Il valore dei vaccini nello scenario politico italiano

La mano di un dottore impugna una siringa con il vaccino.
Alla Camera spunta l'ipotesi di un emendamento pro obbligo. (FOTO ANSA)

L’argomento “vaccini si/vaccini no” è diventato nel giro di un anno, dal varo del Decreto Lorenzin nel 2017, un argomento su cui le principali forze politiche nazionali basano la loro disputa. E’ un argomento di difficile trattazione, poiché ne vale la salute stessa degli italiani, ma gironzolando un po’ su Facebook, l’impressione è che tutti si sentono autorizzati a pontificare al riguardo confermando la tesi che l’elettore medio italiano si considera un “tuttologo”, da costituzionalista a medico senza nemmeno studiare ciò su cui si accinge a parlare.

Senza esprimere opinioni mediche e tenendomi strettamente legato al tratto politico di tale digressione, mi accingo ad effettuare un’analisi riguardante il valore politico/sociale dell’argomento “vaccino” nello scenario politico italiano, elettorale e non.

Partiamo, come di consueto, da una visione generale sottolinenando la posizione dei principali partiti politici al riguardo, senza trascurare l’importanza dei media nel fare e nel dare un’informazione corretta, scientifica e imparziale. La scienza non è un gioco per bambini, su cui si può speculare politicamente. Qui si capisce l’importanza di combattere le fake news al riguardo che stanno notevolmente danneggiando la figura del vaccino, demonizzandola.

Un esempio di questa degenerazione della scientificità dell’informazione? Alcune testate giornalistiche hanno pubblicato una notizia riguardante una mamma no vax che si fregiava su Facebook di aver falsificato il certificato dei vaccini da presentare alla scuola materna per effettuare l’iscrizione. Ovviamente tutto ciò è arrivato alle autorità che prenderanno i dovuti provvedimenti. A voi i commenti.

Inoltre, come ho prima sottolineato, le fake news prolificano sul web alimentando quel clima di diffidenza che è cresciuto notevolmente con l’obbligo dei 10 vaccini della Lorenzin. Quali sono queste notizie inventate? Prima su tutte è quella secondo cui i vaccini provocano autismo, smentita dalla Comunità scientifica; poi vengono tutte quelle riguardanti la presenza di mercurio e altri materiali dannosi all’interno degli stessi. Tutte speculazioni che hanno raccolto un folto gruppo di sostenitori che quotidianamente invadono le pagine Twitter dei principali membri della classe dirigente invocando il ritiro dell’obbligo imposto dalla legge 119.

Vediamo brevemente le posizioni delle principali forze politiche al riguardo.

La Lega, partito di Governo, prima del 4 Marzo e in piena campagna elettorale affermò, attraverso il suo Leader (ed ora Ministro dell’Interno) Matteo Salvini, di non essere contro i vaccini ma contro l’obbligatorietà degli stessi e ha aggiunto che una volta al Governo, quest’obbligo sarebbe stato cancellato.

Salvini non è l’unico a non essere d’accordo con l’obbligatorietà della somministrazione dei vaccini, anche il Movimento Cinque Stelle, prima del 4 Marzo, ha fatto sapere, attraverso la Senatrice Paola Taverna, di non essere contro i vaccini ma di essere contrari all’obbligo imposto dal decreto del Ministro del Governo Gentiloni. E non finisce qui! L’ala no vax del Movimento ha fatto sapere di essere a conoscenza di finanziamenti occulti alle varie forze politiche da parte delle lobby farmaceutiche che dimostrano la poca affidabilità delle prime e delle seconde suddette.

Ovviamente il Partito Democratico, da cui proviene la Lorenzin, e Forza Italia condividono l’obbligatorietà dei vaccini sostenendo anche l’esclusione dei bambini non vaccinati dalle scuole e delle sanzioni pecuniarie ai genitori che decideranno di mandare a scuola i figli non vaccinati.

Dando uno sguardo al periodo post-elettorale, le posizioni sembrerebbero le stesse se non fosse per le dichiarazioni sconsiderate (e inquietanti) di alcuni membri del Movimento 5 Stelle antivax (“la politica è superiore alla scienza”), il batti e ribatti Salvini-Di Maio-Grillo sulla competenza di chi si debba occupare dell’argomento e sulla riduzione dell’obbligatorietà del numero di vaccini a 4.

Ma nel resto d’Europa come funziona l’argomento “vaccini”? Quanti sono e quali sono le vaccinazioni obbligatorie?

La vaccinazione obbligatoria, nel Continente Europeo, vide la luce nell’Ottocento con il vaiolo e ha poi abbracciato altre malattie che, grazie proprio alla vaccinazione, sono state debellate. Ma i medici, ovviamente, fecero notare che non bastava la sola vaccinazione del singolo, ma si necessitava la cosiddetta “immunità di gregge”,  raggiungibile solo con una immunizzazione totale dei cittadini.

I Paesi dove non ci sono vaccini obbligatori troviamo: Austria, Cipro, Danimarca, Estonia, Finlandia, Germania, Irlanda, Islanda, Lituania, Lussemburgo, Norvegia, Paesi Bassi, Portogallo, Regno Unito, Spagna e Svezia.

L’assenza di obbligo vaccinale in questi Paesi, non è sinonimo di superpoteri o di negligenza, bensì è segnale di una cultura medica/sanitaria e sociale (e buonsenso) che ha introiettato il concetto di immunizzazione. Cioè nei Paesi interessati la percentuale di vaccinati è altissima anche senza l’obbligo perché quest’usanza è entrata nella cultura della popolazione (ad esempio in Gb i bambini vaccinati contro difterite, tetano e pertosse sono il 95%).

In Germania, anche se non ci sono vaccinazioni obbligatorie, dal 2014 (anno dell’epidemia di morbillo contenuta per miracolo), le scuole devono obbligatoriamente segnalare alle autorità la presenza o meno di bambini non vaccinati. Dunque, nel Paese, come in Italia, viene richiesto il certificato vaccinale per l’iscrizione a scuola.

Anche in Lituania, succede una cosa simile: i bambini non vaccinati contro morbillo, parotite e rosolia non possono essere ammessi a scuola.

Neanche in Portogallo è obbligatorio vaccinare i propri figli, ma a partire dal 2017 le scuole devono segnalare alle autorità sanitarie tutti i bambini non vaccinati in modo che le famiglie possano essere informate sui benefici della vaccinazione.

Comunque tutti i Paesi dell’Unione Europea consigliano “vivamente” di vaccinarsi contro la difterite, l’epatite B, l’Hib (meningite e derivati, per intenderci), l’influenza, il MMR, la pertosse, la polio e il tetano.

Nei 14 Paesi aderenti all’obbligatorietà dell’immunizzazione ci sono diverse malattie contro le quali è obbligatorio vaccinarsi. In dodici nazioni è obbligatoria la vaccinazione contro la polio, in undici contro la difterite e il tetano, in dieci contro l’epatite B.

Il paese che detiene il record per il massimo di vaccini obbligatorio in Europa è la Lettonia, dove sono tredici, segue la Francia che dal Gennaio 2018 ha portato le vaccinazioni obbligatorie da 3 a 11. In Belgio invece è solo uno, quello per la polio. A Malta sono tre: difterite, polio e tetano.

Dunque nei Paesi senza una sorta di “buonsenso” nei confronti dei vaccini, esiste l’obbligo. Le conseguenze di un’eventuale diffusione di una malattia sarebbero disastrose e non si può correre questo rischio. Dunque risultano molto discutibili le proposte del Ministro Grillo e dei Pentastellati concernenti “l’obbligo flessibile” (obbligo solo in caso di emergenza) e dell’autocertificazione, falsificabile (l’abbiamo visto con la mamma no vax).

L’ideale sarebbe porre fine alla speculazione politica sul tema della salute. La salute e i suoi derivati sono argomenti concernenti la scienza, la politica non c’entra nulla se non nella sua tutela e nella sua integrità. Ed è in questa cornice che si inserisce la nostra Costituzione che tutela l’integrità psico-fisica dell’uomo e la salute, dunque la politica che agisce nell’interesse collettivo della prevenzione delle malattie. E tale prevenzione, a cui ci si richiama attraverso le vaccinazioni, costituisce un insieme di interventi volti a favorire lo stato di benessere collettivo ed evitare l’insorgere delle malattie.

Le vaccinazioni, dunque, rappresentano l’arma più efficace contro le malattie a disposizione della sanità pubblica. Specularci politicamente e non solo, aumenta soltanto il rischio dell’insorgere di un’epidemia che porterebbe delle conseguenze disastrose. E, in mancanza di una cultura del buonsenso, l’obbligo rappresenta l’unica strada. Una strada comunque temporanea che si addolcirà con il passare degli anni e con l’aumentare della consapevolezza che i vaccini non sono il demonio, ma una prevenzione contro qualcosa di ben più “cattivo”, dei “Big Pharma”.

Dopotutto, “prevenire è meglio che curare”.

Donatello D’Andrea