Brexit, tanto interesse ma anche tanta confusione

La transizione aperta dal referendum che ha sancito il Brexit è stata l’argomento affrontato nel corso dell’appuntamento trimestrale che hanno organizzato le Camere di Commercio Europee in Spagna

MADRID – Tanto interesse ma anche tanta confusione. Il risultato del referendum che ha sancito il Brexit, l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, ha prima sorpreso e poi creato timori per le sue conseguenze. Preoccupa soprattutto quelle nazioni che mantengono importanti relazioni economiche con il Regno Unito. La Spagna è una di queste. Di fatto, il Regno Unito è uno dei suoi maggiori partner commerciali. Che cosa accadrà una volta che il divorzio sarà realtà? L’appuntamento trimestrale organizzato dalle Camere di Commercio Europee in Spagna ha cercato di dare una risposta; di analizzare lo “stato dell’arte”. Il titolo dato alla “colazione” di ottobre lo dice tutto: “Y después del Brexit ¿Qué? – Efectos de adaptación del modelo de negocio para las empresas en España”.

Hanno dato il benvenuto ai tanti industriali, molti di questi dirigenti di aziende italiane o italo-spagnole, Juergen Foeckin, per la Commissione Europea nei cui spazi si è svolto il simposio; Carmen Sanz, rappresentante delle Camere di Commercio dell’Unione Europea in Spagna; Daniel Vinuesa, di “Investment Attraction” e Gema Sanz funzionaria del “Ayuntamiento” di Madrid. Tutti loro hanno sottolineato, per sommi capi, l’importanza del tema e la necessità dei capitani d’industria di avere informazioni e orientamenti. Quindi, la parola è passata ad Antonio Hernández García, socio e responsabile di Strategia Energetica e Internazionale e Brexit in Spagna di KPMG.

Hernández García, con abili pennellate, ha illustrato lo sviluppo delle relazioni commerciali tra Spagna e Regno Unito negli ultimi anni; relazioni commerciali che, ha detto, interessano soprattutto l’industria automobilistica e l’agroindustria. Ha commentato l’importanza del Regno Unito per l’Europa e in particolare per la Spagna. Quindi presentato i tre possibili scenari. Il primo, quello più ottimista e quindi che si augurano tutti gli imprenditori che hanno relazioni commerciali con il Regno Unito, è una transizione senza contrasti in cui, nel limite del possibile, si mantiene lo “status quo”. In altre parole, limate le asprezze, Comunità Europea e Regno Unito trovano l’intesa e traghettano la transizione senza grossi sussulti. Tutti lo sperano, però, pochi credono che sia possibile. Il secondo scenario è quello di una transizione che rivoluziona la realtà. In altre parole, si raggiunge l’accordo ma le norme subiscono modifiche, anche di carattere molto profondo. In questo caso, le aziende dovranno prepararsi, pianificare una propria strategia per ridurre l’impatto e far fronte alle nuove spese che deriverebbero dalla nuova congiuntura. Il terzo scenario, quello più negativo, è la mancanza di un accordo.  I risvolti sarebbero assai preoccupanti

Sulla base dell’esposizione fatta da Hernández García è iniziata la discussione. Ad aprire il dibattito è stata Rocío Frutos, vicedirettrice generale delle politiche commerciali dell’Unione Europea del Ministero dell’Economia.

Frutos ha posto l’accento sull’importanza del mercato della Gran Bretagna per la Spagna, anche se nel 2017 e nel 2018 i rapporti commerciali hanno subito una flessione. Ha spiegato che almeno il 30 per cento delle esportazioni spagnole riguarda l’industria automobilistica ma anche l’industria farmaceutica e l’agroindustria hanno un proprio peso.

Dal canto suo, Jochen Muller ha ammesso che molto si è avanzato dal momento in cui la Gran Bretagna ha deciso di abbandonare il sogno europeo. Ma manca ancora tanto cammino da fare. In molti casi, ha spiegato, l’Unione Europea sta proponendo lo “status quo”. Ma non sempre sarà possibile mantenerlo. Ha fatto più volte riferimento alle quattro libertà cardine dell’Unione Europea. Vale a dire, libera circolazione dei cittadini, libera circolazione dei prodotti, libera circolazione dei servizi e libera circolazione dei capitali. Per Muller la transizione, anche se traghettata con diplomazia e intelligenza, sarà assai complessa.

William Murray, incaricato d’affari dell’Ambasciata del Regno Unito, non ha nascosto che il Brexit rappresenta una sfida per il Regno Unito e l’Unione Europea. Ha tenuto comunque a precisare che i cittadini dell’Unione Europea residenti oggi in Gran Bretagna non hanno nulla da temere. Il problema, semmai, si presenterà a chi vorrà emigrare dopo la firma definitiva del divorzio.

Dalle domande che hanno animato il dibattito, è emerso che ciò che più preoccupa le aziende è capire se si tornerà alle dogane e in che modo. Insomma, come saranno gestiti i controlli sui prodotti che non godranno più dei benefici della libera circolazione. Le aziende dovranno prepararsi ai tempi che comporteranno le nuove norme e come questi si tradurranno in spese e perdita di competitività.  Anche il tema delle imposte è motivo di preoccupazione.

I dubbi e la confusione sorti all’indomani del Brexit, comunque, non sono stati dipanati. La matassa è ancora molto intricata. Difficile anche per gli addetti ai lavori capire cosa accadrà in futuro. A complicare lo scenario, le recenti dichiarazioni di uno dei leader politici inglesi che ha avanzato la possibilità di un secondo referendum. Quindi, paradossalmente, dopo tanti timori, preoccupazione e allarmi  potrebbe anche non accadere nulla. Insomma, che tutto sia stato solo un brutto sogno.

Redazione Madrid