Le compagnia aeree che fanno scalo in Venezuela dovranno pagare il carburante in Petro

L’economista Leonardo Buniak avverte sui pericoli della “dollarizzazione” dell’economia. Sostiene che si è in presenza di un proceso pernicioso di inflazione in dollari.

CARACAS – Le compagnie aeree che fanno scalo in Venezuela dovranno pagare il carburante in “Petro”. E’ questa la criptomoneta inventata dal governo del presidente della Repubblica, Nicolás Maduro. Il capo dello Stato ha commentato che il provvedimento è di applicazione immediata, almeno per quel che riguarda i vettori aerei internazionali.

Nel corso dell’ultima trasmissione a reti unificate, il presidente Maduro ha commentato che presto ogni transazione che riguardi direttamente il petrolio e i suoi derivati si realizzerà in “Petro”.

– Il “Petro” – ha assicurato il capo dello Stato – deve considerarsi una moneta venezuelana.

E così, sia la vendita di appartamenti, sia l’acquisto di biglietti aerei, sia le tasse aeroportuali, ad esempio, potranno realizzarsi in “Petro”.  Comunque, vi è chi sostiene che è illegale. D’altronde la costituzione stabilisce il Bolívar come moneta di corso legale.

Il “Petro”, creato dopo la decisione della Casa Bianca di proibire alle aziende nordamericane ogni transazione in bolìvares, è stato l’escamotage del governo per aggirare l’ostacolo. Il coniglio tirato fuori dal cappello.

E mentre le linee aeree, ora, dovranno rivedere le proprie strategie e, probabilmente, alcune preferiranno interrompere le proprie attività in Venezuela, l’economista Leonardo Buniak avverte sui pericoli della “dollarizzazione” dell’economia. Sostiene che si è in presenza di un proceso pernicioso di inflazione in dollari.

– Con un dollaro – afferma Boniak – oggi si acquistano meno prodotti che un mese fa.

Boniak ha anche spiegato che la società venezuelana si compone di quattro classi sociali: quella che produce dollari, quella che non li produce ma ha avuto la fortuna di poterli risparmiare e depositarli in un conto all’estero, quella che riceve le rimesse degli emigrati e quella che non ha acceso alla valuta straniera. Quest’ultima rappresenta quasi il 70 per cento della popolazione.