Uomini che uccidono le compagne, non si arresta la scia di sangue

Le forze dell'ordine sul luogo del delitto
Due casi a poche ore di distanza nel vicentino

VICENZA. – Uomini che uccidono le loro compagne, per piegarle alla loro volontà o semplicemente per la paura di una malattia incombente. Due casi, dalle dinamiche e dalle motivazioni diverse, hanno unito in poche ore la provincia di Vicenza in un’unica scia di sangue: due omicidi seguiti da due suicidi avvenuti a Pianezze, sulle colline sopra Marostica, e a Lonigo.

Nel primo caso un uomo, Valter Magrin, 58 anni, e la moglie Paola Bosa, 56, sono stati trovati impiccati alle travi della casetta degli attrezzi a fianco della loro lussuosa villetta con il giardino all’inglese. Un apparente doppio suicidio dietro al quale si nasconderebbe, in realtà, la mano assassina dell’uomo che dopo aver stordito la moglie l’avrebbe appesa ad una corda prima di togliersi la vita.

Non convince gli investigatori la differenza di orario tra la morte dell’uno e dell’altra e soprattutto la preoccupazione che l’uomo, da tempo in pensione, aveva più volte manifestato per lo stato di salute della donna, operaia ceramista. Sarà l’autopsia, già disposta dalla Procura, a chiarire gli ultimi dubbi sulla vicenda.

Ha contorni e movente più definiti invece l’assassinio di Tanja Dugalic, serba di 33 anni, ammazzata con tre colpi di pistola, due al petto e uno alla testa, dal marito-padrone Zoran Lukijanovic. Era rientrato dalla patria di origine da un paio di giorni, dopo essere evaso il 20 luglio dagli arresti domiciliari per violenze proprio contro la moglie.

Voleva che la donna, che lo aveva denunciato, ritirasse le accuse e tornasse a vivere con lui e la figlioletta di 4 anni. Per questo ha aspettato che uscisse da casa con l’auto per andare al lavoro, le è improvvisamente salito a fianco e ha iniziato a discutere sempre più animatamente sino all’epilogo tragico.

E’ sceso correndo verso il finestrino di guida, ha puntato la pistola, detenuta illegalmente, contro la compagna e ha esploso prima due colpi al petto e il terzo, per finirla, direttamente alla testa. L’uomo è scappato a piedi, ha salutato per l’ultima volta la figlia ospite della nonna, ha preso una seconda vettura e ha cercato di fuggire.

Quando la Polstrada lo ha individuato in una piazzola di sosta per i tir dell’autostrada A4 ad Arino di Dolo (Venezia) ha capito che non ce l’avrebbe fatta a scappare. Per non farsi catturare ha sparato in aria e poi ha rivolto l’arma contro di se’ sparandosi un colpo in bocca. E’ stato portato in gravissime condizioni all’ospedale di Padova dove è morto nel tardo pomeriggio. A testimoniare la sua follia resta l’altare di fotografie della famiglia lasciato sul sedile della vettura, a cui ha dato l’ultimo sguardo prima di togliersi la vita.