Pico della Mirandola avvelenato, la verità 500 anni dopo

Un'immagine di Pico della Mirandola.
Pico della Mirandola avvelenato, la verità 500 anni dopo.

MILANO. – Morte per avvelenamento da arsenico: recita così il referto della scientifica che risolve il mistero della morte di Pico della Mirandola. Un ‘cold case’ iniziato 500 anni fa, il 17 novembre 1494, quando il celebre filosofo e umanista dalla proverbiale memoria morì inspiegabilmente a soli 31 anni mentre le truppe francesi di Carlo VIII entravano a Firenze.

A ucciderlo fu la sifilide o l’avvelenamento, secondo alcuni ordinato da Piero il Fatuo, figlio del Magnifico e nemico del Savonarola? Fin da subito le voci si rincorsero alimentando un dibattito durato cinque secoli, che oggi trova finalmente la chiave di volta nelle analisi dei resti di Pico pubblicate su Journal of Forensic and Legal Medicine. A condurle è stata una task force internazionale formata dalle università di Pisa, Bologna, Salento, Valencia e York, insieme al Max Planck Institute e al RIS di Parma.

I ricercatori hanno esaminato i resti di Pico, conservati in un chiostro vicino alla basilica fiorentina di San Marco, mettendo insieme analisi antropologiche e documentali, datazione al radiocarbonio e analisi del Dna antico, accanto a sofisticate tecniche di microscopia ottica ed elettronica. Dai risultati sono emersi i segni dell’intossicazione da arsenico, presente “a livelli potenzialmente letali compatibili con la morte per avvelenamento acuto”, come spiega Fulvio Bartoli del dipartimento di Biologia dell’ateneo pisano.

“A quel tempo l’arsenico era considerato il principe dei veleni, perché non lasciava traccia: poteva essere somministrato ad alte dosi, per una morte immediata, oppure a piccole dosi, per indurre sintomi confondibili con quelli di altre malattie in modo da non destare sospetti”: lo spiega Donatella Lippi, professore di storia della medicina all’Università di Firenze dove ha coordinato il ‘Progetto Medici’, risolvendo a sua volta il cold case della morte (sempre per avvelenamento da arsenico) del Granduca Francesco I e della sua seconda moglie Bianca Cappello.

“Finalmente – afferma l’esperta – le nuove tecniche di analisi scientifica ci permettono di trovare le prove mancanti per fare chiarezza tra i documenti storici e le fonti letterarie, contraddittori soprattutto in caso di personaggi famosi su cui venivano spesso diffuse false notizie ad arte”. Le indagini scientifiche non possono rivelare il nome dei mandanti di questi omicidi, “che vanno ricostruiti partendo dai documenti storici”, ma di sicuro possono darci un quadro completo delle vittime. “Possiamo accertare la loro identità, verificare la presenza di tumori, intossicazioni, malattie genetiche, infettive e nutrizionali”, sottolinea l’esperta.

“Si sono aperti campi di indagine impensabili solo fino a pochi anni fa”, che potranno aiutare a far luce su altre morti eccellenti anche non violente: lo studio del gruppo di Bartoli, per esempio, ha già escluso l’avvelenamento per l’umanista Angelo Poliziano, scomparso anche lui prematuramente nel 1494 e sepolto vicino a Pico della Mirandola. Ma la lista dei nomi sotto la lente della scienza è ancora lunga e va da Caravaggio a Michelangelo fino a Leonardo, di cui si stanno cercando tracce biologiche proprio in vista del 500esimo anniversario dalla morte.

(di Elisa Buson/ANSA)