Trump vuole riaprire l’America: “In 15 giorni decido”

Il presidente Donadl Trump (D) ed il ministro di Giustizia degli Stati Uniti William Barr (S) durante una conferenza stampa nel Rose Graden della Casa Bianca.
Il presidente Donadl Trump (D) ed il ministro di Giustizia degli Stati Uniti William Barr (S) durante una conferenza stampa nel Rose Graden della Casa Bianca. (ANSA/EPA)

NEW YORK. – “Se fosse per i medici il mondo intero sarebbe chiuso”, invece Donald Trump vuole ‘riaprire l’America’. E riaprirla in tempi brevi: in 15 giorni potrebbe decidere un allentamento delle regole, anche quelle sul distanziamento sociale così da spianare la strada alla riapertura delle imprese. L’obiettivo è evitare che “la cura sia peggio della malattia”, dice il presidente americano riferendosi all’economia contagiata dal coronavirus.

Trump illustra la sua posizione dal palco della Briefing Room della Casa Bianca, dal quale spicca l’assenza di Anthony Fauci, la massima autorità negli Usa in fatto di malattie infettive.

Sui social in molti si chiedono dove sia finito il “virologo in chief” e molti collegano l’assenza alla sua intervista critica, quella durante la quale ha ammesso che in alcune occasioni avrebbe strappato il microfono a Trump per non sentirlo parlare del coronavirus. Il presidente Usa minimizza: “Non è presente perché non parliamo delle cose di cui è esperto”.  Poi chi lo incalza su cosa Fauci pensasse della riapertura dell’America, Trump dice: “Capisce il costo enorme per il nostro paese”.

Invece di Fauci accanto al presidente Usa c’è invece il ministro della giustizia William Barr, per spiegare gli sforzi del suo Dipartimento contro il caro-prezzi sulle forniture mediche.

Il Trump quindi prosegue nello spiegare come i costi economici della chiusura degli Stati Uniti sono enormi, da qui la sua fretta per riaprirli. “Più si sta fuori, più difficile è la ripresa”, dice. Ma anche a fronte di un’apertura in tempi record un piano di stimoli da 2.000 miliardi di dollari è necessario.

“Dobbiamo aiutare aziende come Boeing, e poi serve dare una spinta all’economia. Comunque quando ripartirà volerà”, aggiunge il presidente Usa che si è intrattenuto telefónicamente con il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus.

“É stata una telefonata produttiva. L’ho apprezzato per l’ottimo lavoro che sta facendo per combattere il coronavirus, sfruttando la ricerca medica, coinvolgendo il settore privato sulle forniture mediche essenziali, il potenziamento dei test, l’educazione del pubblico”, twitta il direttore generale che con Trump in passato ha avuto dei dissapori.

La voglia di riaprire l’America del presidente si scontra con i numeri di casi in forte aumento negli Stati Uniti. I positivi sono oltre 42.000 e i morti 520, in quello che è il primo giorno in cui i decessi superano le 100 unità. La maggior parte dei casi è nella città di New York, dove si concentra il 60% dei contagi di coronavirus dello stato di New York e il 35% di quelli negli Usa.