Manovra, Conte prepara la sua proposta. Tria: “Decidano i partiti”

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte (s) e il ministro dell'Economia e delle Finanze, Giovanni Tria, a Palazzo Chigi. Manovra
Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte (s) e il ministro dell'Economia e delle Finanze, Giovanni Tria, a Palazzo Chigi in na foto d'archivio. ANSA/CLAUDIO PERI

ROMA. – Ancora una settimana, per trovare la formula che convinca l’Europa. Il termine ultimo per provare a bloccare la procedura d’infrazione sulla manovra italiana è il 19 dicembre. Ma il premier Giuseppe Conte sta lavorando per fare prima. E portare una proposta di calo del deficit (ipotesi 2%) e rafforzamento degli investimenti già al Consiglio europeo del 13 e 14. Il 12 potrebbe fare la sua mossa e a Bruxelles il giorno dopo provare a coagulare il consenso dei leader europei.

Per incassare l’intesa che il Parlamento attende per accelerare i lavori sulla legge di bilancio, ad oggi assai lenti e lacunosi. A questo si affiancano “alcune modifiche”, con possibili ‘aggiunte’, che puntano – spiega Tria – ad “aumentare le previsioni da possibili dismissioni di asset” per far scendere il debito. Perché secondo fonti di governo all’Ue non basterebbe solo il calo del deficit. Tradotto: serve un restyling complessivo della manovra.

In commissione alla Camera, intanto, ci si prepara ad approvare una prima versione della manovra, nella certezza che il Senato farà in seconda lettura le modifiche più corpose. Il governo dovrebbe blindare il testo con la fiducia, sia a Montecitorio che al Senato, su un maxiemendamento che recepisca l’intero testo. Ma il testo ‘vero’ si vedrà probabilmente solo la settimana prima di Natale, una volta chiusa la trattativa con l’Ue.

Ecco perché in un Parlamento che si sente spettatore, si lavora al rallenty e l’opposizione chiede conto a Giovanni Tria. Il ministro dell’Economia, di ritorno dall’Ecofin e dopo aver fatto lunga anticamera fuori la commissione, precisa che si stanno studiando “varie soluzioni” ma che ora servono “decisioni politiche”. Tria spiega ai deputati di non essere “in grado” di rispondere in audizione alle domande: ci sono i contorni, ma le mosse del governo non sono ancora definite.

Perché, come sottolinea il commissario Pierre Moscovici, all’Ue non basta la nuova disponibilità di M5s e Lega ad abbassare il deficit ma serve un “impegno concreto e nel quadro delle regole”. Il che potrebbe voler dire anche il varo di una nuova versione del Documento programmatico di bilancio (Dpb) che dimostri l’impegno, nel prossimo triennio, ad abbassare deficit strutturale e debito.

Conte si mostra ottimista: definisce “operoso e virtuoso” il silenzio sulle mosse effettive del governo. L’obiettivo, assicurano premier e ministro dell’Economia, è “evitare la procedura d’infrazione”, convincere i mercati e abbassare lo spread (ora stabile a quota 289), “sperando di evitare una nuova recessione”. Ma senza tradire le “priorità” di M5s e Lega.

Allo studio c’è, spiega Tria, l’impatto di “quota 100” e reddito di cittadinanza, perciò i provvedimenti restano “indefiniti”. Due le soluzioni: rinviare le due misure a giugno, o ridurre la platea. Ma qui entra in gioco la decisione tutta “politica” che il ministro dell’Economia invoca. Perché senza il via libera dei due vicepremier. Le resistenze di Luigi Di Maio a ridimensionare il reddito sono note.

Ma anche Matteo Salvini, che sabato a Roma punta a radunare 100mila leghisti, tiene fino ad allora in stand by la decisione. Anzi, frena. E se da una parte apre al 2% di deficit definendolo “solo un numero”, contro l’Ue torna ad alzare i toni (“Con i problemi che ha sanziona l’Italia?”). E dichiara che non ci pensa per nulla a far partire “quota 100” a giugno: “Si applichi da febbraio a chiunque abbia i requisiti”.

Dal fondo per reddito e pensioni si pensa di ‘rosicchiare’ fino a quattro miliardi, che almeno in parte vadano ad abbassare il deficit. Si valutano poi altri interventi, come la cessione di immobili pubblici a Cassa depositi e prestiti per 1,8 miliardi. Ma il lavoro appare ancora lungo. M5s e Lega, per dire, non sono d’accordo su tanti aspetti. Non solo per quanti anni (due o cinque) tagliare le pensioni d’oro. Ma anche come assegnare il reddito di cittadinanza: “Per me il criterio dell’Isee calibrato sul nucleo familiare va rivisto”, dice Salvini.

Si litiga ancora anche su come introdurre le misure: la Lega vuol introdurre “quota 100” al Senato con un emendamento, ma M5s non si fida e frena, perché non può fare altrettanto con il reddito e chiede che le misure arrivino insieme, via decreto.

(di Serenella Mattera/ANSA)