Mosca avverte: “L’Europa può tornare ad essere un bersaglio”

Missili di difesa aerea russi S-300.
"Se gli Usa stracciano il trattato sui missili dovremo reagire". (EPA PHOTO EPA FILES/VLADIMIR MASHATIN)

MOSCA. – ‘Clima da guerra fredda’ è espressione spesso abusata ma negli ultimi giorni i toni stanno salendo eccome. Mosca è furente per come gli Stati Uniti stanno gestendo la crisi sul Trattato delle forze nucleari a medio-corto raggio (INF) e accusa apertamente Washington di cercare pretesti per motivare la scelta di stracciare l’accordo. “Ci accusano di presunte violazioni ma come al solito non presentano prove”, ha tuonato Vladimir Putin.

Quindi l’avvertimento: se gli Usa tireranno dritti, l’Europa si ritroverà di nuovo i missili nucleari russi puntati contro. Il monito non è una novità. Putin aveva messo avanti le mani nel corso della visita del presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte.

Da allora però le cose sono cambiate. Gli Usa (ieri) hanno dato alla Russia “60 giorni” di tempo per mettersi in regola prima di sotterrare per sempre l’INF e così (oggi) il capo dello Stato Maggiore russo, generale Valery Gerasimov, ha riunito gli attaché militari stranieri per far passare il concetto lungo i canali ufficiali (non più solo dichiarazioni, dunque).

“In quanto militari professionisti – ha detto – dovreste capire che non il territorio degli Stati Uniti, ma i Paesi che ospitano i sistemi statunitensi con missili a raggio corto e intermedio diventeranno gli obiettivi per le misure di rappresaglia della Russia”. Prima avvertenza.

A ruota la seconda. Mentre gli Stati Uniti “costruivano il loro scudo antimissilistico globale”, Mosca non è stata con le mani in mano e ha “rafforzato le sue forze nucleari strategiche di terra”, potenziate con il vettore a “planata ipersonica”, ormai entrato in produzione di serie. Traduzione: se Washington ha lo scudo, Mosca ha le frecce in grado di penetrarlo.

L’altro corno della questione è che se l’Europa torna nel mirino, pure l’America Latina può rientrare nell’equazione (come ai tempi della crisi missilistica di Cuba). Diversi esperti sostengono infatti che Mosca potrebbe piazzare i suoi missili in alcuni paesi compiacenti, come ad esempio il Venezuela di Nicolás Maduro. Che peraltro ha incontrato Putin al Cremlino, incassando il sostegno dello zar contro chi vuole “ribaltare la situazione attraverso il terrorismo”.

Ora, i rapporti russo-venezuelani sono meno idilliaci di quanto sembri perché è in corso un duro braccio di ferro sulla restituzione degli ingenti prestiti elargiti da Mosca. Ma, per l’appunto, tutto potenzialmente si tiene – nonostante il Cremlino abbia respinto in toto questa ipotesi. In tutto questo l’Europa non pare disposta a rompere le righe.

“Tutti gli alleati – ha ribadito il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg – sono d’accordo che la Russia sta violando il trattato INF e che gli Usa lo rispettano totalmente”. “Mosca – ha aggiunto – ha l’ultima possibilità di salvare il trattato ma dobbiamo anche iniziare a prepararci a un mondo che ne è privo”. E da come stanno le cose, certamente è più vera la seconda parte della dichiarazione.

(di Mattia Bernardo Bagnoli/ANSA)