Mosca avverte: “Provocazione chimica a Idlib”. E invia navi

Vista della città con il fumo del dopo esplosione della bomba
Mosca avverte: "Provocazione chimica a Idlib". EPA/ATEF SAFADI

MOSCA. – Il dossier siriano torna prepotentemente ad occupare l’attenzione del Cremlino, ora che la breve estate russa sta per finire e il palazzo torna a funzionare a pieno regime. Gli occhi sono tutti puntati su Idlib, l’ultimo bastione dei ribelli in Siria. Mosca teme che gli Usa stiano per scatenare un attacco missilistico e denuncia un’imminente “provocazione chimica” da parte di al-Nusra – con l’appoggio degli 007 britannici – tesa a far ricadere la colpa su Damasco e giustificare quindi una reazione degli alleati.

“Come avvenuto in precedenza”, ha tuonato il vice ministro degli Esteri Serghei Ryabkov, “verrà utilizzato il cloro, i Caschi Bianchi realizzeranno un video e lo pubblicheranno su internet: stiamo facendo del nostro meglio per impedirlo”. A scendere nei dettagli è stato invece il portavoce del ministero della Difesa, il generale Igor Konashenkov, secondo il quale si celano i servizi speciali britannici dietro l’operazione.

I miliziani di al-Nusra avrebbero preparato otto contenitori di cloro, già consegnati nel villaggio di Hulluus, a pochi chilometri dalla città di Jisr al-Shuhur. Secondo quanto dichiarato da Konashenkov al Kommersant, nell’area è arrivato un gruppo di islamisti addestrato della compagnia militare privata britannica Olive Group a maneggiare sostanze velenose. Accuse pesanti – già rimandate al mittente dalla società britannica – e naturalmente impossibili da verificare che però vengono accompagnate da movimenti nel teatro delle operazioni.

Sempre secondo Mosca, il cacciatorpediniere americano USS Ross, con 28 missili da crociera Tomahawk, è entrato nel Mediterraneo il 25 agosto; se si aggiunge al quadro l’USS Sullivan, dislocato nel Golfo Persico e armato di 56 missili e il bombardiere strategico B-1B (altri 24 missili da crociera) inviato nella base militare di El Udeid, in Qatar, gli Usa dispongono nell’area di una forza sufficiente a montare un attacco di vasta scala in Siria.

La Russia è dunque corsa ai ripari, inviando in Siria le fregate Grigorovich ed Essen, entrambe armate con missili da crociera Kalibr; la base di Khemeimim è stata inoltre dotata di una batteria di missili da difesa Tor-M2. Al momento 10 navi e 2 sottomarini russi sono al largo della costa siriana: stando a Izvestia, si tratta del gruppo navale “più massiccio dall’inizio dell’operazione”.

Per i ‘cremlinologi’ vi è poi un altro segnale di cui tener conto: Vladimir Putin ha passato il weekend a fare trekking in Siberia con il ministro della Difesa Serghei Shoigu e l’allegra scampagnata (come altre volte in passato) va dunque letta come un vertice di guerra informale. Si vedrà se gli aruspici hanno letto correttamente le abitudini dello zar.

Di certo c’è che di una possibile offensiva – targata Mosca-Damasco-Teheran – si parla da tempo ed è previsto un vertice in Iran il prossimo 7 settembre tra Iran, Russia e Turchia proprio per discutere della situazione nel nord-ovest della Siria. Ankara è preoccupata e pochi giorni fa ha messo le mani avanti: un’azione militare in quell’area rischia di provocare “una catastrofe umanitaria”.

E oggi avrebbe inviato rinforzi di truppe e rifornimenti militari a nord di Aleppo per esercitare la sua influenza. Mosca, nel mentre, ha convocato il Consiglio di Sicurezza dell’Onu per affrontare la questione. Il ministro della Difesa Usa, James Mattis, ha però ribaltato la prospettiva assicurando che sono in corso contatti con la Russia per evitare che Damasco usi le armi chimiche a Idlib. E la tensione sale.

(di Mattia Bernardo Bagnoli/ANSA)