Di Maio-Matteo Salvini, fautori di misure popolari, populiste e elettorali e il “guardiano dei conti” Giovanni Tria, impegnato sin dai primi giorni dell’esecutivo a frenare gli input di M5S e Lega.

Sarà una sfida politica, oltre che finanziaria, che si svolgerà sotto lo sguardo vigile del Colle. Una sfida che ha anche l’Ue degli eurocrati nel mirino dei due vicepremier. “Il vento è cambiato e la maggioranza degli italiani è con noi”, è il refrain che si respira ai piani alti del governo.

La manovra, per Di Maio e Salvini, vuol dire innanzitutto reddito di cittadinanza e flat tax. Al vertice di ieri i due leader hanno posto queste misure come una conditio sine qua non per il proseguimento del governo giallo-verde, invitando “caldamente” i titolari dei diversi dicasteri a trovare le coperture nella spending review. E cresce la voglia, nel M5S, di mettere in campo il reddito di cittadinanza nella sua completezza. “I soldi ci sono, i 17 miliardi necessari si possono trovare senza sforare il 3%”, è il messaggio “estivo” inviato da Di Maio ai suoi.

Ma, per lui e Salvini, la strada resta stretta. Il 31 agosto, sull’economia italiana, arriverà la prima sentenza di un’agenzia di rating, Fitch, alla quale, nelle settimane successive seguiranno Moody’s e Standard&Poor. Nel frattempo il rischio di oscillazioni agostane dello spread è molto concreto. L’aria dei mercati attorno al governo giallo-verde non è buona.

Un esempio? Negli ultimi due mesi gli investitori giapponesi hanno venduto Btp per 1,4 miliardi. E, senza titoli, lo Stato fa fatica a pagare il suo debito, tallone d’Achille storico per l’Italia. E c’è un altro fattore da tener presente: a rassicurare l’Ue e i grandi investitori sulla prudenza del governo c’è un ministro dell’Economia dalla lunga esperienza accademica ma forse ancora poco conosciuto sul piano internazionale.

A Palazzo Chigi, però, l’intenzione è quella di andare avanti. I due vicepremier, raccontano i ben informati, sembrano ascoltare più i “consigli” del ministro per gli Affari Ue Paolo Savona che quelli di Tria e sebbene i rapporti tra Di Maio e Salvini e quest’ultimo sembrino migliorati, la tensione resta alta. “Tria non è stato eletto, non ha un partito alle spalle”, osservano ai piani alti del governo mostrando un certo “pentimento” nell’inserimento di una figura tecnica nel ministero più cruciale.

A fare da “ponte” tra M5S-Lega e il Mef è in questi giorni Giancarlo Giorgetti, consapevole dell’importanza elettorale della flat tax ma anche del fatto che la coperta delle risorse è più che mai corta. Eppure, Di Maio e Salvini tirano dritto con un orizzonte ben preciso, le Europee, terreno sul quale il M5S dovrà dimostrare di non essere in declino laddove il leader leghista proverà a formare quel polo europeo sovranista con cui si vuol sovvertire lo status quo di Bruxelles.

E lì il punto di arrivo di una sfida che vede il premier Giuseppe Conte nel ruolo di “equilibrista” e che potrebbe portare Di Maio e Salvini allo scontro con il presidente Sergio Mattarella. Ovvero con colui che, in giugno, fermò il loro piano di portare Savona al Mef.

(di Michele Esposito/ANSA)