Xenia, vino ‘accogliente’ fatto da migranti e disabili

Una panoramica dell'Agricoltura Capodarco.
Una panoramica dell'azienda agricola Agricoltura Capodarco.

ROMA. – Xenia, in greco antico “ospitalità”, accoglienza dello straniero. E’ il nome dato al vino realizzato da ‘Agricoltura Capodarco’ con l’aiuto di migranti e disabili che per mesi hanno lavorato gomito a gomito nelle sedi di Grottaferrata e nel Parco della Mistica.

La bevanda, già messa in commercio, è stata presentata in occasione dei 40 anni della cooperativa sociale, come prodotto simbolo contro “il clima di odio che sempre più si respira in Italia”. La denominazione del vino, rosso rubino, è stata scelta durante un pranzo comunitario all’interno dell’azienda agricola con il presidente Salvatore Stingo.

“Hanno partecipato tutti alla decisione ed è stato un momento di forte condivisione, una sorta di votazione in cui siamo stati tutti concordi – racconta Ilaria Signoriello della cooperativa -. Abbiamo scelto un nome forte che ben rappresentava i valori storici di Capodarco che oggi più che mai vanno riaffermati: integrazione e accoglienza. Xenia è infatti il prodotto dell’integrazione lavorativa di migranti e disabili, guidati da un equipe di esperti”.

Sull’etichetta della bottiglia, elaborata in collaborazione con l’Istituto Europeo di Design di Roma – è raffigurato l’incontro di due mani di colore diverso che si stringono. Quando, lo scorso mese una delegazione sud-coreana è andata a visitare l’azienda di Grottaferrata e ha visto le fasi dell’imbottigliamento, “inizialmente è rimasta perplessa vedendo gli addetti all’operazione.

Ma poi hanno parlato i risultati”, spiega ancora Signoriello. La prima ‘uscita’ pubblica del vino è stata all’Enoteca regionale di Via Frattina dove a far gli onori di casa c’erano, tra gli altri, il presidente di Arsial Antonio Rosati (che ha patrocinato l’iniziativa) e la consigliera Marta Bonafoni.

“Lo dedichiamo a tutti coloro che hanno la forza e il coraggio di accogliere, di aprirsi al diverso, allo straniero, alle persone fragili – dicono i produttori -. Questo è il vino di chi non si arrende alle ingiustizie e alle disuguaglianze, Questo è il vino deisognatori che credono nell’impegno comune per restituire felicità alle nostre comunità”.

E il progetto ha fatto breccia anche nel cuore di Pietro Bartolo, ‘il medico di Lampedusa’ ora in Europa, che ha mandato ai suoi promotori questo videomessaggio: “Progetti come il vostro rappresentano una speranza per costruire una società più giusta e inclusiva in cui nessuno deve essere lasciato indietro. Il vostro servizio ci ricorda che siamo una comunità stando al fianco di chi ha bisogno di una mano. Mi auguro che possiate festeggiare ancora molti compleanni”.