Stampata in 3D la prima bistecca “spaziale” di bovino

Un frammento di tessuto muscolare ottenuto nello spazio con la stampa 3D
Un frammento di tessuto muscolare ottenuto nello spazio con la stampa 3D (fonte: 3D Printing Solutions)

ROMA. – Si arricchisce la ‘dispensa’ degli astronauti della Stazione spaziale internazionale: è stata infatti prodotta in assenza di gravità la prima bistecca ‘spaziale’ di carne di bovino. Stampata in 3D, non richiede macellazione, promette di rendere più vario il menù dei colleghi di Luca Parmitano, soprattutto di coloro che saranno impegnati nei lunghi viaggi verso Marte, e potrebbe permettere di avere anche sulla Terra carne a impatto zero per l’ambiente.

L’esperimento, condotto da un’azienda israeliana in collaborazione con una russa e due americane, si è basato su pochi ingredienti: cellule bovine aggregate in strutture tridimensionali chiamate sferoidi, a loro volta sono combinati con fattori di crescita e sostanze compatibili con i tessuti biologici, i cosiddetti ‘bio-inchiostri’ finora utilizzati nelle stampanti 3D per ottenere organi in miniatura.

Tutti questi elementi sono stati poi combinati durante la stampa 3D per mezzo di forze magnetiche, fino a produrre un frammento di tessuto. Nello spazio la stampa 3D funziona in modo diverso rispetto a quanto accade sulla Terra. Grazie all’assenza di peso, la stampa avviene infatti in tempi più rapidi.

Il materiale biologico che costituisce la bistecca inoltre non viene depositato a strati, come avviene sulla Terra quando si stampano mini-organi o frammenti di tessuti, come la cartilagine. Poiché nello spazio le cellule non sono spinte verso il basso, si depositano naturalmente su tutti i lati, formando una struttura tondeggiante, come avviene quando si fa una palla si neve. Inoltre la stampa strato su strato richiede una struttura di supporto, non necessaria nello spazio.

L’azienda israeliana ha scelto di produrre carne in orbita senza macellazione per evitare i costi ambientali attualmente legati alla produzione di carne, soprattutto quelli relativi alle grandi quantità di acqua ed energia impiegate nell’allevamento. Lo spazio è stato il banco di prova della tecnica,a sottolineare il fatto che in orbita non sono certamente disponibili i 10.000 o i 15.000 litri d’acqua utilizzati per produrre un chilo di carne bovina sulla Terra.

L’idea dell’azienda è continuare a lavorare su questo esperimento per arrivare in pochi anni ad avere bistecche di bovino stampate in 3D in bio-fattorie sulla Terra.

(di Adele Lapertosa/ANSA)