Da Governo nessuna concessione all’Ue. Allarme del Colle

Da sinistra: Giovanni Tria, Giuseppe Conte, Luigi Di Maio e Matteo Salvini, nella conferenza stampa a Palazzo Chigi. Governo
Da sinistra: Giovanni Tria, Giuseppe Conte, Luigi Di Maio e Matteo Salvini, nella conferenza stampa a Palazzo Chigi. ANSA/GIUSEPPE LAMI

ROMA. – C’è già sul tavolo la stima della Ue, che ‘declassa’ le previsioni sulla crescita, quando di primo mattino Giuseppe Conte vede a Palazzo Chigi Luigi Di Maio e Matteo Salvini. Si tratta sulla prescrizione, ma si parla anche di manovra. E, senza grandi tormenti, i vicepremier respingono i suggerimenti dei ‘pontieri’ e blindano il ‘fortino’: la manovra non cambia.

Non può cambiare anche per ragioni politiche: una maggioranza già in fibrillazione rischia di non reggere alla prova di modifiche consistenti. E cedere all’Ue dopo aver difeso per due mesi le proprie buone ragioni e i propri calcoli, non sarebbe un buon viatico per la vicina campagna elettorale per le europee. Al contrario, M5s e Lega sono pronti a issare la bandiera del cambiamento per rispondere alla probabile procedura d’infrazione inflitta dall’Ue “dell’austerità e dei burocrati”.

Giovanni Tria, di cui si erano evocate anche le dimissioni a valle della legge di bilancio, adesso si fa portabandiera del governo nella durissima risposta all’Ue. E invoca, con il premier Conte, il voto del Parlamento sul Def che fissava il deficit al 2,4% come ‘scudo’ alla sua azione. Con Conte, spiegano fonti parlamentari, il ministro si farà garante del contenimento dei costi nel percorso parlamentare della manovra: dal Mef passerà la scrittura di reddito di cittadinanza – su cui Di Maio ottiene una blindatura – e riforma delle pensioni. Da lì passeranno anche le correzioni che si rendessero necessarie nel 2019, con tagli alla spesa e magari una manovra correttiva.

I margini ci sono, tanto che – notano i tecnici della Camera – non sono stimati eventuali risparmi attesi da reddito e pensioni. Per ora però la lettera che entro martedì (“poco contano i tempi”, dicono a Palazzo Chigi) sarà mandata a Bruxelles, terrà la linea dello scontro frontale: deficit al 2,4% e difesa delle stime sulla crescita, a giustificare lo sforamento. Nessun’altra concessione, neanche una scalettatura dei tempi. Sapendo di andare incontro a una quasi certa procedura d’infrazione. Poi, si tratterà, per evitare sanzioni pesanti e dilatare i tempi.

Ma sulla tenuta dei conti pubblici resta acceso il faro del Quirinale. Dopo la lettera di ‘accompagnamento’ alla manovra inviata a Conte per auspicare un canale di dialogo con l’Ue, il presidente Mattarella torna a invocare particolare “attenzione”, alla luce di una congiuntura sfavorevole, che segna un rallentamento internazionale. Ed è il rischio di un isolamento dell’Italia, che si legge nelle parole del capo dello Stato. Isolamento rispetto a un’Europa con la quale siamo sempre più interdipendenti. E rispetto a un trend mondiale che impatta sulla nostra economia e richiede perciò “elevata attenzione”.

In prima fila al Quirinale, ad ascoltare il discorso del capo dello Stato, c’è anche Di Maio, che poco prima con Salvini aveva blindato la linea della fermezza. Ma il capo dello Stato, senza mai riferimenti diretti, invita a considerare che non si può andare avanti a prescindere. Non ci si può misurare solo con “orizzonti interni” o “calcoli di breve periodo”. Anche perché se è vero, come sostiene il governo, che i fondamentali del Paese sono “buoni”, per crescere bisogna “ispirare fiducia”. L’invito a guardare al futuro e alla “intera comunità”. Ma anche l’attenzione prioritaria al “lavoro” e agli “investimenti”.

Questi i pilastri che puntellano il ragionamento del capo dello Stato. Oltre al fattore “fiducia”, vera grande fonte di preoccupazione per l’esecutivo. Perché se i mercati, che già hanno fatto scontare tanto ai gialloverdi negli scorsi mesi, decidono di voltare le spalle all’Italia, rischiano le banche e il risparmio. Ecco perché ministri e sottosegretari di M5s e Lega seguono per l’intera giornata, come ormai da tempo si sono abituati a fare, l’andamento dello spread. Perché se le sanzioni Ue si possono fronteggiare più avanti, magari con una manovra correttiva, a una crisi sui mercati si dovrebbe rispondere subito.

(di Serenella Mattera/ANSA)