Mattarella: “Non ci sono scarti, ma cittadini di identico rango”

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla riunione mondiale della Comunità di Giovanni XXIII fondata da Don Oreste Benzi, 7 dicembre 2018
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla riunione mondiale della Comunità di Giovanni XXIII fondata da Don Oreste Benzi, 7 dicembre 2018. (Foto di Paolo Giandotti - Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)

RIMINI.- Nel giorno in cui il Censis, nel suo 52/o rapporto dipinge un’Italia incattivita e delusa per la mancata ripresa economica, impaurita e in preda a un sovranismo psichico, a porre un argine alla deriva – invitando a non avere timore a “manifestare buoni sentimenti” al posto di un “cinismo triste e gretto” – è il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, sicuro che “nella società non ci possono essere scarti ma solo cittadini di identico rango e di uguale importanza sociale”. E che “una diversa visione metterebbe in discussione i fondamenti stessi della nostra Repubblica”.

Le parole del Capo dello Stato arrivano – nitide – da Rimini, in occasione delle celebrazioni per i 50 anni della Comunità Papa Giovanni XXIII fondata nel 1968, in riva all’Adriatico, da don Oreste Benzi. Il ‘parroco dalla tonaca lisa’ i cui semi di speranza hanno dato vita a una ‘pianta’, cresciuta a dismisura in Italia e all’estero.

Davanti a una platea che gli ha dedicato un lunghissimo applauso e tante manifestazioni di affetto, l’inquilino del Quirinale – dopo avere visitato una casa-famiglia e la casa parrocchiale della ‘Grotta Rossa’ dove visse don Benzi e ascoltato diverse testimonianze – ha esortato a “non avere timore o addirittura vergogna di nutrire e manifestare buoni sentimenti, perché questi ci aiutano a migliorarci mentre il cinismo è triste e gretto e si inchina al cosiddetto realismo ritenendolo immutabile”.

Pensieri – che fanno da contraltare alla fotografia scattata dal Censis – accolti dal popolo della Papa Giovanni con sonora approvazione. “La solitudine – ha proseguito Mattarella – può sembrare a qualcuno un rifugio all’interno del quale difendere una propria condizione di presunto benessere ma sempre di più la solitudine fa crescere la paura, logora i legami civili, riduce la voglia di partecipazione, produce sfiducia”.

Cosa che l’Italia e i suoi cittadini, in questo passaggio della Storia, proprio non si possono permettere. D’altronde, è il monito presidenziale, “riusciremo a rendere” il mondo migliore “se terremo unita la nostra comunità, se renderemo onore alla parola uguaglianza scritta nella nostra Costituzione, se allargheremo quest’asse di libertà, se metteremo al bando, in concreto, giorno per giorno, definitivamente, la violenza fisica e quella verbale, l’odio, l’intolleranza, le discriminazioni”. Anche perché, ha sottolineato, “le diversità rendono la nostra vita più aperta, completa e felice”.

Nel salutare gli uomini e le donne della Papa Giovanni come “diffusori di speranza”, il presidente della Repubblica, ha ascoltato le testimonianze di un ragazzo disabile accolto in casa famiglia, di una giovane impegnata all’estero nel corpo di pace della Comunità, di un detenuto che espia la pena con misura alternativa al carcere e una ragazza liberata dalla schiavitù della prostituzione.

“E’ un impegno inderogabile combattere senza tregua la tratta degli esseri umani e la riduzione in schiavitù – ha chiarito Mattarella -: nessuno – può voltare la testa dall’altra parte, nessuno può mettere a tacere la propria coscienza di fronte a questo mercato infame, meno che mai può farlo lo Stato”.

(Dell’inviato Gianluca Angelini/ANSA)