Mons. Fisichella: “Il presepe va fatto, non strumentalizzato”

Il Presepe di sabbia in Piazza San Pietro. Papa
Il Presepe di sabbia in Piazza San Pietro. ANSA/ALESSANDRO DI MEO

CITTA’ DEL VATICANO. – Il presepe, anche nelle scuole, va fatto. Ma va anche messo al riparo da strumentalizzazioni politiche di cui non sono immuni i simboli religiosi, come anche il crocifisso. Nel dibattito sui presepi nelle scuole, oggetto anche di una interrogazione parlamentare al ministro dell’Istruzione Marco Bussetti, interviene il Vaticano tramite mons. Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova evangelizzazione, che ha inaugurato la mostra “Cento presepi”, che da quest’anno si trasferisce da Piazza del Popolo a una sala espositiva Oltretevere.

Fisichella invita a uscire dalle polemiche sui simboli religiosi ma la sua è una difesa appassionata della tradizione legata al presepe, “messaggio di pace, dialogo ed accoglienza”. “Il problema – spiega il capo-dicastero vaticano a proposito delle scuole – non è quello di invocare il rispetto per chi è di un’altra religione, porre il problema in questi termini è totalmente sbagliato perché c’è anche il rispetto nei confronti del credente. Il problema deve essere posto se la realtà del presepio è uno di quei segni che all’umanità possono portare un messaggio che invita a lavorare tutti perché il mondo possa essere migliore”.

“C’è sempre il rischio che i simboli religiosi siano strumentalizzati – osserva quindi di fronte a chi gli fa notare le ultime prese di posizione politiche nel nostro Paese -, lo vediamo in tutta la storia. Dobbiamo essere tutti capaci di sapere che c’è il rischio della strumentalizzazione ma c’è ugualmente tanta intelligenza da parte delle persone di superare la strumentalizzazione e di vedere la realtà positiva che il presepe rappresenta”.

“Il presepe – fa poi notare – è entrato in tutte le culture. Laddove le culture sono aperte ad accogliere un segno di bellezza, un segno di riflessione, là il presepe è sempre stato il benvenuto”.

Può dare fastidio a bambini di altre religioni? “Io sono convinto che anche da parte di tante persone che vivono nel nostro Paese da anni, il Natale o il presepe non sia un segno che viene rifiutato. Al contrario, è un segno che può permettere di dialogare perché il presepe è in tutto il mondo il mondo, non è soltanto in una terra. Creare una alternativa, creare una polemica non credo che sia una espressione di formazione e di dialogo al quale siamo chiamati”.

Fisichella interviene anche nella discussione innescata dalle parole di un vescovo secondo cui è inutile fare il presepe se poi non siamo accoglienti con i migranti. “Non è una questione alternativa – spiega -. Non è che se si fa il presepe ci si deve dimenticare di chi è nel bisogno e che se si guarda a chi è nel bisogno allora il presepe assume un significato. Sono elementi che provocano uno ad andare verso l’altro. Andare verso il povero per il cristiano è sempre il segno della presenza di Gesù nel povero e quindi guardando anche Gesù che si è fatto bambino si deve essere capaci di guardare alle esigenze e ai bisogni che sono intorno a noi. Il momento dell’indifferenza o del rimanere con le braccia conserte non ci appartiene, quel bambino Gesù è un bambino che ha sempre le braccia spalancate”.

(di Nina Fabrizio/ANSA)