I pescatori diventano cacciatori di reti fantasma

Una tartaruga imprigionata da una rete di plastica.
Una tartaruga imprigionata da una rete di plastica.

ROMA. – Pescatori ‘sentinelle del mare’ per ripulire le acque non solo dalle plastiche, ma anche dalle attrezzature smarrite perché distrutte o incagliate sui fondali. Reti da posta, nasse, ami e tramagli ‘fantasma’ ma anche galleggianti, boe, gavitelli e lenze sono un vero pericolo per gli stock ittici; in alcuni casi, infatti, continuano a catturare i pesci, mettendo a rischio anche le attività di immersione subacquea e le imbarcazione stesse.

Un problema che si è aggravato con i progressi della tecnologia che hanno portato all’uso di materiali sintetici più galleggianti e più duraturi. Lo sa bene Fedagripesca impegnata da tempo nella battaglia contro la ‘pesca fantasma’.

In occasione della Giornata mondiale degli Oceani dell’8 giugno, l’associazione traccia una sorta di mappa delle varie iniziative realizzate in Italia che vede i pescatori protagonisti nella salvaguardia di flora e fauna marina. “I nostri pescatori hanno sempre più un ruolo strategico in questa battaglia”, spiega il vicepresidente di Fedagripesca, Paolo Tiozzo, “le reti infatti sono le prime a catturare i rifiuti che soffocano i mari, dai quali vengono danneggiate rimanendo incagliate sui fondali”.

In un’iniziativa che ha coinvolto per alcuni mesi Calabria, Campania, Puglia e Sicilia sono state raccolte oltre due tonnellate di attrezzi da pesca dispersi. I pescatori sono pronti ora in un nuovo progetto in Puglia e Sicilia che toccherà oltre 26 mila ettari tra mare e lagune. Grazie a risorse nazionali nell’ambito del fondo comunitario Feamp, fa sapere Fedagripesca, si punterà alla protezione e al ripristino della biodiversità e degli ecosistemi marini per quanto riguarda le attività di pesca sostenibili.

Si andrà dalla raccolta e rimozione dei rifiuti dal mare in aree marine protette e in siti Natura 2000, all’introduzione di sistema di pesca a minor impatto sulle risorse, come la sperimentazione degli ami circolari salva-tartarughe, al monitoraggio dell’eventuale presenza di specie alloctone invasive che possono mettere a rischio flora e fauna mediterranea.

L’obiettivo è anche quello di definire un protocollo per lo smaltimento dei rifiuti una volta sbarcati a terra. Iniziative come queste, rileva Fedagripesca, stanno cambiando la percezione dei pescatori per tre italiani su quattro. Secondo un’indagine dell’associazione, infatti, quello del pescatore nell’immaginario collettivo non è più solo un mestiere antico e faticoso, ma sempre più una professione strategica per garantire la qualità dell’alimentazione e una pesca sostenibile.

(di Sabina Licci/ANSA)