Comunità ebraiche accolgono profughi islamici della Siria

Ragazzi ricevono rifugiati arrivati in Italia attraverso i corridoi umanitari con un striscione di Benvenuti.
Ragazzi ricevono rifugiati arrivati in Italia attraverso i corridoi umanitari con un striscione di Benvenuti.

ROMA. – Si amplia il ventaglio delle confessioni religiose coinvolte nel progetto dei “corridoi umanitari”, promosso dal 2016 da Comunità di Sant’Egidio, Federazione delle Chiese evangeliche in Italia (Fcei) e Tavola Valdese. E per la prima volta, a Milano, una famiglia musulmana giunta dalla Siria, proveniente da Aleppo e arrivata a Fiumicino con un volo Alitalia – sette persone tra cui i genitori, quattro bambini e un parente -, è stata accolta con l’apporto dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (Ucei) e della Comunità Ebraica di Milano, i cui membri collaboreranno con Sant’Egidio per l’inserimento nel capoluogo lombardo.

“Si amplia così l’alleanza tra comunità di credenti che hanno realizzato il progetto”, rileva Sant’Egidio, che conta fino ad ora in oltre 2.400 i profughi accolti con i corridoi umanitari in Italia, siriani in fuga dal conflitto – questo venerdì ne atterreranno a Fiumicino altri 86 – e dal Corno d’Africa; il progetto si è esteso anche a Francia, Belgio e Andorra.

A Milano la famiglia sarà ospitata in un appartamento nella zona sud della città. “L’accoglienza diffusa rappresenta un elemento decisivo di un progetto, totalmente autofinanziato, che sta favorendo l’inserimento dei profughi arrivati nel tessuto civile e sociale del Paese, nel circuito scolastico per i minori e in quello lavorativo per gli adulti”, osserva Sant’Egidio.

“Sono molti – spiega Giorgio Mortara, vice presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane – i passaggi della Torah in cui si fa riferimento all’obbligo di aiutare il prossimo, il forestiero. ‘Se il tuo fratello impoverirà… lo dovrai sostenere: che sia straniero o residente, una volta che viva con te’ (Lev. 25,35). È evidente dalle ultime parole che il termine ‘fratello’ iniziale deve avere un’accezione universale. Il malessere di chi arriva da fuori è un punto sensibile per gli ebrei, sollecitati come siamo dalla nostra stessa esperienza storica”.

Su tali basi è nato l’impegno Ucei a sostegno delle comunità che attuano progetti a favore dei migranti o rifugiati. “L’iniziativa è pensata quale ideale prosecuzione del lavoro svolto già da anni sul territorio dalle comunità ebraiche di Firenze, Torino e Milano – aggiunge Mortara -. L’obiettivo finale è quello di creare una rete di sussidiarietà e aiuto per migliorare le condizioni di queste persone in grande difficoltà e contribuire alla loro integrazione”.

La Comunità Ebraica di Milano, dice il presidente Milo Hasbani, “è sempre pronta a mettersi in gioco quando si tratta di aiutare attivamente il prossimo”. Coinvolte quindi varie associazioni ebraiche, il Bene Berith, l’Ame, il volontariato Federica Sharon Biazzi Onlus e i movimenti giovanili della Comunità Ebraica Hashomer Hatzair e Benè Akiva, con la speranza che “questo esempio possa essere seguito anche da altri”.

Per Giorgio Del Zanna della Comunità di Sant’Egidio “occorre unire le forze per rispondere a una duplice crisi epocale, la guerra in Siria e l’incapacità delle nazioni europee di dare risposte adeguate all’immigrazione”. “In un clima segnato dalla logica dei muri e dell’antisemitismo crescente – conclude – una risposta efficace è l’amicizia solidale di comunità di credenti che si uniscono per costruire ponti: è in questo spirito che ebrei e cristiani accolgono questa famiglia musulmana”.

(di Fausto Gasparroni/ANSA)