JPMorgan: “Nuova crisi nel 2020”. Scontro con Trump

Sede della JPMorgan a NY.
Sede della JPMorgan a NY.

NEW YORK. – La prossima crisi finanziaria sarà nel 2020: anche se meno severa delle precedenti, si presenta incerta vista l’incognita della minore liquidità sui mercati finanziari che rende difficile stimare con esattezza quanto sarà profonda e come sarà risolta. A dieci anni dal fallimento di Lehman Brothers ad azzardare una previsione è JPMorgan, che intravede in coincidenza delle prossime elezioni presidenziali americane la prossima crisi.

E proprio sulla corsa alla Casa Bianca si ‘scontrano’ Jamie Dimon e Donald Trump: il numero uno di JPMorgan si lascia sfuggire di poter battere il tycoon al voto, poi però fa mea culpa e ammette che non si sarebbe dovuto lasciare andare. Il presidente americano replica secco: Dimon ”non ha l’intelligenza per la presidenza, è un nervoso allo sbando”. Lo scontro a distanza non ferma i titoli di JPMorgan, che proseguono in rialzo a Wall Street.

”Il problema con il banchiere Dimon è che non ha il talento e l’intelligenza per correre per la presidenza” twitta Trump, accusando l’amministratore delegato di JPMorgan di non essere bravo a parlare in pubblico. ”Con la mia grande politica economica, ho fatto sembrare molti banchieri più intelligenti di quello che sono” aggiunge il presidente americano che, con lo scontro con Dimon, va ad allungare così la lista dei manager di Corporate America nel suo mirino.

In cima a tutti c’è Jeff Bezos di Amazon, il ‘nemico’ del presidente a cui fa capo il Washington Post. Fra manager e uomini d’affari sono in molti fra i democratici a guardare al voto del 2020: c’è l’ex sindaco di New York Michael Bloomberg, l’ex amministratore di Starbucks Howard Schultz e la star del piccolo schermo Oprah Winfrey.

La replica di Trump a Dimon arriva dopo che l’amministratore delegato di JPMorgan, salito alle cronache come il ‘maghetto di Wall Street’ durante la crisi, ha detto senza mezzi termini che se si fosse candidato avrebbe potuto battere Trump. Il tycoon viene anche bacchettato indirettamente: Dimon afferma infatti che la sua ricchezza accumulata nei ruoli di presidente e amministratore delegato ”non è stata un regalo di papà”, in quella che è un’allusione al fatto che Trump ha ereditato dal padre buona parte di quello che ha.

”Sono duro quanto lui, sono più intelligente. Mi potrebbe attaccare quanto vuole, non funzionerebbe con me. Lo contrattaccherei” ha detto Dimon citando anche il fatto che con il presidente americano condivide l’essere di New York. Il banchiere non lesina critiche neanche ai democratici che dovrebbero smetterla di accanirsi contro le aziende se vogliono essere eletti.

Le affermazioni di Dimon spingono JPMorgan a correre immediatamente ai ripari: poco minuti dopo la sua intervista la banca in una nota chiarisce che Dimon non ha annunciato la sua candidatura alla Casa Bianca. ”Non avrei dovuto dirlo – dice Dimon -. Non corro per la presidenza. Questo” incidente ”mostra che non sarei un buon politico. Sono frustrato perchè vorrei che tutte le parti si unissero per aiutare a risolvere i grandi problemi”.

(di Serena Di Ronza/ANSA)