Australia sfida i big dell’hitech, vuole messaggi criptati

Un uomo camminando di fronte all'entrate di un negozio Huawei. hitech
Gli Usa agli alleati: "Non usate Huawei, non è sicura". FOTO EPA/OLE SPATA

ROMA. – Il caso Huawei, e ancor prima quello Facebook-Cambridge Analytica, stanno facendo emergere sempre di più a livello mondiale quanto siano cruciali i dati e le informazioni che passano sulle reti. Sono sinonimo di sicurezza e privacy e stanno occupando il dibattito politico ed economico di diversi paesi nel mondo. L’ultima sfida ai big dell’hitech arriva dall’Australia che già ha fatto fuori Huawei dalla partita del 5G.

Il parlamento ha approvato una legge che consente a polizia e servizi segreti l’accesso alle chat criptate, quindi segrete, di servizi popolari come WhatsApp. Mentre un colosso come Microsoft chiede più regole per la tecnologia di riconoscimento facciale. “E’ molto importante dare a polizia e servizi segreti la possibilità di entrare nelle comunicazioni crittografate”, ha spiegato il primo ministro australiano Scott Morrison.

Il partito laburista, all’opposizione, ha sostenuto la nuova norma sulla cybersicurezza mentre le associazioni in difesa della privacy e i big della tecnologia si sono opposti ritenendo la crittografia una tecnologia che aiuta a tenere al riparo dati e conversazioni degli utenti da intrusioni esterne. Nel 2016 ha tenuto banco il braccio di ferro tra Apple e l’Fbi, proprio per l’accesso alle conversazioni criptate sull’iPhone del killer di San Bernardino. Accesso che Cupertino ha strenuamente negato tanto che il governo Usa per sbloccare il dispositivo si è rivolto ad una società israeliana.

“Qualsiasi processo che indebolisca i modelli matematici che proteggono i dati degli utenti, indebolisce le protezioni per tutti” sostiene Apple aggiungendo che “negli ultimi cinque anni ha elaborato oltre 26mila richieste di informazioni da parte delle forze dell’ordine australiane per aiutare a indagare, prevenire e risolvere crimini”.

A mettere carne al fuoco nel dibattito su privacy e sicurezza, ci pensa anche un colosso tecnologico come Microsoft. L’azienda di Redmond fa appello al governo per più regole sul riconoscimento facciale, sottolineando che sta adottando una serie di principi etici per l’implementazione di questa tecnologia che entro pochi anni potrebbe sfuggire di mano.

“Dobbiamo assicurarci che l’anno 2024 non sembri una pagina del romanzo ‘1984’”, ha detto il presidente di Microsoft, Brad Smith evocando scenari da Grande Fratello.

(di Titti Santamato/ANSA)