“Mundial”, Piazzolla… in Argentina è sempre più tango

I segreti delle "Milongas" di Buenos Aires. Elina Roldan: "Il tango è anzitutto un qualcosa che succede dentro a due persone che si guardano , si prendono e decidono di provare a ballare insieme”

BUENOS AIRES – Sbarcare in aeroporto e avere la possibilità di prendere lezioni di tango: è quanto hanno fatto per qualche giorno alcuni dei turisti atterrati nello scalo internazionale ‘Ezeiza’ di Buenos Aires, la capitale argentina dove qualche settimana fa si è chiuso il ‘mundial’ della musica simbolo del paese sudamericano.
Quella di ‘Ezeiza’ è solo una delle tante iniziative allestite dalle autorità locali per promuovere appunto il tango nel mondo. Così come avviene ormai da una quindicina di anni, l’evento ha calamitato l’interesse degli argentini: due mila artisti presenti, 130 concerti in 40 sedi, lezioni di ballo, canto e musica, oltre 700 coppie che si sono sfidate per due settimane prima alle eliminatorie poi alle semifinali.

Presso il palazzetto dello sport del ‘Luna Park’ si sono poi svolte le finali delle due categorie dei mondiali: lo ‘scenario’, centrato su un ballo più spettacolare e coreografico della ‘pista’ (salone da ballo), stile invece più classico e tradizionale. In qesta specialità si è imposta la coppia argentina Carla Rossi-José Luis Salvi.
Nella versione ‘escenario’ il mondiale è parso intrecciarsi con i campionati di calcio di quest’anno in Russia: i vincitori, a sorpresa ma solo in parte vista la loro bravura, sono stati i moscoviti Dmitry Vasin e Sagdiana Khazina. La coppia russa è stata d’altro lato anche la più votata dal pubblico.
Ottima d’altra parte la performance degli italiani Simone Facchini e Gioia Abbale, entrambi di Sora, ormai esperti in questo tipo di competizione: quarti nel 2016, vicecampioni l’anno scorso e ancora quarti quest’anno.

Elina Roldan: “Di una cosa sono sicura, è fondamentale saper individuare il ballo che ognuno di noi ha dentro di sé: si va in pista per piacere, non per far ginnastica”

Anche se lo “scenario” è più spumeggiante e appariscente di quello della “pista”, è proprio quest’ultimo a cogliere l’essenza del tango, l’anima del ritmo che batte nelle “milongas” in lungo e in largo nei tanti quartieri della infinita megalopoli argentina.
Il “mundial” non è l’unico evento “tanghero” del quale si parla in questi giorni a Buenos Aires, dove è d’altra parte in corso presso la “Ciudad Cultural Konex” della capitale la seconda edizione di “Experiencia Piazzolla”, una “sei giorni” di concerti con musicisti provenienti dal tango ma anche esponenti del jazz e del rock argentino. Lo scorso fine settimana c’è stata d’altro lato la prima di un film che racconta le tappe più importanti della vita di Astor Piazzola, morto nel 1992 e che rimane uno dei “big” della musica emblema di Buenos Aires.

Astor Piazzola

Il film presenta le tante sfaccettature di Piazzola, molto noto anche in Italia, musicista che nel corso della sua vita artistica è stato spesso duramente avversato. “Sarà bravo, ma la sua musica è altro, non tango”, è stato il ritornello per lunghi anni rieccheggiato a Buenos Aires. Attacchi ai quali l’autore di pezzi classici quali “Adios Nonino” rispondeva con atteggiamenti e dichiarazioni altrettanto battaglieri, frutto di una personalità esplosiva, in sintonia – si dice a Buenos Aires- “con su sangre italiana”.
Poi però, la “guerra fredda” tra il fronte pro-Piazzolla e quello contro si è lentamente spenta e oggi Astor è, senza discussioni o tentennamenti, uno dei due-tre personaggi chiave del tango.
A raccontare i segreti della milonga è d’altra parte Elina Roldan, coordinatrice della giuria e responsabile della programmazione artistica del mondiale.

“Di una cosa sono sicura, è fondamentale saper individuare il ballo che ognuno di noi ha dentro di sé: si va in pista per piacere, non per far ginnastica”, afferma Elina, in tournée negli Stati Uniti e autrice di due recenti film (“Por unos zapatos” e “Mi tango nació en Sarandì”).

Elina Roldan, uno dei guru del tango porteño

Seconda “lezione”. “Tango significa armonia, una coppia che danza deve essere un tutt’uno: deve emergere il ‘ballo’ nel suo insieme, non due persone che si muovono. E quando una coppia va in pista il resto -come per esempio come si vestono o anche chi sono, il loro lavoro o altro- importa poco: la chiave è appunto ‘el baile, quello e solo quello’”.
“E d’altra parte è fondamentale immergersi nel clima e nei ritmi di Buenos Aires, bisogna capire e ‘sentire’ questa città, è qualcosa che non puoi spiegare, devi viverla, assimilarla anche in modo non razionale: questo è, appunto, la caratteristica principale del ‘tango de piso’, il suo DNA”.
Non solo, conclude Elina: “chi balla deve percorrere una strada molto lunga prima di impossessarsi dell’anima ‘tanguera’. Il tango è anzitutto un qualcosa che succede dentro a due persone che si guardano , si prendono e decidono di provare a ballare insieme”.-

Martino Rigacci