Pronti a toccare il Sole, due sonde spaziali come Icaro

Un satellite sembra sprofondare nelle fiamme del Sole.
Sabato la Nasa lancia Parker, nel 2020 sarà il turno dell'Europa

MILANO. – Il sogno di Icaro sta per diventare realtà, grazie a ben due sonde spaziali che si preparano a ‘toccare’ il Sole: la Parker Solar Probe della Nasa e la Solar Orbiter dell’Agenzia spaziale europea (Esa). Progettate nei minimi dettagli (anche grazie al contributo di ‘cervelli’ italiani) per non fare la tragica fine delle ali di cera dell’antico mito greco, le due sonde intendono svelare i segreti più intimi della nostra stella, per migliorare le previsioni del meteo spaziale e mitigare i rischi per le future missioni nel cosmo e per la vita stessa sulla Terra.

La Nasa darà il via a questa staffetta spaziale sabato mattina con il lancio della Parker Solar Probe, che nei sette anni di missione diventerà il primo veicolo a ‘visitare’ una stella e quello che si avvicinerà di più in assoluto al Sole. Sarà poi il turno dell’Agenzia spaziale europea (Esa) con la sonda Solar Orbiter, il cui lancio, inizialmente previsto per ottobre, è slittato per un ritardo tecnico a febbraio 2020, giusto in tempo per rientrare nella finestra prevista di minima attività solare.

Avvicinarsi al Sole mentre è in ‘letargo’ “permette di seguire meglio come cambiano le regioni attive, le macchie solari e l’emissione di particelle man mano che si va verso il massimo del nuovo ciclo solare”, spiega Mauro Messerotti, dell’Osservatorio di Trieste dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) e docente all’università di Trieste.

“La sonda Parker della Nasa – prosegue l’esperto – arriverà ad una distanza record di 6,3 milioni di chilometri dal Sole: sarà praticamente immersa nella corona solare, dove le temperature raggiungono picchi di 1.377 gradi. Le immagini inedite che scatterà ad alta risoluzione ci aiuteranno a capire cosa accelera il vento solare e le particelle energetiche, in modo da permettere previsioni sempre più accurate delle tempeste solari e del meteo spaziale”.

Non dovrà osare tanto il Solar Orbiter dell’Esa, che “si fermerà a circa 43 milioni di chilometri dal Sole per osservarne le regioni polari che da Terra vediamo solo in piccola parte: da lì – precisa Messerotti – partono le linee di campo magnetico che come ‘autostrade’ conducono le particelle solari nello spazio interplanetario”.

Questa sfida nel Sole tra le due sonde è alimentata anche dal contributo di molti ‘cervelli’ italiani. Per quanto riguarda la missione dei record della sonda Parker, il responsabile di uno dei cinque strumenti a bordo è Marco Velli, astrofisico presso il Jet Propulsion Laboratory (Jpl) della Nasa.

E in un certo senso l’idea stessa della missione è nata grazie all’intuizione dell’astrofisico veneto Giuseppe (Bepi) Colombo, che per primo al Jpl negli anni Settanta propose una sonda che si avvicinasse al Sole sfruttando come una fionda l’effetto della gravità di Giove (mentre Parker sfrutterà quella di Venere).

Per quanto riguarda invece la missione europea Solar Orbiter, saranno due gli strumenti realizzati con la partecipazione dell’Italia: Inaf, con il supporto dell’Agenzia spaziale italiana (Asi) e con contributi da Germania e Repubblica Ceca, svilupperà il coronografo Metis e l’unità di processamento dati del Solar Wind Analyzer.

(di Elisa Buson/ANSA)