Garbati: “Il mio passato è in Italia, il mio futuro è in Spagna”

MADRID – “C’è chi mi contatta, chi mi scrive che in Italia è senza lavoro e mi chiede di dargli una mano a trovare qualcosa in Spagna. Mi rattrista perché non posso dire loro di venire tranquillamente, che sono in grado di trovare una sistemazione. Al contrario, cerco di essere sempre molto realista. Rispondo che per venire devono avere innanzitutto una base economica. La nostra Associazione garantisce il massimo sostegno affinché si muovano opportunamente, li consiglierà sugli aspetti legali, cercherà di aiutare con i contatti che ha. Ma mai e poi mai, perché sarebbe un grave errore, può dire a nessuno: ‘vieni tranquillo che ti troviamo un lavoro’. Non siamo un’agenzia di collocamento. Svolgiamo, nei limiti della nostra possibilità, un’azione di supporto”.  Chiaro e soprattutto onesto. Gianni Garbati è il presidente del Circolo Sardo di Madrid (Ichnusa), associazione creata nel 2004. Fu idea di pochi amici sardi che desideravano mantenere i rapporti con la propria regione. L’adesione all’iniziativa fu immediata. E oggi è una delle associazioni regionali italiane più attive in Spagna.

– Quando fondammo il nostro Circolo, nel 2004 – commenta alla Voce -, c’era già un’associazione di piemontesi. Sapevamo che si riunivano una volta all’anno per celebrare una loro festa. Abbiamo conosciuto alcuni di loro. Poi non ne abbiamo più sentito parlare. Posso affermare, lo dico con soddisfazione, che forse la nostra è stata la prima associazione creata con tutti i crismi.

– Perché un’associazione regionale?

Sorride.  La sua risposta non è immediata.

– L’esigenza… come dire… come tutte le cose, nacque un po’ per gioco… ridendo e scherzando – spiega -. Qualcuno avrà detto, perché non facciamo un’associazione dei sardi? Nel 2004 non c’era ancora il flusso migratorio che abbiamo oggi, però sì… tra di noi avevamo valutato che ci potessero essere un centinaio di sardi… Quell’anno fondammo il circolo e, poco dopo, ci fu proposto di far parte del Comites, che si stava costituendo; ce lo chiese Almerino Furlan, che ne era il presidente. Entrammo Pietro Mariani, attuale presidente del Comites, e me.

La nostra comunità in Spagna, a differenza di quanto accade magari in quelle dell’America Latina, è assai dispersa. I circoli italo-spagnoli sono pochi, molto pochi in rapporto con il volume della nostra emigrazione. Forse, in parte, ciò è dovuto alla vicinanza con la Madrepatria. D’altronde la mobilità non rappresenta una difficoltà. Recarsi in Italia quando ci invade la nostalgia è molto semplice. Si sale in macchina o si prende il treno. Se poi si viaggia in aereo, nel giro di poche ore si è di nuovo tra parenti e amici. Per questo chiediamo a Garbati quali sono state le prime difficoltà incontrate nel fondare l’associazione.

– Difficoltà… – riflette – Tieni presente che forse le comunità italiane più importanti sono quelle residenti a Barcellona e a Malaga. Diciamo che le località rivierasche sono quelle in cui gli italiani preferiscono andare a vivere, a cercare lavoro. Madrid, fino a pochi anni fa, non era una meta molto ambita. Questa, almeno, è l’impressione che ho sempre avuto.

A suo giudizio “il sardo, l’italiano in genere che sceglie Barcellona è quello che sta di passaggio”. In altre parole, è quello che “viene in Spagna per farsi un’esperienza”. D’altronde a Barcellona c’è il mare, è una bella città e ci si diverte.

– Invece – prosegue -, curiosamente se decidi di venire a Madrid devi passare per una sorta di filtro mentale. E’ una città al centro della Spagna che non ha mare. Insomma, se non è per ragioni di lavoro, cosa vieni a fare? Con gli anni – ammette -, Madrid si è trasformata fino ad essere sempre più richiesta anche dagli italiani. Direi che oggi c’è un certo equilibrio tra Barcellona e Madrid. Non possiamo dimenticare, poi, le isole Canarie, Malaga, Valencia. Difficoltà? Ma no! Non ne abbiamo avute. Oggi abbiamo un centinaio di amici. Sono tutti nella nostra “mailing list”.

Aggiunge, sottolineandolo, che l’Associazione che presiede, da subito chiese alla regione Sardegna di far parte delle Associazioni Sarde nel Mondo. Nel 2009, il Circolo Sardo di Madrid fu riconosciuto ufficialmente dalla Regione e divenne parte della Consulta. Questo l’ha aiutato anche nell’aspetto finanziario. Infatti, ammette Garbati, “dal 2009 abbiamo una sovvenzione assegnataci dalla Regione sarda”. E’ quella che permette al Circolo di organizzare eventi e manifestazioni di carattere sociale e culturale.

– Ad esempio – illustra -, il Patronato Inca di Barcellona viene una volta al mese nella capitale per assistere i nostri Connazionali. La comunità italiana a Madrid è molto grande e spesso i nostri concittadini contattavano l’Inca di Barcellona. Abbiamo deciso allora di mettere a disposizione del Patronato il nostro ufficio.

– Le vostre relazioni con il resto dell’associazionismo?

– Lavoriamo moltissimo a contatto con l’Associazione pugliese – ci dice -, e con quella degli emiliani, nata da poco. In collaborazione con la scuola italiana di Madrid abbiamo sempre organizzato una o due attività; sono attività che poi estendiamo al pubblico serale.

 

Gli italiani di Madrid

La nostra comunità a Madrid cresce e si allarga a macchia d’olio. Qualora ci fosse qualche dubbio è sufficiente sbirciare le statistiche ufficiali spagnole. Sono tanti i giovani che cercano in Spagna quel benessere che l’Italia non può offrire. Che cosa fa l’Associazione dei Sardi per coinvolgerli nelle sue attività? Lo chiediamo a Garbati che immediatamente pronuncia la parola magica: “passaparola”.

– Sono tanti i ragazzi che continuano a venire – commenta -. Lo vediamo a Madrid.  I ristoranti italiani sono tanti e continuano a nascerne di nuovi come funghi. Forse è parte della cultura italiana questo gusto per la cucina. Un ristoratore italiano – prosegue – cerca un collaboratore italiano. Se anche il cameriere è italiano, ho la garanzia che quel che mangio è effettivamente italiano. Anni fa gli italiani si sono svegliati e improvvisamente hanno scoperto che si poteva vivere bene anche in Spagna. Prima c’era la peseta, una moneta che non attirava. L’effetto euro ha livellato la situazione. Oggi l’italiano ragiona: “perché andare in Germania, dove fa freddo, non c’è il sole e la lingua è ostica, quando posso andare in Spagna?” Se ho nostalgia, prendo l’aereo e torno in Italia. In quanto alle compagnie aeree ho solo il problema della scelta.

– Si è pensato di creare una lobby politica? Di partecipare attivamente alla vita politica del Paese, magari sostenendo un candidato di origine italiana?

– Credo che questo toccherà alle nuove generazioni – afferma -. Difficilmente si arriva a un’integrazione al 100 per cento. Vivo in Spagna, quindi seguo con interesse l’attività politica spagnola. Come tantissimi italiani voto per i candidati spagnoli e ne sono orgoglioso. L’opportunità di poter esprimere il mio voto per gli spagnoli mi fa sentire più integrato. Seguo la vita politica italiana con altrettanto interesse. Arrivare però al punto di proporsi nella vita la creazione di una lobby… non lo so… Penso che o sei già un attivista politico, condividi le idee del Paese dove vai a vivere, oppure dovrà esserlo tuo figlio. Chi va via dall’Italia lo fa per cercarsi un lavoro, non lo fa per svolgere attivismo politico. In Spagna c’è il circolo del Partito Democratico, ci sono alcuni rappresentanti dei 5 Stelle ma non vedo, almeno non mi risulta, che ci siano altri partiti politici. E comunque la politica è vissuta più da spettatore.

 

Amore a prima vista

C’è sempre una ragione, c’è sempre un perché. Gianni Garbati è ormai in Spagna da anni. E si è integrato a tal punto in questo Paese da scartare a priori ogni possibilità di ritorno in Italia.

– Perché la Spagna e non un altro Paese?

Schietto, per nulla timido – o forse lo è ma lo nasconde col suo modo di fare aperto e affabile – indugia. Chissà, rovistare nei ricordi non sempre è facile. A volte, provocano nostalgia e malinconia.

– Sono scenografo – racconta -. Ho sempre avuto il desiderio di recarmi in un altro Paese, di conoscere un’altra lingua, un’altra cultura. Mi ero stancato di ascoltare sempre le stesse notizie dell’Italia. Capisco che in tutti i paesi del mondo le notizie siano così.  E’ ovvio. Comunque, volevo assolutamente viaggiare, conoscere un’altra cultura e fare mia un’altra lingua. Ricordo che approfittai dei primi voli charter, allora non esistevano ancora le compagnie low-cost. Trascorsi due fine settimana: uno a Barcellona e uno a Madrid. La Spagna era vicina all’Italia, ed io non volevo staccarmi completamente. Pensai: “Comunque con due ore sono in Italia”. M’innamorai di Madrid. Mi piacque questa bella signora molto grande, tranquilla ed anche tanto divertente. Vent’anni fa c’era ancora una movida “madrileña”. I bar non chiudevano mai, o quasi mai. Lavoravano il fine settimana, i lunedì, i martedì… sempre. Insomma, ci fu questa attrazione fatale. E così dissi: resto. Chiusi le porte con l’Italia, cambiai completamente la mia vita e diedi alle cose dei valori differenti. Ad esempio, prima pensavo che i soldi dovessero essere usati, bruciati; adesso ho un rapporto diverso con il denaro. Lo uso con parsimonia.  Acquisto solo quel che ritengo utile. Ciò vuol dire anche guadagnare tempo per te stesso. Come diceva il presidente uruguayano Mujica: “Dare la giusta valutazione al tempo”. E’ una filosofia che molti di noi dovremmo adottare.

Commenta che, in un primo momento, è stato una specie di dr. Jekyll e mister Hyde. In Italia continuava ad essere scenografo e costumista ma in Spagna si è divertito a reinventarsi.

– Volevo essere una persona qualsiasi – ammette -. In Italia il concetto dello spettacolo ti porta comunque a volere il nome in cartellone, a doverti tutelare. In Spagna volevo essere un “don nadie”. Questo mi ha portato a divertirmi, a fare tanti lavori. Certo, ho realizzato anche qualche cosa nell’ambito dello spettacolo, ma in maniera molto limitata.

– Pensi ad un tuo ritorno in Italia?

– No – la risposta è categorica. Garbati, sull’argomento, non ha dubbi.

– Vado in Italia in quanto rappresentante dei circoli sardi in Spagna – spiega -. Viaggio in Europa in occasione di incontri che vengono organizzati da altri circoli. In Italia, mi reco a Cagliari o a Roma ogni tanto. Ma tornare definitivamente? No! L’Italia fa parte del mio passato e del mio presente ma non del mio futuro.

Mauro Bafile