L’Occidente accusa Mosca per l’ondata di cyber-attacchi

Schermata di computer con comandi in linguaggio di programmazione.
L'Occidente accusa Mosca per l'ondata di cyber-attacchi

LONDRA.- L’Occidente torna a puntare il dito contro la Russia per una serie di cyberattacchi condotti in giro per il mondo nei mesi e negli anni scorsi. Primo fra tutti quello che l’Olanda, in tandem con il Regno Unito, afferma di aver sventato in aprile (con tanto di espulsione di quattro ‘diplomatici’ russi) nei confronti dell’Opac: l’agenzia internazionale per la proibizione della armi chimiche con sede all’Aja coinvolta fra l’altro nelle analisi sul tentato avvelenamento nervino a Salisbury, in Inghilterra, dell’ex spia doppiogiochista russa Serghiei Skripal e di sua figlia Yulia, nonché nelle inchieste sui presunti attacchi con i gas della guerra in Siria.

Gli episodi contestati erano tutti già noti e già al centro di sospetti verso Mosca. Ma stavolta l’accusa è pubblica, plateale e arriva direttamente dai governi, oltre che dai servizi di sicurezza. Con un imputato preciso: il Gru, l’intelligence militare del Cremlino, già chiamata in causa da Londra per l’affaire Skripal e in precedenza da Washington nell’ambito del cosiddetto Russiagate.

A dare il la sono state le autorità britanniche, seguite a ruota dagli alleati australiani e quindi dagli olandesi. Mentre più tardi è stata la volta degli Usa di riprendesi la scena, facendo sapere di aver a loro volta incriminato altri sette presunti 007 russi sospettati sia per la tentata incursione informatica nei sistemi dell’Opac, sia in quelli dell’agenzia anti-doping mondiale (Wada), che nel recente passato ha messo messo clamorosamente lo sport russo alla sbarra.

Le accuse più circostanziate sono quelle arrivate dal ministero della Difesa e dal controspionaggio olandesi. Che in una conferenza stampa tenuta all’Aja hanno riferito di aver espulso ad aprile quattro russi (e non solo due, come trapelato sui media finora) nell’ambito di un’operazione condotta in collaborazione con i servizi di Londra e con il supporto di quelli svizzeri e americani.

I quattro sono stati identificati in Aleksei Moronetz, Ievgheni Serebriakov, Oleg Sotnikov e Aleksei Minin. I primi due sarebbero esperti informatici, gli altri addetti alla logistica. Secondo le autorità olandesi, erano arrivati nel Paese protetti da passaporti diplomatici e avrebbero tentato di hackerare i database dell’Opac (sospettata apertamente da Mosca di aver truccato le carte nelle indagini sul caso Skripal) sia con il sistema del fishing (mail maligne usate come esca) sia avvicinandosi fisicamente alla sede dell’agenzia per provare ad agganciarne il wi-fi.

Gli investigatori dell’Aja hanno mostrato telefonini, equipaggiamento vario, ricevute di un’automobile presa a noleggio dal quartetto, foto e altri elementi indiziari. E hanno rivelato di aver sequestrato inoltre un computer adoperato a quanto pare in precedenza in Malaysia anche per tentare di infiltrarsi nell’inchiesta sull’abbattimento del volo Mh17, avvenuto nei cieli dell’Ucraina e attribuito dall’Occidente alle milizie filo-russe del Donbass (mentre il Cremlino lo addebita alle forze di Kiev).

Mentre i britannici hanno evocato ulteriori presunte incursioni bloccate poco prima sia contro il Foreign Office sia negli archivi elettronici del laboratorio militare di Porton Down, pure impegnato sul fronte del dossier Skripal.

Immediata e senza sorprese la reazione di Mosca, che nega ogni responsabilità nei fatti di Salisbury e ha smentito tutto come frutto della “campagna anti-russa” di Londra e soci. Le parole con cui Vladimir Putin ha bollato in questi giorni lo stesso Skripal alla stregua di “un traditore e una canaglia” non contribuiscono tuttavia certo a dissolvere le ombre agitate nei confronti dello stato e dei servizi russi.

Mentre il segretario generale della Nato, Jens Stoltemberg, accredita appieno le conclusioni delle inchieste anglo-olandesi-americane, definendo “scriteriate” le azioni di Mosca e annunciando nuove misure da parte dei Paesi dell’Alleanza Atlantica. Sulla medesima lunghezza d’onda sia le reazioni dei vertici Ue, sia la dichiarazione congiunta con cui Theresa May e il premier dell’Olanda, Mark Rutte, rivendicano la cooperazione fra i loro Paesi come un argine in difesa “delle istituzioni internazionali” e rinfacciano al Gru “disprezzo per i valori globali e per le regole che garantiscono la nostra sicurezza”.

Un’accusa che Gran Bretagna e Australia allargano del resto oggi stesso pure al sospetto coinvolgimento dell’intelligence militare di Mosca – in questo caso definito “altamente probabile” – contro altre realtà: dalla Wada (presa di mira per smascherare l’uso di farmaci dopanti da parte di campioni occidentali giustificato come legale dall’establishment sportivo internazionale grazie al meccanismo delle ‘esenzioni mediche’), al Comitato elettorale 2016 dei Democratici Usa, fino a organi d’informazione ucraini e anche russi, come il sito Fontanka e l’agenzia Interfax.

(di Alessandro Logroscino/ANSA)