Il MoMA compie 90 anni, torna alle origini radicali

Il logo del museo MoMA.
Il logo del museo MoMA. (ANSA)

NEW YORK. – Al giro di boa del novantesimo compleanno, il MoMA torna alle origini riscoprendo l’anima radicale dell’epoca della fondazione. 7 novembre 1929: immaginato dalle fondatrici come un luogo dove l’arte moderna doveva “andare e venire”, il museo sulla 53esima strada è uscito come un “work in progress” dalla sua ultima (e quinta ristrutturazione) completata appena in tempo per l’anniversario.

Dal 1929 il MoMA ha continuamente ridefinito l’idea di museo di arte moderna nella cultura contemporanea occidentale. All’inizio (e fino al 1952) non aveva una collezione permanente: il primo direttore, Alfred Barr, lo immaginava come “un siluro che avanza nel tempo: la punta e’ il presente in continua evoluzione, la coda il passato che arretra di 50, 100 anni”.

L’idea di Barr era di vendere opere vecchie di oltre 50 anni ad altri musei come il Metropolitan e il Whitney, per comprare creazioni di artisti viventi. Il primo direttore considerava gli spazi a sua disposizione come un laboratorio per l’esplorazione delle varie forme della produzione artistica.

Da allora il MoMA ha continuato a allargarsi sia in metratura che in focus abbracciando installazioni, concettualismo, performance e video-art. Da ultimo, la rivoluzione culturale del nuovo look da 450 milioni di dollari che utilizza il progetto dello studio Diller, Scofidio +Renfro per trascendere il canone dell’arte occidentale intrecciandone la narrazione con “altre voci e prospettive”: non più un universo, ma un “pluriverso” in cui c’è spazio per donne, asiatici, latino-americani, afro-americani, accanto a beniamini del pubblico come “Les Demoiselles d’Avignon” di Pablo Picasso e la “Notte Stellata” di Vincent van Gogh.

Tutto cominciò il 7 novembre di 90 anni fa quando Abby Aldrich Rockefeller e le amiche Lillie P. Bliss e Mary Quinn Sullivan affittarono uno spazio al dodicesimo piano dell’Heckscher Building su Fifth Avenue e 57esima strada, quello dove oggi si trova Bulgari. “Le Ladies”, come erano soprannominate allora, aprirono il nuovo museo al pubblico nove giorni dopo il crollo di Wall Street con una mostra sanzionata da loro di capolavori dei maestri del Modernismo.

Passarono 10 anni prima che il MoMA si insediasse dove si trova oggi, in un appezzamento di proprietà della famiglia Rockefeller, con un progetto realizzato dagli architetti Philip L. Goodwin ed Edward Durell Stone e oltre 20 prima del primo nucleo della collezione permanente. Nel 1964 Philip Johnson disegnò l’Abby Aldrich Rockefeller Sculpture Garden.

Prima dell’ultimo rinnovo, aveva messo le mani agli spazi il giapponese Yoshio Taniguchi, con un ampliamento pari a 58mila metri quadri. Nelle ultime trasformazioni l’unica costante è rimasta Glenn Lowry: 65 anni e al timone dal 1995, l’anno scorso è stato prorogato per altri 7 anni. Lowry resterà in carica fino al 2025: un’estensione temporale tanto lunga da renderlo il direttore per più tempo al servizio dell’istituto.

(Alessandra Baldini/ANSA)