Migranti: cinquecento ancora in mare. Salvini: “Vadano in Libia”

Richard Gere a bordo della Open Arms.
Richard Gere a bordo della Open Arms. TWITTER/OPEN ARMS

ROMA. – Lasciare per giorni dei minori in mare “in prossimità della frontiera con lo Stato italiano equivale, di fatto, ad un respingimento”. Vietato dalle convenzioni internazionali, firmate anche dall’Italia. Con 500 migranti, di cui quasi 150 minori, bloccati nel Mediterraneo a causa dei niet di Matteo Salvini e dell’indifferenza del resto dell’Europa, potrebbero essere ancora una volta dei giudici a sbloccare una situazione già al limite e che rischia di peggiorare nelle prossime ore, anche a causa del maltempo tra la Sicilia e la Libia dove sono attese onde di due metri e mezzo.

Il Tribunale dei minori di Palermo ha risposto al ricorso presentato da Open Arms il 7 agosto con il quale i legali della Ong spagnola chiedevano di tutelare i diritti dei 32 minori a bordo, 28 dei quali non accompagnati. E lo ha fatto, dice la Ong, chiedendo “chiarimenti” ai ministri che hanno firmato il divieto di ingresso, oltre a Salvini, Trenta e Toninelli: “si chiede di conoscere quali provvedimenti le autorità intendano adottare in osservanza della normativa internazionale e italiana”.

I giudici ricordano che “le convenzioni internazionali impongono il divieto di respingimento alla frontiera o di espulsione dei minori stranieri non accompagnati” riconoscendo loro, di contro, “il diritto ad essere accolti in strutture idonee”. Ed è “evidente – sottolinea il Tribunale – che questi diritti vengono elusi” dalla permanenza a bordo, in condizioni “di disagio fisico e psichico”.

Parole che non smuovono Matteo Salvini. Che, anzi, rilancia. Niente porti, né per la Open Arms né per la Ocean Viking, che ha formalmente chiesto all’Italia e a Malta un approdo sicuro. “Navighino verso la Spagna” dice rivolgendosi alla Ong spagnola, mentre per la nave di Sos Mediterranee e Msf – che ha a bordo 356 persone di cui 103 minori, solo 11 dei quali accompagnati – il ministro fa sapere che la Guardia Costiera libica ha indicato Tripoli come porto sicuro.

Una provocazione che le Ong rispediscono al mittente: “non riporteremo le persone in Libia in nessuna circostanza. Per il diritto internazionale né Tripoli né alcun altro porto in Libia sono porti sicuri e riportare le persone lì sarebbe una grave violazione”. Posizione ribadita dall’Unhcr: “i violenti combattimenti in Libia e le segnalazioni di violazioni dei diritti umani fanno sì che quel Paese non possa essere considerato un porto sicuro”.

Si rivolge invece al premier Conte il segretario del Pd Nicola Zingaretti: “faccia sbarcare i migranti ostaggio del ministro dimissionario Salvini. Esistono priorità che hanno precedenza su tutto, va rimessa al centro la persona umana e trovata una soluzione”.

La fine dell’ennesimo braccio di ferro sulla pelle degli ultimi non è ancora scritta. Quello che è invece chiarissimo è la foto scattata dalle forze armate maltesi che racconta la sofferenza immane di chi si imbarca dalla Libia per tentare di raggiungere l’Europa. Ci sono due uomini rannicchiati sul fondo di un gommone lungo non più di due metri e fermo in mezzo al mare; nell’imbarcazione non c’è traccia di acqua né cibo. Uno dei due si muove a stento, è in uno stadio gravissimo di disidratazione e con profonde ustioni provocate dal sole. L’altro è immobile. E’ morto di stenti.

(di Matteo Guidelli/ANSA)