Avvocato Maresca: “Stop concessione Autostrade, rischio penale 20 miliardi”

Un vigile del Fuoco guarda lo spezzone del ponte Morandi tra due palazzi..
Un vigile del Fuoco guarda lo spezzone del ponte Morandi tra due palazzi.. ANSA/LUCA ZENNARO

ROMA. – Una ‘penale’ di almeno 20 miliardi. E’ questa, secondo l’avvocato Davide Maresca, genovese, esperto di concessioni autostradali, la cifra che lo Stato rischia di pagare in caso di revoca della concessione ad Autostrade per l’Italia, che gestisce il 70% della rete.

“La disciplina – spiega Maresca – è complessa, regolata dalla legge e dalla convenzione con Autostrade. Due le procedure che il governo può attivate. La prima è la decadenza della convenzione per grave inadempimento. L’inadempimento deve essere trovato e il governo deve averlo denunciato ad Autostrade. Inoltre devono essere trascorsi 90 giorni per dare soluzione all’inadempimento. Visto l’iter, è chiaro che la decadenza non può essere immediata”.

“La seconda strada – prosegue – è quella della revoca. Ma è qualcosa di enorme, anche da un punto di vista economico. La procedura, che per altro non può riguardare un singolo tratto, perché se revochi, revochi tutto, l’intera rete in concessione, può essere attivata se ci sono circostanze straordinarie ed eventi imprevedibili. Questo iter prevede, però, una proposta di indennizzo ad Autostrade in cui va calcolato il valore dei beni non ancora ammortizzati fino a fine concessione, ossia il 2038, più una percentuale sugli investimenti non realizzati che si aggira sul 20%. Quantificare la cifra esatta ora, è pressoché impossibile, ma meno di 20 miliardi credo sia impossibile”.

L’indennizzo scatterebbe anche se fossero accertate forti responsabilità nel crollo da parte di Autostrade? “Una cosa sono le responsabilità, un’altra è l’interruzione del rapporto contrattale. La prima può essere compensata in altra sede ed è regolata secondo diversi profili: c’è la responsabilità verso vittime, regolata in sede civile e che può persino prescindere dall’aver rispettato o meno i vincoli sulla manutenzione. C’è la responsabilità verso lo Stato. Ma il rapporto tra concedente e autostrade, regolato da uno specifico contratto, è altra cosa”.

In concreto, però, la revoca appare un percorso pieno di ostacoli, anche perché si apre il problema di chi subentra: sulla carta “subentra il concedente, ossia il ministero, che inizia a esercitare in modo diretto la gestione: il punto è se il ministero ha la struttura, le competenze e i mezzi per farlo. Potrebbe anche essere fatto un nuovo bando, ma ha tempi lunghi. Oppure, in alternativa, si potrebbe studiare una gestione diretta da parte di una struttura come Anas, ma è molto complesso. Inoltre il mercato delle concessioni autostradali conta quattro, cinque soggetti in Europa”.