Ambasciatore Mignano: “Il nostro Consolato è il primo in produttività”

Silvio Mignano, Ambasciatore d'Italia in Venezuela
Il diplomatico sostiene che il Consolato Generale di Caracas, con 20mila passaporti rilasciati a fine anno, occuperà il terzo posto tra tutti i Consolati italiani nel mondo e sarà il primo in termini di produttività. La svolta innovativa, una rivoluzione

CARACAS – 8.178 passaporti in sei mesi, una cifra che catapulta il nostro Consolato Generale di Caracas al terzo posto tra i 220 sparsi nel mondo. Alle spalle solo della Gran Bretagna e di Buenos Aires. Un traguardo che il nostro Ambasciatore, Silvio Mignano, illustra con l’umiltà di chi ha la consapevolezza che c’è ancora tanto da fare. I numeri, che snocciola uno dietro l’altro, sono, a suo avviso, irrefutabili. E lui, che ha presentato personalmenteil bilancio provvisorio del lavoro svolto dal Console Generale Enrico Mora e dal suo staff, ne va legittimamente  fiero.

– L’ho presentato io perché il Console Generale, Enrico Mora, era in viaggio – afferma riferendosi al “punto nave” fatto dopo sei mesi di lavoro del Consolato Generale d’Italia di Caracas -. E poi – aggiunge -, anche perché lo consideravo un mio dovere. Non si poteva aspettare troppo tempo. Ci siamo resi conto che c’era del nervosismo che montava. Abbiamo deciso di tracciare un primo bilancio. Ci siamo semplicemente chiesti:“ma veramente siamo messi così male?”e abbiamo fatto dei calcoli partendo dai dati che avevamo; ma sempre con una preoccupazione positiva. Di fronte al montare delle proteste, che poi forse non erano nemmeno troppe, e considerando la difficoltà socio-economica che attraversa oggi la Collettività, ci siamo sentiti in dovere di fare una verifica sullo stato della nostra produttività. Il risultato, come dimostrano le cifre che abbiamo diffuso, non è poi così negativo.

 

Rivela i numeri più rilevanti. In primis, quelli dei passaporti consegnati nel corso del primo semestre.

– Ne abbiamo rilasciati

Passaporto elettronico, acquisizione delle impronti digitali
Rilasciati 8.178 passaporti nei primi sei mesi dell’anno

– ci dice -. Abbiamo controllato che fosse una cifra confermata dal ministero degli Esteri. Poi, l’abbiamo comparata con quella degli altri 220 Consolati italiani. Ci siamo resi conto che, in quanto a rilascio di passaporti, eravamo i terzi al mondo. Probabilmente siamo i primi in produttività. Abbiamo solo 24 funzionari, i consolati di Londra e Buenos Aires, che occupano il primo e secondo posto, hanno rispettivamente 50 e 49 dipendenti. Quando rivendichiamo la nostra posizione – sottolinea -, lo facciamo pensando che, comunque, è necessario migliorare. Siamo coscienti che ci sono ancora tanti disagi. E che, quindi, non possiamo sederci sugli allori. Ma chiediamo una certa razionalità, una certa correttezza nel momento in cui si solleva una critica. La critica – sostiene – va rispettata e, in un paese democratico, è fondamentale.  Però, in questo caso, deve partire dal riconoscimento che, comunque, i risultati sono positivi. Poi, per motivi oggettivi, si può ritenere che non siano ancora sufficienti.

Commenta che chi critica deve aver coscienza che non si sta rivolgendo a un ufficio in cui “si sta compiendo un disastro o che sta in fondo alla classifica in quanto ad efficienza”. Ritiene che sia giusto ed eticamente corretto riconoscerlo.

– Dai risultati – prosegue l’Ambasciatore Mignano – emerge una realtà, a nostro avviso indiscutibile: nonostante il carico di lavoro cui sono sottoposti i nostri funzionari, la loro risposta supera le aspettative.

Amministrazione pubblica ed efficienza

Chi critica il nostro Consolato Generale, spesso si rifà all’amministrazione pubblica. E’ un luogo comune paragonare il nostro Consolato con un qualunque Comune italiano. E, in occasioni, lo ha fatto anche l’Ambasciatore. Glielo facciamo notare. Il commento del nostro intervistato arriva d’immediato.

Il Consolato Generale d'Italia a Caracas
Ambasciatore Mignano: “Per il nostro personale a Caracas, le ore di lavoro sono di un’intensità assoluta. Non c’è pausa”

-Quando noi facciamo riferimento ad un qualsiasi comune sappiamo che, inevitabilmente, in Italia vengono offerti più servizi. Ma non è cosìsolo in Italia. Fa parte, se vogliamo, dell’organizzazione degli Stati. E’ più che scontato che all’interno del proprio territorio, lo Stato abbia l’obbligo di dare il 100 per cento dei servizi. Dobbiamo riconoscere onestamente che la giornata lavorativa di un dipendente del Consolato Generale è molto più intensa di quella di un funzionario in Italia sottoposto, senza dubbio, a meno pressioni. Lo dico senza alcun riferimento negativo. Non sono di quelli che pensano che all’interno dell’amministrazione in Italia non si lavori. È solo una constatazione. I funzionari italiani hanno le normali pause, le normali tensioni lavorative. Per il nostro personale a Caracas, le ore di lavoro sono di un’intensità assoluta. Non c’è pausa. Mi sembrerebbe ingiusto non riconoscerlo. In rete circolano luoghi comuni. Sono assolutamente falsi. Le cifre sono talmente alte, ma talmente alte, che smentiscono da sole ogni commento negativo.

 

20mila passaporti a fine anno

L’Ambasciatore pone l’accento sul periodo in analisi. E ricorda che durante i primi tre mesi dell’anno l’intero Consolato Generale è stato impegnato nei procedimenti elettorali. Quindi, a suo avviso, le considerazioni sull’efficienza del Consolato dovrebbero essere fatte solo dopo aver esaminato il lavoro nei mesi successivi.

– Prendiamo come base giugno, nel corso del quale abbiamo dato 1.824 passaporti – ci dice -. Se moltiplichiamo questo risultato per 12, tanti sono i mesi dell’anno, arriviamo a 21.888 documenti consegnati. Non è detto che si riesca a mantenere sempre la stessa produttività, lo stesso ritmo per 12 mesi. Però, riteniamo di poter arrivare a superare i 20mila passaporti l’anno. Rispetto ai poco più dei 12mila del 2017, e dei poco più dei 9 mila di due anni fa… l’incremento è superiore al 100 per cento. Sono dati oggettivi – precisa il diplomatico -. Ci dicono che probabilmente la congestione della rete, che non dubito che esista poiché è probabile che la richiesta sia ancora superiore all’offerta, calerà. Dobbiamo rispondere all’utenza che ancora non riesce ad avere un appuntamento. Non importa se è minoritaria. Per noi è comunque importante. Senza dubbio, come sempre accade, la protesta, che considero legittima, ha un’eco molto più rilevante di quella che deriva dalla soddisfazione.

Dopo una breve pausa riflessiva, con un fil di voce quasi stesse parlando con se stesso, l’Ambasciatore aggiunge:

– Se riusciremo, come previsto,a consegnare 20mila passaporti, perderanno credibilità le voci secondo cui alla fine dell’anno ben 30 mila richieste resteranno inevase. Le cifre non corrisponderebbero. Gli aventi diritto al passaporto sono circa 125 mila e in un anno non possono scadere 50mila documenti. Credo che sia matematicamente impossibile pensare che il numero di persone che non saranno riuscite ad ottenere il passaporto sarà superiore a quello che invece lo avranno ricevuto.

– Il Console Generale, Enrico Mora, in un’intervista alla Voce, fece riferimento ad alcune innovazione che sarebbero state introdotte nella metodologia di lavoro. Queste novità, poi, sono state realmente applicate?

– Si – ammette l’Ambasciatore -, i risultati ottenuti sono la conseguenza d’innovazioni introdotte negli ultimi mesi. In realtà, abbiamo iniziato lo scorso anno. Poco a poco, siamo riusciti ad accelerare alcune procedure. E’ nostra intenzione mantenere l’appuntamento online. Questo ci permette comunque di risolvere alcuni problemi, ad esempio, quelli di chi vive nella provincia. Fare la fila davanti al cancello del Consolato crea problemi di pericolo, di decoro, di stanchezza. Queste difficoltà si moltiplicano per chi non vive a Caracas. A volte sembrerebbe che chi afferma che andrebbe annullato il sistema degli appuntamenti online non tenga nella dovuta considerazione chi non vive a Caracas. E’ facile, detto tra virgolette perché è difficile anche per loro, recarsi alle 6 del mattino presso il Consolato Generale di Caracas e fare la fila quando si vive a Caracas. Ma chi risiede lontano dalla capitale, cosa fa? Quindi, consideriamo opportuno mantenere il sistema dell’appuntamento online e, al tempo stesso, aumentare il numero di procedimenti alternativi.

Sostiene che oggi solo il 40 per cento dell’utenza ha bisogno dell’appuntamento online. Per il 60 per cento restante non è necessario.

– Quel 60 per cento, non è scelto in modo capriccioso – si affretta a spiegare l’Ambasciatore -. Semplicemente fa parte delle categorie favorite. Ad esempio, le persone oltre i70 anni o i bambini appena nati. Iscrivere una nascita non richiede di un appuntamento. Poi vi sono le persone che sono in possesso esclusivamente della cittadinanza italiana. Queste, se non potessero contare sul rinnovo immediato del passaporto, resterebbero senza documenti, con il rischio che ne deriva. Ci sono poi altri casi particolari, urgenze dimostrabili.

 

I funzionari itineranti

Sostiene che a tutto ciò deve sommarsi la missione dei funzionari itineranti. Quest’anno l’Ambasciatore stima che potranno realizzarsi 21 “operativi speciali”, nelle varie città del Paese.

– Approfitteremo della presenza dei Consoli Onorari – afferma per poi spiegare:

– Questi, ci tengo a chiarirlo per l’ennesima volta, non possono emettere passaporti. E’ inutile continuare a chiedercelo. Fa parte di una normativa internazionale. Unicamente il funzionario pubblico, che è passato attraverso un concorso, è autorizzato ad emettere i documenti che permettono l’accesso non solo allo spazio Schengen ma a tutto il mondo. Sappiamo molto bene che, in base alle regole dell’Organizzazione Mondiale dell’Aviazione Civile, l’Icao, dopo l’11 settembre 2001, si presta particolare attenzione all’accesso alle frontiere internazionali. Non c’è alcuna possibilità per un privato cittadino, e il console onorario lo è, di emettere passaporti. Possiamo invece usare, ed è quello che stiamo facendo, i consolati onorari come punto di riferimento. Il nostro personale vi si reca con le macchine portatili. Raccoglie tutti i dati biometrici, dalle impronte digitali alle foto. Il Consolato Generale di Caracas emette il passaporto e lo spedisce al Console onorario. Riteniamo che con 21 missioni molte migliaia di connazionali non dovranno né chiedere l’appuntamento online, né recarsi a Caracas. Questo decongestionerà fortemente il Consolato. Ma dovremo pagarne il prezzo. Siamo pur sempre 24 funzionari. Questo va detto. Nel frattempo, il numero non è cresciuto. Ogni qualvolta si organizzano queste operazioni, due o tre funzionari si spostano. Viaggiano in provincia, raccolgono migliaia di dati biometrici che vanno poi processati. E’ un carico di lavoro enorme. Non va sottovalutato. A volte si pensa che le azionisi moltiplicano senza conseguenza alcuna. Ma non è così.

 

Un piano pilota

La conversazione si svolge tra interruzioni del servizio elettrico. Non sorprende più di tanto. Viviamo in un paese in cui i piccoli centri urbani della provincia possono restare senza elettricità per ore e ore, anche per giornate intere.  L’intervista, comunque, prosegue senza contrattempi. L’Ambasciatore si sofferma sul piano pilota deciso assieme al Ministero degli Esteri; piano pilota che interessa gli Stati Nueva Esparta e Barinas.

Ambasciatore Mignano: “Per i Consolati onorari di Nueva Esparta e Barinas abbiamo previsto due macchine stabili per la raccolta dei dati biometric”i.

– Per i Consolati onorari di Nueva Esparta e Barinas – ci dice – abbiamo previsto due macchine stabili per la raccolta dei dati biometrici. Premetto che ciò non smentisce in assoluto quanto detto prima. Il Console onorario si limita a raccoglierei dati biometrici con queste macchine “super-protette”. Attraverso una rete anch’essa “super-protetta”, li trasmette al Consolato Generale di Caracas. Ed è lì che si stampano i passaporti.  E’ l’unico ufficio che dispone della carta speciale e dei libretti col “chip”. In questo modo, acceleriamo ancora di più la raccolta dei dati che poi vanno verificati a Caracas. I connazionali di Barinas e Nueva Esparta non avranno bisogno di chiedere l’appuntamento online al Consolato Generale né di recarsi a Caracas. Sono queste tutte iniziative che, credo, meritino un giudizio positivo da parte della comunità. Altro procedimento che permette di decongestionare, almeno in parte, il sistema degli appuntamenti online è il passaporto “a vista”.

Spiega che il cittadino italiano che “ha l’appuntamento online, che appartiene a quella fascia di categorie che non devono chiederlo o, comunque, che arriva allo sportello per il rinnovo o il rilascio del passaporto, in pochi minuti, dopo le verifiche di rigore, riceve il documento”.

– E’ stampato sul momento – sottolinea – .Il cittadino non deve tornare dopo una settimana o due per ritirarlo, come accadeva in passato.

L’Ambasciatore, a questo punto, si concede uno sfogo.

– A volte – ci dice – sento e leggo accuse un po’ superficiali. Ci si chiede di fare come gli spagnoli o i portoghesi. Io rispetto moltissimo i colleghi spagnoli e portoghesi. Sono amici e sono anche bravissimi. Ma gli spagnoli, ad esempio, devono mandare tutto a Madrid. E devono attendere più di un mese prima di ricevere i passaporti che arrivano col corriere diplomatico. Non hanno la possibilità di stamparli. Noi, invece, abbiamo la tecnologia. Il passaporto lo stampiamo davanti all’utente. Ecco, credo che non dobbiamo limitarci a guardare solo quanto sono bravi gli altri; guardiamo anche quanto siamo bravi noi.

 

Lo sportello “polifunzionale”

Dopo lo sfogo, del tutto legittimo, passa ad illustrare un’altra novità, un’innovazione studiata dal Console Generale, Enrico Mora. Si tratta dello sportello polifunzionale che dovrebbe contribuisce a decongestionare ulteriormente la rete.

– All’utente che si reca in Consolato, sia per il passaporto sia per altri documenti – ci spiega -, viene chiesto se ha altre pratiche in corso o se intende farne. Si cerca, e spesso si riesce, a farle tutte in quel momento così da evitare che debba tornare. Non è un’iniziativa banale, né semplice.

Ed è vero. Implica l’impegno del funzionario; la formazione continua del personale.

– Accade che, nel corso degli anni – aggiunge l’Ambasciatore Mignano -, ogni dipendente si specializzi in un procedimento e ignori completamente gli altri. E’ il vecchio principio della burocrazia, ormai superato. Va riconosciuto l’impegno del funzionario che si mette in gioco. E’ obbligato ad aggiornarsi e a formarsi continuamente, per essere in grado di rispondere alle esigenze dell’utente. Ovviamente vi sono procedure che non possono essere trattate dallo stesso funzionario. E’ il caso dell’assistenza sociale. In questo caso è necessaria una certa privacy, una stanza separata. Non sono casi chepossono essere ventilati in uno sportello.

E’ evidente che la necessità di mantenersi informato, per rispondere ai quesiti degli utenti, permette al funzionario di acquisire una professionalità particolare. Conclusa la missione in Venezuela, può differenziarsi da altri colleghi e ottenere più facilmente il trasferimento in una sede di sua preferenza. L’Ambasciatore ci tiene a sottolinearlo.

– Avrà un maggiore spettro di professionalità da offrire – rileva ma ammette anche:

– Il suo lavoro in questa sede richiede un grosso impegno. Ancheil personale residente nel Paese ha accettato di rimettersi in discussione, di imparare nuove procedure.

Ed infine, ultima novità, c’è il Fast-it, da non confondere con la sua traduzione all’inglese anche se, casualmente, permette di velocizzare alcune operazioni.

– E’ stato introdotto dal ministero degli Esteri – commenta -. Molto ci ha aiutato la visita del Direttore Generale Luigi Maria Vignali. E’ un meccanismo che permette l’accesso online senza contingenti. Ogni volta che si parla di procedura online, il connazionale si spaventa. In questo caso, non c’è ragione. Illimite numerico non esiste. L’utente entra, si iscrive e procede senza appuntamenti, senza dover attendere il proprio turno.Attraverso Fast-it, possono realizzarsi una serie di operazioni. Ad esempio, l’iscrizione all’Aire, la modifica dei propri dati, la richiesta di determinati documenti.

 

La crisi economica e istituzionale

L’impegno, per cambiare il Consolato Generale, è evidente. Certamente ci sono ancora situazioni difficili da superare ma si è sicuramente sulla strada giusta. Le cifre che snocciola l’Ambasciatore Mignano ne sono la dimostrazione. La mancanza di un numero idoneo di funzionari pesa comunque come un macigno. Ancor più in un momento in cui il Venezuela vive una tappa particolare della sua vita repubblicana.  E’ per questo che chiediamo:

– Quanto pesano la crisi economica, sociale e, soprattutto, politica e istituzionale sul lavoro che è chiamato asvolgere oggi il Consolato?

– Enormemente – risponde immediatamente. Poi, dopo una breve riflessione, aggiunge:

–  Non abbiamo elementi per quantificarlo.Possiamo comunque inferire che, se nonostante un aumento del 100 per cento della produzione, continuiamo a ricevere lamentele, la pressione evidentemente è enorme. Non sono in grado di dire quanti italiani siano rientrati in Patria. Ho l’impressione che la maggior parte di loro non si sia cancellata dalla nostra anagrafe. Molti hanno scelto di vivere in Italia, ma tornano periodicamente in Venezuela. Quindi, tecnicamente non abbandonano il Paese. Ilparadosso è che si riflette sul nostro lavoro. Lo incrementa. La comunità – spiega – richiede oggi più documenti per le sue pratiche in Italia. Ad esempio, i titoli di studio per cercare, magari, soluzioni diverse in Italia o in Paesi terzi. E’ il tentativo più che legittimo di trovare alternative alla propria vita.

 

– Come ha inciso la crisi sui servizi di assistenza sociale?

– Non ho cifre ufficiali – ci dice immediatamente per poi riconoscere che la situazione dei nostri connazionali meno fortunati è sempre più difficile -. C’è un aumento vertiginoso delle richieste di assistenza sociale alle quali cerchiamo di dare una risposta immediata – prosegue -. Con il famoso milione dello scorso anno, in realtà sono stati un milione e 200mila euro; e con il milione di quest’anno abbiamo raggiunto un migliaio di famiglie. Si cerca di dare tutte le risposte possibili. Un migliaio di famiglie, purtroppo, sono tante, tantissime. Calcoliamo in cinque o sei mila i nostri assistiti. Si sfiora ormai il tetto dei 10mila, se consideriamo i nuclei allargati.

Una cifra enorme che invita alla riflessione. Il nostro Consolato cerca di fare il suo meglio. Sicuramente non è sufficiente, ma l’impegno c’è. Anche alcune istituzioni della nostra Collettività cercano di offrire il loro contributo. La Fondazione Abruzzo Solidale è un esempio. Ma, di fronte alle proporzioni della crisi economica e sociale, le singole iniziative non sono più sufficienti. Le famiglie si ritrovano nel dolore e nelle necessità. E’ necessaria un’azione corale. Ora, più che mai, è indispensabile quella solidarietà che la nostra Collettività, in passato, non ha mai fatto mancare ai connazionali meno fortunati. La grande famiglia italo-venezolana di oggi, tutte le istituzioni che la compongono, non dovrebbero essere l’eccezione. E’ giunto il momento di unirsi in una grande cordata solidale.

Mauro Bafile