Petrolio sotto 60 dollari, occhi a tavolo Opec e non-Opec

Un operaio addetto alla manutenzione di un impianto petrolifero.
Greggio giù del 20% dai massimi di ottobre, pesano decisioni Usa

ROMA. – Il prezzo del petrolio è in picchiata sotto i 60 dollari, con uno scivolone del 20% dai massimi raggiunti ai primi di ottobre. I mercati guardano quindi con interesse a quanto accadrà nei prossimi giorni ad Abu Dhabi, dove si incontrano i Paesi Opec e non Opec. In una caduta apparentemente inarrestabile cominciata nella prima settimana di ottobre, il greggio americano è passato in appena 40 giorni da una quotazione di oltre 76 dollari ai 59,64. Il Brent ha seguito la stessa scia, precipitando da circa 85 dollari a meno di 70.

Se l’origine della corsa che aveva portato i prezzi ai massimi da quattro anni era stata individuata nella decisione degli Stati Uniti di reintrodurre le sanzioni nei confronti dell’odiato Iran, secondo gli analisti almeno parte del crollo si deve allo stesso motivo, ma, per così dire, ribaltato: vale a dire la decisione dell’amministrazione Usa di esentare otto Paesi (tra cui l’Italia) dalle sanzioni, consentendo loro di continuare a importare petrolio da Teheran.

A incidere c’è però anche la preoccupazione per la corsa della produzione americana, in uno scenario di rallentamento della crescita che fa temere una sovrapproduzione generale e un eccesso di offerta. E così gli occhi sono puntati a quanto accadrà nel weekend e lunedì ad Abu Dhabi, dove si riunirà il gotha dei paesi produttori, in attesa del vertice Opec vero e proprio in programma il 6 dicembre.

Sabato è prevista la riunione del comitato tecnico cui aderiscono i paesi Opec e quelli non Opec, mentre domenica si svolgerà la riunione ministeriale. Lunedì, poi, gran finale con l’Adipec, la fiera internazionale del settore che vede la partecipazione di tutti i più importanti addetti ai lavori. Una vetrina imperdibile per far sapere al mondo quali sono le intenzioni dei produttori e, quindi, se si arriverà presto a un taglio delle quote.