War games della Nato, sul campo anche i parà italiani

War games della Nato, sul campo anche i parà italiani.
War games della Nato, sul campo anche i parà italiani

KVIKNESKOGEN (NORVEGIA). – I carri armati dei Marine statunitensi sono andati ‘all’assalto’ a Oppdal, la cittadina norvegese incastonata tra le montagne nel centro del Paese, teatro in questi giorni della maxi esercitazione Nato ‘Trident Juncture 18’. A fronteggiare gli americani dall’altra parte del ‘fronte’, nei mastodontici war games dell’Alleanza Atlantica, le forze di ‘opposizione’, ovvero quelle italiane e spagnole, schierate in maniera massiccia nell’area.

La simulazione realistica di “combattimento tattico” prevedeva la vittoria degli ‘invasori’, e la successiva ritirata dei ‘difensori’, che nei prossimi giorni saranno impegnati in una vasta controffensiva per riconquistare le proprie posizioni. E’ una battaglia che deve testare la capacità di reazione rapida della Nato, in un ambiente reso ostile da un clima mutevole in cui l’unica cosa certa è una sola: il freddo, reso micidiale dal vento, che nei boschi della zona si trasforma in un vero e proprio incubo.

I Marine avanzano con gli M1A1 Abrams, una decina di blindati e forze di terra e conquistano una stazione di carburante in uno snodo nevralgico a qualche chilometro dal centro della città. Le zone di ‘combattimento’ sono state isolate, le autorità locali hanno chiesto e ottenuto il rispetto di molte direttive. Il rispetto di luoghi pubblici come asili e scuole, e soprattutto il rispetto dell’ambiente, in un’area come quella di Oppdal, paradiso dello sci norvegese, che per il 50% è una riserva naturale.

Ma anche di non “turbare troppo la popolazione”, quindi nessuna zona rossa e nessun blocco definitivo delle arterie stradali. I tank, insomma, hanno fatto largo ad auto e camion, e atteso pazientemente il via libera delle autorità locali. Nel primo pomeriggio, mentre fosche nubi nere addensavano il cielo, è scattata la seconda fase dell’operazione, che prevedeva la ‘ritirata’ dei difensori, quindi degli italiani e degli spagnoli – e delle altre forze sotto la loro guida. Sul fronte meridionale, a Kvikneskogen 30 km da Oppdal, in una delle zone più impervie della regione, centinaia di soldati italiani hanno attestato le proprie linee difensive.

In campo ci sono i paracadutisti della ‘Folgore’, il 187/o reggimento, aggregato all’assetto italiano su base della Brigata corazzata ‘Ariete’. I parà sono al comando del colonnello Giuseppe Scuderi. “L’ambiente naturale sta mettendo alla prova le nostre capacità di sopravvivenza: il personale sta rispondendo bene, direi in maniera robusta”, dice all’ANSA.

Molti militari in campo sono dei veterani, ma l’esercitazione prevede anche fasi offensive che non rientrano nel contesto di “stabilizzazione e pacificazione” che ha caratterizzato l’azione militare italiana degli ultimi decenni. I war games prevedono anche stime potenziali delle perdite, veri e propri ‘arbitri di gara’, controllo del rispetto dell’ambiente. Gli italiani – che non spezzano nemmeno un ramoscello di questo paradiso – chiudono la ‘ritirata’ con risultati più che soddisfacenti, segnando qualche gol in rovesciata contro gli ‘invasori’ americani. Poi cala il buio, tutto si ghiaccia, e la guerra finta sembra a tratti vera.

(dell’inviato Claudio Accogli/ANSA)