L’Europa nella corsa alla Luna con l’Ariane 6

Un satellite intorno alla Luna.
Un satellite intorno alla Luna. (fonte: Pixabay)

ROMA. – L’Europa è pronta a partecipare alla corsa alla Luna, contribuendo al trasporto nell’orbita lunare dei componenti della futura stazione spaziale Gateway. Potrà farlo grazie alla nuova versione del più grande dei lanciatori dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa), l’Ariane 6, il cui primo volo è previsto a metà 2020.

“C’è la volontà, a livello di industria, di rendere l’Europa più ambiziosa”, ha detto all’ANSA Morena Bernardini, direttrice della strategia di ArianeGroup, l’azienda franco-tedesca specializzata nella costruzione dei lanciatori con 9.000 addetti e 3,5 miliardi di fatturato, che riunisce 600 aziende di 13 Paesi europei nel programma Ariane. .

L’accesso autonomo allo spazio è stato uno dei temi che ha riscosso la massima attenzione dalla Conferenza Ministeriale dell’Esa dello scorso 27 novembre, nella quale l’Italia, con la Francia e la Germania, ha confermato il suo ruolo chiave a questo proposito.

“L’Europa ci ha offerto di sviluppare il nuovo lanciatore che potesse darle un accesso autonomo allo spazio”, ha proseguito Bernardini riferendosi all’Ariane 6. “In meno di quattro anni, un periodo che segna un record per l’industria europea, abbiamo completato lo sviluppo del lanciatore ed è stato un successo che ha confermato le scelte tecniche in materia di costi, tecnologie e utilizzo”.

Basti pensare, ha aggiunto, che “il costo di produzione è inferiore del 40% a quello dell’Ariane 5”. Attualmente sono in corso i test di qualifica dell’Ariane 6, che dovranno dare luce verde al primo volo. La produzione in serie dei primi 14 lanciatori Ariane 6, che voleranno tra il 2021 e il 2023, è iniziata.

Il nuovo lanciatore europeo è il risultato di un grande lavoro di squadra, che accanto all’Italia coinvolge Germania, Spagna, Belgio e Francia e che utilizza le tecnologie più avanzate, a partire dalla stampa 3D. La tecnologia additiva alla base del motore P120 di Vega realizzato in Italia da Avio, alla base dei motori Ariane, è nello stesso tempo un esempio di innovazione e collaborazione, al punto da rappresentare il 10% della collaborazione con l’Ariane 6.

“Un ruolo – ha osservato – di cui l’Italia dovrebbe essere fiera”. I programmi per il futuro sono intensi, con una media che va da 9 a 12 lanci l’anno a partire dal 2023 e si pensa già all’evoluzione del lanciatore con tre programmi di sviluppo: il motore a ossigeno-metano Prometeus, capace di una spinta da 100 tonnellate a un costo 10 volte inferiore, lo stadio superiore Icarus, leggerissimo e nero perché fatto di carbonio, e Themis, il dimostratore di un vettore con il primo stadio riutilizzabile.

(di Enrica Battifoglia/ANSA)