Unità di informazione finanziaria: “Rischio riciclaggio contante. Faro su criptovalute”

Unità di informazione finanziaria, unua dea bendata con due bitcoin sulla bilancia.
Unità di informazione finanziaria, faro sulle criptovalute.

ROMA. – Il sistema economico italiano “è sano” ma ci sono “delle zone d’ombra che vanno rischiarate” e le misure varate, la collaborazione con banche, Poste e altri soggetti che maneggiano denaro, le stanno illuminando mentre ora si accenderà un faro sull’uso e abuso dei contanti, anomalia tutta italiana. Alla relazione annuale della Uif, l’unità di informazione finanziaria istituita presso la Banca d’Italia ma autonoma, il direttore Claudio Clemente si dice soddisfatto “dei risultati conseguiti” con un aumento delle segnalazioni del 4,5% a 98mila che indicano una maggiore consapevolezza e impegno di tutti più che una mera crescita del fenomeno.

Se infatti la gran parte (72%) arrivano da Banche e Poste, tuttavia i servizi di gioco online hanno raddoppiato le loro segnalazioni. E ora sarà il turno degli operatori di valute virtuali, inclusi di recente nel sistema di prevenzione. E le novità come Libra, la moneta digitale di Facebook (già nel mirino delle banche centrali di mezzo mondo), porranno dei problemi di giurisdizione: “chiunque opera in Italia deve essere sottoposto a controlli antiriciclaggio”, anche se la sua sede è in un altro paese estero, scandisce.

Ma non solo il fintech e l’uso sempre maggiore del digitale pone sfide. Anche i classici contanti, il cui uso resiste in Italia in maniera maggiore rispetto ad altri paesi, rappresentano un rischio. E anche per questo da settembre partiranno le comunicazioni che la Uif, grazie ai poteri attribuitegli dalla riforma del 2017, potrà richiedere a banche, Poste e istituti di pagamento su prelievi e versamenti. In questo modo si potrà sapere il nome di chi ritira o versa banconote per oltre 10mila euro in un mese.

Non sarà una segnalazione automatica di operazione sospetta ma certo accenderà un faro da parte delle autorità. I contanti infatti, come mostra uno studio della stessa Uif, sono usati maggiormente al Sud per una questione di arretratezza finanziaria e tecnologica ma gli usi anomali sono concentrati al Centro Nord, laddove guarda caso l’economia muove risorse maggiori.

Le segnalazioni e i controlli Uif, in un mondo sempre più digitale e interconnesso, sono così spesso un elemento imprescindibile nelle inchieste della magistratura sulla criminalità, la corruzione e la lotta al finanziamento del terrorismo. Clemente cita, senza nominarli, vari casi di complesse indagini derivanti proprio dall’analisi dei dati e nota come la collaborazione con l’autorità giudiziaria sia sempre più stretta.

Da rilevare come le segnalazioni per sospetto finanziamento al terrorismo abbiamo superato, nonostante la ritirata dell’Isis, la soglia delle mille unità. E ci sono comunque delle criticità ancora da sciogliere. Ad esempio la collaborazione con la Pubblica Amministrazione nonostante casi virtuosi e che possono fare da guida per gli altri enti come la Regione Lombardia e il Comune di Milano.

Clemente lamenta come la collaborazione aveva iniziati a dare segnali positivi ma la riforma legislativa del 2017 “è intervenuta radicalmente escludendole dal novero dei destinatari degli obblighi antiriciclaggio, per assoggettarle limitatamente ad alcune attività, a doveri di comunicazione verso la Uif”. Per questo sarebbe necessaria “una presa di coscienza da parte di altre amministrazioni” anche perché non è solo un problema di corruzione.

Un fiume di denaro di origine incerta o un’impresa che si affaccia con grandi risorse dubbie può destabilizzare l’economia di un territorio rendendo ad esempio non competitive le aziende locali. Un tema che dovrebbe stare a cuore agli amministratori locali.

(di Andrea D’Ortenzio/ANSA)