Lite sul reddito e “bomba” prescrizione, governo vacilla

Il ministro della Pubblica amministrazione, Giulia Bongiorno, ospite de L'Intervista di Maria Latella su Sky Tg24.
Il ministro della Pubblica amministrazione, Giulia Bongiorno, ospite de L'Intervista di Maria Latella su Sky Tg24, 3 novembre 2018. ANSA/ UFFICIO STAMPA SKY

ROMA. – Lo stop alla prescrizione come “bomba nucleare sul processo”. Il reddito di cittadinanza da dare “alle imprese e non ai cittadini”. Suona un nuovo campanello d’allarme in casa M5s, per le parole della Lega. Prima il ministro Giulia Bongiorno, poi il sottosegretario Armando Siri frenano su due cavalli di battaglia pentastellati. E, secondo la lettura M5s, minacciano così di violare il contratto di governo: vorrebbe dire, sottolineano, far saltare l’esecutivo. Matteo Salvini, i cui contatti con Luigi Di Maio sono continui, dichiara che si va “avanti uniti”.

Ma fonti di governo M5s temono che in realtà punti a indebolire il loro leader. Non passa inosservato che il leghista, che evita sempre di citare il reddito di cittadinanza, nella nota diramata in mattinata per stemperare le tensioni lo ‘declassi’ a “reddito di inserimento al lavoro”. Fa il paio con il fatto che i dubbi della Lega sulla misura non vengano più taciuti, ma ostentati.

E così, mentre Di Maio sui social rilancia la rassicurazione che il reddito si farà, il Movimento fa quadrato sulle sue misure e intima all’alleato: “Se ha nostalgia di Berlusconi lo dica”. Il momento è già di per sé complicato per il governo: la prossima settimana, probabilmente l’8 novembre, deve essere inviata a Bruxelles (potrebbero portarla di persona Giovanni Tria o, ma l’idea sembra tramontare, il premier Conte) la lettera di risposta ai rilievi della Commissione sulla manovra. Giuseppe Conte ha chiesto più volte ai suoi vicepremier di tenere toni morbidi e compattezza per facilitare il suo arduo lavoro diplomatico per evitare la procedura d’infrazione.

E invece non solo prosegue l’assedio al Mef (si rincorrono, per ora smentite, voci di dimissioni del capo di gabinetto Roberto Garofoli). Ma lo scontro si fa plateale, anche tra i ministri. E’ Giulia Bongiorno, ministro leghista della P.a., ad aprire le ostilità: “La sospensione della prescrizione” al primo grado di giudizio “è una bomba nucleare sul processo. Sono molto preoccupata”.

Il riferimento è all’emendamento alla legge anticorruzione presentato dal M5s, che fa discutere da giorni la maggioranza. “Bongiorno sbaglia – replica il Guardasigilli Alfonso Bonafede – la bomba atomica che rischia di esplodere è la rabbia dei cittadini di fronte all’impunità”. E a più voci dal M5s ricordano che non solo la riforma della prescrizione è nel contratto di governo ma lo stesso Salvini l’aveva auspicata davanti alle vittime della strage di Viareggio.

Fonti leghiste spiegano che in realtà la linea è più morbida di quello che le parole di Bongiorno lascerebbero intendere: lei stessa dice che un “accordo” su come riformare la prescrizione, senza fermarla del tutto, si troverà. Per lunedì è in programma una riunione tra i parlamentari di M5s e Lega per trovare una soluzione. Ma la situazione nella maggioranza è tutt’altro che sotto controllo, ammettono fonti di entrambi i partiti.

Tra le cose da fare Salvini cita legittima difesa (è in seconda lettura alla Camera), stop sbarchi (il decreto sicurezza, su cui c’è la fronda M5s, in settimana è in Aula al Senato), reddito “di reinserimento al lavoro” e riforma della Fornero con quota 100. Ma tra i nodi c’è quello enorme della Tav e ancora tante nomine in stand by (Consob, Antitrust, servizi, direzioni di rete Rai).

Il banco però M5s minaccia di farlo saltare sulla sua misura cardine: il reddito di cittadinanza. Perciò suona indigesto che, nonostante l’avvertimento di Di Maio, il leghista Siri proponga che il reddito venga dato non al singolo ma “a imprese e aziende che si facciano carico di formarlo”. Così come la vogliono i Cinque stelle, aggiunge, la norma rischia di creare una frattura tra Nord e Sud Italia.

Siri dice di parlare a titolo personale, ma il M5s sospetta che lo stesso Salvini abbia dato il via agli attacchi. Se voglia arrivare alla rottura, con la Lega che vola nei sondaggi, o solo alzare la posta con il M5s, se lo chiedono sia in casa pentastellata sia tra i leghisti. E tra gli indizi c’è chi annovera pure il silenzio di Berlusconi in questa fase.

(di Serenella Mattera/ANSA)