Le trattative con l’Italia sui migranti a rilento. Merkel: “Se serve chiamo Conte”

Un gommone con a bordo un gruppo di migranti
Un gommone con a bordo un gruppo di migranti. (Hermine Poschmann/Mission Lifeline via AP)

BERLINO. – Le trattative con l’Italia, sul respingimento immediato dei migranti che hanno già chiesto asilo nella penisola procedono, ma a rilento. E, nel caso in cui fosse necessario, sarebbe pronta a scendere in campo la cancelliera in persona, chiamando Palazzo Chigi. È stata lei stessa, di ritorno dall’Andalusia, a spiegare a Berlino che mentre con Atene, sul fronte della migrazione secondaria, il governo tedesco è a buon punto per arrivare ad un’intesa, con Roma c’è ancora del lavoro da fare.

“Le trattative con la Grecia sono andate molto avanti, quelle con l’Italia dureranno un po’. E ovviamente, se fosse necessario, sarei a disposizione per parlare con il premier”, ha spiegato rispondendo a una domanda nel corso di una conferenza stampa in cancelleria. “Non siamo ancora a questo punto”, ha però aggiunto. “Siamo in un processo di negoziato”.

Nel weekend, rientrata dalle ferie, Merkel ha incontrato il suo nuovo alleato spagnolo, il socialista Pedro Sanchez, con cui un accordo analogo, già chiuso, è entrato in vigore da sabato. E proprio al suo fianco, per la prima volta, la Bundeskanzlerin ha bocciato apertamente il sistema di Dublino: “è chiaro che non è in grado di funzionare”, ha detto.

“Teoricamente nessun migrante dovrebbe arrivare in Germania, e questo non rispecchia la realtà”. Parole che suonano anche come una sorta di apertura alle critiche dei paesi sovraesposti come l’Italia – da settimane ripete il mantra che Roma non va lasciata sola – e del resto la cancelliera ha anche affermato di puntare su soluzioni europee: le ritiene “possibili” e “andranno prese in spirito di partnership”.

In forte sintonia con Madrid, Merkel non smette di mandare messaggi al governo Conte, che all’ultimo consiglio europeo ha negato la possibilità di riprendere indietro chi arriva in Germania, dal momento che Matteo Salvini punta a ridurre drasticamente gli ingressi. È chiaro che dai tedeschi il governo giallo-verde, diversamente da quello spagnolo, si aspetta una seria contropartita.

Intanto, da sabato scorso, coloro che hanno chiesto asilo in Spagna e arrivano in Germania, verranno rispediti indietro in 48 ore, ma “per ora la nuova misura non è toccata a nessuno”, ha fatto sapere il ministero di Horst Seehofer, dal quale nel weekend era emerso che da metà giugno sono 150 i migranti registrati nel cosiddetto Eurodac System, la metà dei quali arriverebbe dall’Italia.

Pur venendo da una famiglia politica diversa, è proprio col leader di Madrid che la cancelliera ha aperto un dialogo positivo in materia. La stampa tedesca lo ha definito un “salvatore”, per la disponibilità data nelle scorse settimane ad accogliere navi rifiutate da Salvini. Ma è chiaro che anche Sanchez stia irrigidendo le sue politiche, come dimostra ancora una volta il “no” ad Aquarius.

Il patto Berlino-Madrid ha più che altro un valore simbolico: pur avendo la Spagna superato l’Italia quanto ad arrivi, nei primi sei mesi del 2018, non è questa intesa ad alleggerire il peso di Berlino, dove proprio sulla questione dei movimenti secondari l’impuntatura del ministro Cdu Seehofer ha messo gravemente a rischio il governo prima della pausa estiva. Il tavolo con Roma resta dunque questione delicata.

(di Rosanna Pugliese/ANSA)