Elezioni, proposta di legge: “urne trasparenti”, va al Senato

Schede da urne in un seggio elettorale.
Schede da un'urna in un seggio elettorale.

ROMA. – Urne in plexiglass, seggio aperto e possibilità per gli universitari fuorisede di votare per i referendum e per le Europee nel comune dove si risiede in quel momento: sono alcune delle novità introdotte dalla proposta di legge approvata dall’Aula della Camera.

Il testo, primo firmatario Dalila Nesci (M5s), che passa ora al Senato, è stato approvato con il voto a favore della maggioranza e di Leu, l’astensione di Pd e Fdi e il no di FI che è contro le norme che riguardano gli scrutatori dei seggi elettorali e l’ampliamento dei soggetti abilitati ad autenticare le firme necessarie per proporre referendum e leggi di iniziativa popolare.

In ogni caso, riscuote consenso la possibilità di avere più trasparenza in tutte le consultazioni elettorali e di ridurre al massimo il voto di scambio grazie alle urne in plexiglas. Sono modificate, nella stessa ottica, anche le cabine: saranno composte di tre lati e quello aperto sarà rivolto verso gli scrutatori. In questo modo sarà più facile controllare che l’elettore non estragga dalla tasca una scheda già votata ricevuta ad esempio dal boss di turno, al quale egli dovrebbe consegnare quella ricevuta al seggio.

Altra novità, è la possibilità per gli studenti che studiano fuori sede di votare dove frequentano l’università senza dover tornare nel comune di residenza. Le firme per i referendum e per le leggi di iniziativa popolare potranno essere autenticate anche da “cittadini designati dai promotori della consultazione” che abbiano i requisiti previsti” per svolgere il ruolo di presidente di seggio.

Un emendamento estende poi agli avvocati e ai consiglieri regionali la potestà di autenticare firme. Infine, arrivano criteri più limitativi per poter essere presidente di seggio o scrutatore: tra le cause ostative c’è l’essere parente o affine entro il secondo grado di un candidato e l’essere stati condannati anche in via non definitiva. Tra le categorie di dipendenti pubblici che non potranno essere componenti di seggio ci sarà anche quella di chi lavora al Ministero dello Sviluppo economico.

Arriva poi il divieto di ricoprire l’incarico per due volte consecutive presso la medesima sezione elettorale per gli scrutatori e per il presidente che dovrà avere un’età compresa tra i 18 e i 70 anni (per gli scrutatori e per il segretario il limite è di 65 anni). Il presidente dovrà essere almeno diplomato. Si introduce poi una riserva dei posti di scrutatore (pari alla metà arrotondata per difetto) per chi si trova, da almeno 30 giorni dal momento del sorteggio degli scrutatori, in stato di disoccupazione.

(di Francesco Bongarrà/ANSA)