Mafia foggiana, trenta arresti. Estorsioni anche nel calcio

Ammanettato e arrestato dai Carabinieri. Mafia
Mafia a Palermo, fermato un altro boss

BARI. – Giuramenti stretti con il sangue, agguati in pieno giorno davanti ai bambini, estorsioni a tappeto alle attività economiche, dalle discoteche alle corse dei cavalli, alla società del Foggia Calcio. E’ la quarta mafia, la “Società” foggiana, i cui vertici sempre in guerra tra loro per regolare la gestione degli affari ma poi uniti dall’interesse comune di fare profitti, sono stati arrestati all’alba da Polizia e Carabinieri in quella che è stata battezzata la “Decima azione”.

Decima in ordine di tempo nei confronti di questo gruppo criminale, ma anche nel senso di ‘decimazione’, perché in 30 sono finiti in manette nella maxi-operazione della Dda di Bari che ha messo insieme gli atti giudiziari di undici diversi procedimenti penali. Dagli inquirenti, primo fra tutti il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho, l’appello a denunciare. Solo due degli imprenditori vittime delle estorsioni, infatti, hanno parlato. Lo stesso gip denuncia lo “stato di omertà assoluta”, mentre “serve una rivoluzione culturale, perché non c’è crescita se non c’è libertà dal condizionamento mafioso”.

Gli esponenti della criminalità organizzata foggiana, appartenenti alle due “batterie” Sinesi-Francavilla e Moretti-Pellegrino-Lanza, non si fermavano davanti a niente: quattro bambini avrebbero assistito alla morte o al ferimento dei loro cari, uno di loro è stato ferito nell’agguato al nonno.

La capacità di infiltrarsi con la violenza e le armi in tutti i settori dell’economia foggiana è arrivata al punto di imporre l’ingaggio di giocatori al Foggia Calcio, quando militava in Lega Pro, tra i quali il figlio del defunto boss Rodolfo Bruno: tutto ciò a fronte dell’atteggiamento “pavido” – scrive il gip – dell’allora direttore sportivo Giuseppe Di Bari e del mister Roberto de Zerbi, ora allenatore del Sassuolo.

I due, “lungi da denunciare, come dovrebbe fare ogni vittima di estorsione, hanno preferito in maniera pavida accettare supinamente le richieste formulate, abiurando anche a quei valori di lealtà e correttezza sportiva che dovrebbe ispirare la loro condotta”. Per non avere intralci nelle loro attività illecite, gli esponenti della “Società” avrebbero anche progettato di uccidere un poliziotto, un “bastardo” da “sparare in testa”.

E poi ci sono le minacce alle vittime di estorsione: “prepara 50 mila euro e altri 4 mila al mese sennò ti devo uccidere”, solo per citare una delle centinaia di migliaia di intercettazioni. Soldi, beni e assunzioni venivano imposti, in modo “parassitario e tentacolare”, ad agenzie di pompe funebri (50 euro a funerale, grazie anche alle segnalazioni dei decessi da parte di dipendenti comunali), ai fantini delle corse dei cavalli per truccare le scommesse, a grandi gruppi imprenditoriali come il “Don Uva” delle residenze sanitarie per anziani e disabili.

(di Isabella Maselli/ANSA)