Onu, rischiamo di vivere a una temperatura a +1,5 gradi già nel 2030

In controluce due persone bevendo dalle bottiglie. Temperatura
In Italia il 2018 anno più caldo dal 1800

ROMA. – Il riscaldamento globale potrebbe superare la soglia di 1,5 gradi dai livelli pre-industriali già fra 12 anni, nel 2030, se i paesi continueranno a produrre gas serra come oggi. E al 2100 arriverebbe a +3 gradi. Questo vorrebbe dire aumento della siccità e delle alluvioni, miseria e carestie, estinzione di specie, diffusione di malattie, innalzamento dei mari, sparizione di isole e centri costieri.

Gli impegni di riduzione dei gas serra presi dagli stati alla firma dell’Accordo di Parigi sono del tutto insufficienti. Occorre fare di più, e cominciare subito. E’ questo il messaggio che lancia il Comitato dell’Onu per il clima, l’Ipcc, che oggi ha diffuso da Incheon in Corea il suo rapporto “Riscaldamento globale a 1,5 gradi”.

Un vero e proprio manuale di 30 pagine per i governi, che indica gli effetti sul pianeta del riscaldamento globale e propone quattro percorsi per mantenere il cambiamento climatico entro 1,5 gradi dai livelli pre-industriali. E’ l’obiettivo più ambizioso dell’Accordo di Parigi del 2015, insieme all’obiettivo minimo dei 2 gradi.

Novantuno scienziati di 44 paesi per due anni hanno studiato 6.000 ricerche e valutato 42.000 pareri di colleghi. Il messaggio finale è: restare entro 1,5 gradi è ancora possibile, ma richiede un impegno eccezionale in tecnologia e investimenti. E bisogna fare presto.

Proprio oggi, il Cnr ha stabilito che il 2018 finora è l’anno più caldo in Italia dal 1800, con una temperatura media più alta proprio di oltre 1,5 gradi rispetto alla media, con livelli record ad aprile e gennaio. Un rialzo delle temperature che, secondo Coldiretti, mette a rischio il patrimonio enogastronomico dell’Italia, dove si assiste a una decisa tendenza alla tropicalizzazione del clima con il moltiplicarsi di eventi estremi.

Gli scienziati riuniti in Corea sostengono che le emissioni di CO2 dovrebbero scendere nel 2030 di circa il 45% rispetto al 2010, raggiungendo lo zero nel 2050. Per questo propongono ai decisori politici quattro percorsi possibili, con un mix di strumenti diversi: taglio delle emissioni (passaggio a energie rinnovabili e veicoli elettrici, efficienza energetica, riciclo dei rifiuti, riduzione del consumo di carne) e rimozione della CO2 (riforestazione, cattura e stoccaggio del carbonio, quest’ultimo un procedimento ancora sperimentale).

Il primo percorso è quello della “decrescita felice”, con risparmio energetico e riforestazione. Poi c’è quello ad elevata sostenibilità, con un limitato uso di stoccaggio di carbonio. Il terzo scenario vede meno sostenibilità e un ricorso maggiore al “carbon storage”. Il quarto percorso prevede uno sviluppo basato sulle fonti fossili, con forti emissioni riassorbite dallo stoccaggio di carbonio. Il rapporto sarà al centro della prossima conferenza sul clima dell’Onu, la Cop24, a dicembre a Katowice in Polonia.

Intanto la Ue ha annunciato per novembre la sua strategia per la riduzione delle emissioni. In Italia il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, ha detto che il governo sta lavorando ad un piano per la mobilità elettrica e intende mantenere l’obiettivo del taglio delle emissioni delle auto del 40% al 2030. Il segretario del Pd Maurizio Martina ha chiesto un dibattito straordinario in Parlamento sul clima.

(di Stefano Secondino/ANSA)