Mes: maggioranza divisa, attesa per Conte-Salvini in aula

Il Primo Ministro Giuseppe Conte e il Ministro dell'Interno Matteo Salvini, durante ia dichiarazione della crisi di Governo al Senato
Nella foto d'archivio il Primo Ministro Giuseppe Conte e il Ministro dell'Interno Matteo Salvini, durante ia dichiarazione della crisi di Governo al Senato. ANSA/ETTORE FERRARI

ROMA. – Tutti si aspettano un bis della seduta del 20 agosto: un nuovo redde rationem tra Giuseppe Conte e Matteo Salvini, quando il premier domani in Senato riferirà sul Mes. Conte al mattino parlerà in Aula alla Camera in difesa della riforma del Meccanismo di stabilità europeo (Mes), ma poi al Senato intende smentire le parole “calunniose” pronunciate nei suoi confronti da parte di Salvini, che avrà il vantaggio di poter parlare per secondo, come il 20 agosto.

La teatralità dello scontro sarà tuttavia politicamente meno significativa rispetto alla spaccatura sulla riforma del Mes dentro la maggioranza, che il vertice serale di Palazzo Chigi dovrà affrontare. Oltre alle comunicazioni alle Camere, infatti, incombe l’Eurogruppo di mercoledì prossimo, dove il ministro Gualtieri dovrà portare la posizione italiana, e si avvicina anche il voto delle risoluzioni del parlamento – il 10 dicembre – in vista del Vertice europeo.

Un voto su cui se la maggioranza non si ricompatta il governo potrebbe cadere, ipotesi per qualcuno ormai nel novero delle possibilità, visti i primi dubbi in casa Dem sull’opportunità di proseguire l’alleanza con M5s. In giornata nessuna dichiarazione agguerrita è giunta da M5s, dopo che sabato Luigi Di Maio aveva chiesto “profonde modifiche” alla riforma del Mes.

L’ex segretario del Pd, Maurizio Martina, ha rivolto un appello al capo politico di M5s: “mi auguro che Di Maio non voglia dare altra benzina a Salvini per appiccare fuochi pericolosi per l’Italia. Salvini è un esperto di questa logica folle, Di Maio eviti di dargli una mano perché è in gioco la forza del nostro paese non il destino di una persona”.

Attivissimi, invece, sul fronte delle dichiarazioni Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Il primo ha rinunciato a degli impegni in Belgio, ospite del partito sovranista fiammingo Vlaams Belang, per poter essere alle 15,30 in Senato ad ascoltare Conte, per poi eventualmente intervenire.

“Sono curioso di sentire – ha detto il leader della Lega – se il presidente del Consiglio ha capito quello che faceva e ha tradito. Oppure molto semplicemente non ha capito quello che stava facendo, perché tutto è possibile. Martedì poi andrò a Bruxelles. Non voglio che l’Italia sia rappresentata da qualcuno che cede nella battaglia ancora prima di cominciarla”.

Salvini e Meloni sfidano Di Maio e M5s ad essere conseguenti nelle loro critiche al Mes e a far saltare il governo: “Conto sul fatto – afferma il primo – che i Cinque Stelle non cambino idea, visto che su questo l’hanno sempre pensata come noi. Mi auguro che per salvare qualche poltrona non ci sia qualcuno che cambia idea”.

“Credo che dovrebbe cadere il governo sul Mes – fa eco la presidente di Fdi – Nel senso che se Di Maio ha un briciolo di dignità questo è il momento in cui lo deve dimostrare”.

Ma dubbi sul far cadere il governo serpeggiano anche nel Pd e in Iv. Se ne è fatto portavoce Pierluigi Castagnetti, uno dei padri nobili dei Dem, senza incarichi ufficiali ma molto vicino a Franceschini: “È oggettivamente sempre più difficile continuare a governare in questo modo, con i 5S che rimettono in discussione ogni cosa ogni giorno, pensando solo a un molto ipotetico vantaggio elettorale e disinteressandosi dell’interesse e della credibilità del paese. Caliamo il sipario?”.

E Stefano Ceccanti rincara la dose: “Di Maio non crede nel Governo di cui è parte e quindi tenta di sabotarlo dall’interno” e quando il Mes è stato firmato a Bruxelles il 13 giugno dal precedente governo, lui non ha sollevato dubbi perché “quel governo gli piaceva di più”.

Il braccio di ferro ha tuttavia una via di uscita, ed è quella indicata mercoledì scorso da Gualtieri in Commissione Finanze del Senato, confermata poi dal viceministro Antonio Misiani e da Irene Tinagli, il “package approach”, cioè il voto su tutto il pacchetto di tre elementi, come per altro anche l’Eurovertice del 21 giugno scorso prevedeva. Nel ‘pacchetto’ saranno tre i temi di un’intesa complessiva: il Mes, il primo bilancio dell’Eurozona e l’Unione bancaria.

(di Giovanni Innamorati/ANSA)