Come funziona il reddito di cittadinanza in Germania

Manifesti del M5s per far conoscere il reddito di cittadinanza.
Manifesti del M5s per far conoscere il reddito di cittadinanza.

BERLINO. – La spesa sociale in Germania è una spesa composita e complessa, ma tra le misure più note di sostegno al reddito c’è quello che i tedeschi chiamano Hartz IV, dal nome del deputato socialdemocratico che dal 2002 guidò la commissione di riforma dei diritti sociali sotto il governo Schroeder.

L’Hartz IV aiuta chi è abile al lavoro e ne sta cercando uno ma “non riesce a provvedere alla propria sussistenza con mezzi propri”, e anche “chi lavora ma non riesce a guadagnare abbastanza soldi per provvedere al proprio sostentamento”, racconta all’ANSA la portavoce del Job Center di Berlino, Silke Berlin. In Germania ne hanno beneficiato nel 2017 oltre 4.3 milioni, di cui oltre 1.4 milioni di stranieri e di questi oltre 66.840mila italiani residenti in Germania.

Il sussidio Hartz IV lo può ricevere una persona o un nucleo familiare ed è composto da un Existenzminimum, un minimo per vivere di 416 euro al mese per una persona, a cui si somma un contributo variabile, che copre tra le altre cose le spese di affitto, riscaldamento e acqua calda. Alla fine si può arrivare ad una somma totale intorno ai 799 euro per una persona, secondo un esempio citato dalla portavoce del Job Center di Berlino.

La somma totale di cui si compone il sussidio dipende però da diversi fattori: età, possibilità o meno di lavorare, numero dei componenti di un nucleo familiare, luogo in cui si vive. “Se per esempio c’è un nucleo familiare di 2 persone dove una lavora e l’altra no, ma il reddito di quella che lavora permette la sussistenza dell’altra, allora non si ha diritto all’Hartz IV perché non si viene considerati un nucleo familiare bisognoso”, dice Berlin.

“Invece ci può essere il caso di una persona disoccupata che riceve un’indennità di disoccupazione – continua la portavoce del Job Center – che non le consente di sostenere le spese minime necessarie, in questo caso il Job Center può, per un certo periodo, integrare la quota mancante per arrivare a garantire il minimo necessario”.

Il principio guida per lo Stato è fornire ai cittadini un aiuto temporaneo “per colmare una carenza” – spiega Berlin – e “coprire solo i bisogni essenziali”, ma non va concepito come un sostegno permanente. Il tempo medio di durata è un anno, racconta la portavoce del Job Center berlinese.

“Certe persone si adagiano, tendono a ridurre i loro bisogni per rientrare nel sussidio”, racconta Berlin, ma non è questa l’idea per cui è nato. “L’Hartz IV offre una serie di stimoli: corsi di aggiornamento e di formazione, momenti di incontro con le aziende, per spingere gli assistiti a trovare velocemente un nuovo lavoro”, prosegue Berlin. “Si parla del principio del favorire ed esigere”, dice la portavoce.

Non è prevista, infatti, la possibilità di prendere il sussidio senza dimostrare di darsi da fare per cercare lavoro. Prendere parte ai corsi di formazione o di aggiornamento è un obbligo. Cosa succede se si deroga a questo impegno? Semplice, il contributo viene decurtato. “Chi prende l’Harz IV viene regolarmente invitato a dei colloqui al Job Center” e se gli appuntamenti si saltano senza una giustificazione convincente, l’Harz IV viene decurtato prima del 10%, poi del 30% e se le violazioni si sommano il sussidio viene tagliato anche del 60%. Alla terza volta viene sospeso.

In tutto nel 2017 sono stati 136.799 i beneficiari di Harz IV che hanno subito delle decurtazioni (3,1%). Mentre gli italiani che hanno trovato lavoro nel 2017 grazie all’intermediazione del Job Center sono stati 18.974.

(di Uski Audino/ANSA)