Il tedesco Weber si candida alla poltrona di Juncker

Un primo piano di Manfred Weber.
Manfred Weber: il capogruppo del Ppe apre la corsa con il sostegno della Merkel

BRUXELLES. – La corsa alla successione di Jean-Claude Juncker si è ufficialmente aperta. Forte dell’endorsement della cancelliera Angela Merkel, il leader dei Popolari al Parlamento europeo, Manfred Weber, ha annunciato di volersi presentare come candidato di punta del suo gruppo alle europee di maggio 2019. Obiettivo è la scalata alla carica più alta della Commissione europea, la presidenza dell’esecutivo comunitario, occupata finora dal lussemburghese Juncker.

Convinto europeista, Weber è il primo a candidarsi tra i popolari: già da settimane si vociferava di una discesa in campo del 46enne esponente di spicco della Csu bavarese, alleato ultraconservatore della cancelliera e, secondo analisti, testa di ponte del Ppe con le forze più conservatrici e cattoliche europee. Come l’ungherese Viktor Orban, anche lui dentro il Ppe – una presenza che desta non pochi malumori tra i conservatori – o il cancelliere austriaco Sebastian Kurz.

La sfida è aperta e non si escludono colpi di scena da qui all’8 novembre quando il partito riunito ad Helsinki deciderà per il posto di ‘Spitzenkandidaten’. La sua incoronazione, salvo sorprese all’ultimo minuto – da più parti si parla di Michel Barnier come suo possibile sfidante o del finlandese Alexander Stubb -, potrebbe dare quella scossa necessaria per mantenere in sella i conservatori europei che i sondaggi danno in caduta libera insieme ai socialisti, a dispetto invece dei partiti nazionalisti e delle frange populiste in netta ascesa.

Il messaggio di Weber è chiaro. “L’Europa è a un bivio”, ha scritto oggi su Twitter annunciando la sua candidatura. Un’Europa “minacciata dall’esterno come dall’interno” e che deve affermarsi e difendere i suoi valori” e la sua identità. “La sfida – ha aggiunto – è la sopravvivenza del modello europeo della società e della European way of life”.

La prima mossa è stata fatta, ma i giochi sono solo all’inizio, come ha spiegato da Berlino la stessa cancelliera sottolineando che dopo l’annuncio di Weber restano comunque “molti passi da fare” fino all’esito delle europee. E se tra i popolari si apre il dibattito, anche gli altri gruppi iniziano a muovere i primi passi in vista del Risiko europeo. Già si prevedono ricompattamenti, scissioni, sortite e nuove entrate, vista l’uscita degli europarlamentari britannici per la Brexit o l’ingresso nell’emiciclo comunitario di altre formazioni come En Marche di Emmanuel Macron, la cui collocazione resta ancora un mistero.

Analisti politici non escludono nuove alleanze, che potrebbero mettere all’angolo la diarchia popolari/socialisti per favorire nuove coalizioni dove potrebbero situarsi anche il M5S o la Lega di Salvini dopo le perfomance ottenute a marzo ed in ascesa in vista di maggio.

Tra nove mesi nascerà la nuova Europa. Tra entrate e uscite a palazzo Berlaymont si dovrà anche decidere chi siederà a Strasburgo al posto di Antonio Tajani. Tra circa un anno scadrà poi il mandato di Mario Draghi alla guida della Bce e non si esclude che stavolta possa toccare alla Francia qualora un tedesco dovesse sedere in Commissione. Non da ultimi il Consiglio europeo per il posto attualmente occupato dal polacco Donald Tusk e il ruolo di ‘ministro degli Esteri’, svolto finora da Federica Mogherini. La battaglia è iniziata.

(di Giuseppe Maria Laudani/ANSA)