Europa attacca gli Usa sul clima: “Noi siamo coerenti”

Perone camminano su un ponte con visibilità ridotta dalla contaminazione ambientale. Clima
Target zero emissioni al 2050.

BRUXELLES. – Zero emissioni al 2050, non solo di CO2, ma di tutti gas a effetto serra. E’ la “visione” verso la quale spinge l’Ue che, martellata dalle accuse di non fare abbastanza per il clima, risponde puntando il dito contro gli Usa e le politiche del presidente Donald Trump, il cui addio all’accordo di Parigi pesa come un macigno sulla sua attuazione.

“Noi siamo coerenti”, ha attaccato il commissario Ue Miguel Arias Canete, mentre dall’altra sponda dell’Atlantico Trump imperterrito è di nuovo tornato a sostenere che l’uomo non ha alcun “impatto” sul clima. Alla vigilia della Conferenza annuale dell’Onu sul clima, la Cop24 di Katowice in Polonia, Bruxelles cerca di porsi come leader globale della lotta ai cambiamenti climatici, anche se ambientalisti e Verdi ritengono che non faccia ancora abbastanza.

A loro avviso l’Ue dovrebbe tagliare di più le emissioni di gas serra, fino al 55% nel 2030, e arrivare già nel 2040 a zero emissioni. Più cauta l’industria europea, che invita a “valutare a fondo” le conseguenze della transizione energetica ed economica verso la decarbonizzazione. L’Ue “non è nella posizione degli Usa, dove se cambia il presidente, cambiano anche le politiche” per il clima, si è infervorato Canete, difendendo l’operato di Bruxelles.

“Le nostre politiche sono permanenti, coerenti e ambiziose”, ha aggiunto, e “siamo gli unici al mondo che hanno già fissato i target per il 2030, traducendoli in legislazione”. Per questo, ha aggiunto, “arriverò alla Conferenza sul clima di Katowice” a dicembre “molto orgoglioso di essere europeo” e con tutte le carte “in regola”.

Portare a zero le emissioni di gas serra nel 2050 richiederà però sforzi massicci e cambiamenti radicali, combinando insieme tutti gli strumenti disponibili: mobilità elettrica, fonti di energia rinnovabili, efficienza energetica nelle costruzioni, biocarburanti, idrogeno, economia circolare (cioè riciclo), sostenibilità dei settori agricolo e forestale.

Una rivoluzione da 200-300 miliardi d’investimenti l’anno, che però porterà un +2% di Pil entro il 2050, risparmi di 200 miliardi annui in sanità e il 40% in meno di morti premature da smog, oltre a un taglio del 70% dei costi delle importazioni energetiche, per 2-3mila miliardi di euro.

Trump, però, continua a chiamarsi fuori. “Non credo ai cambiamenti climatici provocati dall’uomo e non credo all’opinione diffusa tra gli scienziati”, ha detto: “guardiamo alla nostra aria e alla nostra acqua, sono ora a un livello record di pulizia”. E nello scetticismo climatico scivola anche il Brasile, che ha ritirato la sua candidatura a ospitare la Conferenza sul clima Cop25 del 2019. Il nuovo presidente Jair Bolsonaro, che entrerà in carica il 1/o gennaio, ha idee simili a quelle del collega Usa.

Di fronte a questo scenario, anche il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres ha rilanciato l’allarme: “una mancata azione” per limitare l’aumento della temperatura di 1,5 gradi dai livelli pre-industriali (l’obiettivo più ambizioso dell’Accordo di Parigi), “significa più disastri, emergenze e inquinamento, che potrebbero costare all’economia globale fino a 2.100 miliardi di dollari entro il 2050”. E se non verrà invertita la rotta, ha concluso, “al momento siamo diretti verso un mondo di cataclismi”.

(di Lucia Sali/ANSA)