Caso Gregoretti: scontro su rinvio del voto, la Lega chiama la piazza

Il segretario della Lega Matteo Salvini, durante una trasmissione di Porta a porta.
Il segretario della Lega Matteo Salvini, durante una trasmissione di Porta a porta. ANSA/FABIO FRUSTACI

ROMA. – Prima ancora della sostanza, del caso Gregoretti scompigliano i tempi. La giunta delle immunità del Senato deve decidere se dare il via libera al processo contro Matteo Salvini, ma la maggioranza spinge per un rinvio del voto a dopo le Regionali. Secondo le opposizioni, Pd e M5S non vogliono dare al leader della Lega il destro per presentarsi in campagna elettorale come una vittima.

L’ex ministro dell’ Interno ha già iniziato ad evocare la piazza. “Stiamo pensando a una mobilitazione nazionale – ha detto – Che io rischi un processo per sequestro di persona per avere difeso i confini, la sicurezza e l’onore del Paese è indegno di un Paese civile”.

I voti in Emilia Romagna e in Calabria incrociano quindi la richiesta del tribunale dei ministri di Catania di processare il già ministro: l’accusa fa riferimento alla vicenda dei 135 immigrati che per alcuni giorni non vennero fatti sbarcare dalla nave della guardia costiera che li aveva soccorsi, il 25 luglio 2019 al largo di Lampedusa.

Contro il leader della Lega “non ci vuole alcuna persecuzione – ha detto il segretario del Pd Nicola Zingaretti – però non ci vuole neanche alcuna impunità. Non siamo noi che usiamo la giustizia per fare politica, è lui che utilizza dei toni che non sono degni di un Paese civile”.

Il riferimento era alle parole scritte pochi minuti prima da Salvini su Facebook: “Vergogna, profonda vergogna per i parlamentari abusivi di Pd e 5S che vogliono processarmi, vogliono mandarmi in galera, ma hanno paura e vergogna quindi rimandano. Perché dopo il voto in Emilia? Perché hanno paura di perdere la faccia. Se siete uomini e non conigli o chiacchieroni, subito. Sono qua, venite a prendermi, non ho paura”.

La questione tempi ha assunto sapori burocratici. Il voto in giunta su Salvini è previsto per il 20 gennaio. Ma, in vista delle Regionali del 26, “per esigenze elettorali” i capigruppo hanno deciso di interrompere i lavori dell’Aula del Senato e delle commissioni per una settimana: in pratica, dal 20 al 26. La maggioranza non disdegnerebbe un’interpretazione estensiva dello stop, per fare in modo che la sospensione riguard

i anche la giunta delle immunità, così da rimandare di fatto la decisione sul processo a Salvini. La Lega, però, non ci sta: “Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire o peggio ancora di chi non vuole leggere – ha detto il vicepresidente del Senato, il leghista Roberto Calderoli – Il voto sul caso Gregoretti potrà arrivare come previsto il 20 gennaio”.

Il presidente della giunta, Maurizio Gasparri (Fi), ha assicurato: “Tutto sarà stabilito nel rispetto delle regole del Senato”. E ha rinviato “le valutazioni” sulla richiesta di rinvio “alle riunioni dei prossimi giorni”.

(di Giampaolo Grassi/ANSA)