Lagarde: “A dieci anni da Lehman quella cultura non è cambiata”

Impiegati smobilitano l'insegna di Lehman Brothers
Il crac Lehman il 15 settembre 2008

NEW YORK. – Dal crollo di Lehman Brothers sono passati dieci anni e sono stati fatti molti ”progressi”. Ma il bilancio è positivo solo a metà: la cultura del sistema finanziario, quella che ha scatenato la crisi del 2008, è cambiata troppo poco, con i profitti che continuano ad avere la meglio sulla prudenza, così come i risultati di breve termine sulla sostenibilità.

A mettere in guardia sulla necessità di non mollare la presa è Christine Lagarde. ”Servono riforme all’interno del sistema finanziario” tuona il direttore generale del Fmi che offre la sua ricetta: più donne in finanza per una maggiore stabilità perché ”se ci fossero state Lehman Sisters invece che Lehman Brothers, il mondo potrebbe essere molto diverso ora”.

Una maggiore diversità è sempre positiva perchè affina il pensiero e il ragionamento, spiega Lagarde. E una maggiore diversità con un maggior numero di donne si traduce in “maggiore prudenza, e meno decisioni avventate. Le nostre ricerche hanno dimostrato che una quota più alta di donne nei consigli di amministrazione di banche e agenzie di supervisione finanziaria è associata con una maggiore stabilità” aggiunge il direttore del Fmi.

Dal 2008 ”abbiamo fatto molta strada ma non abbastanza. Il sistema finanziario è più sicuro ma non abbastanza sicuro. La crescita è tornata ma non è abbastanza condivisa” dice Lagarde, mettendo in evidenza come anche se più solide e sicure ”troppe banche restano ancora troppo deboli, soprattutto in Europa”. E questo va ad aggiungersi alle conseguenze che in milioni hanno pagato e continuano a pagare.

Alcuni studi mostrano che in media un americano perderà con la crisi 70.000 dollari nel corso della sua vita. Non si salvano neanche i singoli stati: il debito nelle economie avanzate è salito più di 30 punti percentuali rispetto al pil. “La crisi è uno dei fattori chiave per spiegare la reazione negativa alla globalizzazione e l’erosione di fiducia nei governi” dice il direttore generale del Fmi.

“Ha gettato un’ombra lunga che non sembra destinata ad arretrare in tempi brevi” aggiunge. Parole che vanno a rafforzare il coro di voci secondo le quali la vera eredità della crisi è il populismo: ”il processo messo in moto da Lehman ha creato due grandi perdenti, la democrazia liberal e i confini internazionali aperti” afferma il Financial Times in un editoriale. ‘

‘Gli eloquenti discorsi e grandi impegni seguiti al crack – basta pensare a Barack Obama, Angela Merkel e Gordon Brown – si sono rivelati solo una prospettiva. Siamo finiti con Donald Trump, la Brexit e il nazionalismo” mette in evidenza il quotidiano finanziario. Lagarde non fa alcun riferimento diretto alla politica, ma indirettamente è a questa che si rivolge elencando le nuove sfide da affrontare.

Fra queste le pressioni per allentare le regole post-crisi, le crescenti disuguaglianze, il protezionismo e l’aumento degli squilibri globali: ”la risposta che daremo a queste sfide determinerà se abbiamo assimilato in piano la lezione di Lehman” dice senza sbilanciarsi. ”La vera eredità della crisi non può essere adeguatamente valutata a 10 anni” dal fallimento di Lehman Brothers ”perché la stiamo ancora scrivendo”.